Il sindaco Zattini deve decidersi, soprattutto scegliere. Non può affatto pretendere di essere l’ago della bilancia e, contemporaneamente, a seconda della propria convenienza, mettere un peso su uno dei due piatti, solo perché a suo favore torni la benevolenza dimostrata verso una parte. Questa è solo paraculaggine, in tal caso politica, ovvero, lo spiega bene il vocabolario Treccani, l’abilità di chi, furbo, scaltro e opportunista, riesce sempre a risolverla a proprio vantaggio, magari con tanta furbizia diplomatica o piaggeria per ingraziarsi gli altri.
Il sindaco Zattini è palesemente a capo di un’Amministrazione dichiaratamente di centrodestra, pure inclusiva del moderatismo di partiti e posizioni centristi, riconosciutisi, a loro tempo, in una coalizione elettorale di centrodestra, quindi, come primo cittadino eletto, deve risultare coerente con questa identità culturale e politica, non certo sfregiarla con una condotta altalenante, ispirata a criteri amministrativi più personalistici che comuni e condivisi. Il sindaco Zattini deve uscire fuori dal ruolo equivoco del Giano bifronte di vecchia scuola democristiana che contemporaneamente illude, disillude, ti piglia per i fondelli e, infine, ti fotte, alleato o no che tu gli sia.
Il sindaco Zattini deve smettere di fare il piacione con tutti, non escludendo di flirtare con la sinistra e con indefiniti, soprattutto indefinibili e sospetti gruppi del potere locale. Deve operare come amministratore del centrodestra, dunque espressione di sintesi politica del centrodestra su valori comuni e condivisi. Uno di questi valori è la memoria di Sergio Ramelli (sopra in foto), lo studente diciottenne milanese, militante del Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, morto a Milano il 29 aprile ’75 dopo 47 giorni di agonia e coma, a seguito della vile aggressione del 13 marzo precedente con ripetuti colpi alla testa di pesanti chiavi inglesi, ad opera di criminali di Avanguardia Operaia, formazione dell’estrema sinistra.
La colpa, se tale definibile, di Sergio Ramelli? Un tema scolastico nel quale aveva condannato l’organizzazione terroristica delle Brigate Rosse, quale esecutrice dell’omicidio dei due militanti missini Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola, avvenuto a Padova il 17 giugno 1974, e nel quale aveva biasimato il mancato cordoglio delle istituzioni per quelle due vittime. Un delitto efferato che sconvolse l’opinione pubblica italiana e la cui memoria ancora vive come rifiuto di ogni violenza armata, espressione di assurdo odio ideologico.
L’intitolazione di un luogo pubblico a Sergio Ramelli, cosa già avvenuta in 57 località italiane da nord a sud, è cosa giusta e, soprattutto, onorevole, adesso proposta a Forlì dal consigliere comunale Paolo Farneti, rappresentante di Fratelli d’Italia, partito della maggioranza politica di centrodestra sulla quale poggia lo scranno di sindaco di Gian Luca Zattini. Altrettanto legittima, opportuna, al riguardo, la posizione di Francesco Minutillo e Vinicio Pala, entrambi esponenti forlivesi di rilievo di Futuro Nazionale, a reclamare che la memoria di Sergio Ramelli sia onorata nella nostra città quale esempio condiviso contro la violenza alle persone, alle loro idee, ancora di più al bene comune della democrazia.
Ora, il sindaco Zattini deve mettere da parte ogni esitazione, finirla di traccheggiare e prendere per il naso: sull’intitolazione a Sergio Ramelli deve interpretare appieno la sua maggioranza di centrodestra e accogliere, di conseguenza, l’iniziativa del consigliere Paolo Farneti (FdI), corrispondendo anche alle attese ineludibili di Francesco Minutillo e Vinicio Pala (FN).
Franco D’Emilio