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A Predappio la fuffa della “piazza della democrazia”

Di Franco D'Emilio Leggilo in 3 minuti
Aggiornato: 1 novembre 2026
A Predappio la fuffa della “piazza della democrazia”

Se tutti e quattro avessero una bella voce intonata, almeno potrebbero salvarsi dall’esortazione di lasciar perdere la politica e darsi all’ippica, dedicandosi, così, positivamente alla canzone, magari nella formazione del quartetto ideale, pure per parità di genere, ovvero due uomini e due donne. C’è davvero da augurarsi che Monica Fucchi, Nicoletta Valbonetti, Gianni Flamigni e Edoardo Rossi, componenti di Predappio Futura, quartetto grigio e inutile, perché inconcludente, dell’opposizione di sinistra in Consiglio Comunale a Predappio, abbiano un futuro canterino, perlomeno in turnè a rallegrare “Tagliatelle Antifasciste” e aggiornate Feste della Disunità.

Dopo la magra figura con l’incontro, da loro promosso pochi giorni fa a Predappio, con il presidente di Romagna Acque e il consigliere regionale Daniele Valbonesi, entrami piddini, per buggerare tutti della bontà del progetto di prelevare acqua anche dal Rabbi per assicurare il “pieno” al business della Diga di Ridracoli, adesso lo stesso quartetto, sempre con l’esito spiacevole di farla fuor dal vaso, dice la sua sulla destinazione d’uso finale della restauranda ex Casa del Fascio predappiese. Contro il progetto di un museo d’arte i quattro “originaloni” della sinistra predappiese propongono “una piazza della democrazia, aperta ai cittadini, con servizi pubblici, offerta culturale e occasioni di partecipazione”.

Dalle meningi dei quattro illuminati di Predappio Futura nulla di più di un progetto vago e confuso, inconsistente nella sua banale definizione demagogica, recuperata dalle cianfrusaglie, ormai in soffitta, della sinistra che fu. Che dire, abbiamo a che fare con quattro inediti cavalieri dell’apocalisse che rischiano solo di recar danno a Predappio, anteponendo il fumo di vuote parole alla concretezza di dare a Predappio un museo dell’arte del ‘900 che costituisca stabile attrattiva turistico-culturale e spunto di continue attività collegate.

L’evidenza che ad un concreto progetto culturale, museale si replichi con la baggianata della “piazza della democrazia” richiama alla mente la brioche della celebre frase “Se non hanno pane, mangino brioche”, erroneamente attribuita alla regina di Francia Maria Antonietta, sollecitata dalla fame dei rivoltosi: dunque, i predappiesi mangino la brioche dell’astratta  piazza della democrazia al posto del pane certo da un’iniziativa museale di buone prospettive, utile anche a contenere e ridimensionare l’attuale “turismo nostalgico”?

No, non ci siamo affatto con la “piazza della democrazia” dei quattro originaloni di Predappio Futura, fra l’altro persino con la faccia tosta di dire di “essere tomati a parlare del futuro della ex Casa del Fascio” dopo, in realtà, un prolungato, significativo silenzio letargico al riguardo. Forse, davvero meglio per loro dedicarsi al canto, magari con il brano “Papaveri e Papere”, perché a Predappio i papaveri rossi tornino a fiorire soltanto nel grano rigoglioso dei buoni progetti  e le papere restino quelle di quattro amici al bar, per dirla alla Paoli, che giocano alla “piazza della democrazia” sul monopoli della fuffa politica.

Franco D’Emilio

L'autore

Franco D'Emilio
Franco D'Emilio

Origini toscane, ma forlivese d’adozione dal 1986, per 38 anni funzionario scientifico del Ministero della cultura nel settore degli archivi, biblioteche e dei beni artistici, storici. Curatore di numerose mostre storico-documentarie d’iniziativa pubblica e/o privata. Autore di pubblicazioni prevalentemente sulla storia italiana contemporanea. Collaboratore di testate giornalistiche ed agenzie di stampa, locali o nazionali.

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