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Altra diga o altre soluzioni? Sete d’acqua o sete di business sull’acqua?

Di Franco D'Emilio Leggilo in 5 minuti
Aggiornato: 24 luglio 2026
Altra diga o altre soluzioni? Sete d’acqua o sete di business sull’acqua?

Pochi giorni fa, sempre su questa testata, tre interventi molto importanti perché focalizzati sulla gestione delle risorse idriche del territorio nel frangente, sempre più attuale e incombente, checché dicano i negazionisti, del cambiamento climatico e dei suoi effetti siccitosi. Cresce la sete di tutta la Romagna, dall’Appennino al mare, eppure nessuna soluzione pare andare oltre la solita raccolta di acque, fluenti e captate, a riempimento di invasi artificiali con lo sbarramento di una diga, non esclusa una nuova.

Dunque, tre interventi salienti tra il 14 e il 20 luglio scorsi: prima, l’architetto ed ex parlamentare Sauro Turroni, oggi consigliere federale nazionale di Europa Verde-Verdi, con il suo “Il futuro non è aumentare i prelievi”, fortemente critico dell’odierna gestione delle risorse idriche in Romagna; poi, il 16 luglio, Gian Luca Zattini, sindaco di Forlì,  con le parole ad hoc, tanto conclusivamente giustificatrici del suo “Ridracoli non basta più” ovvero l’appello per la realizzazione di una nuova grande diga in Romagna; infine, Europa Verde, sempre per bocca di Sauro Turroni, contro il Partito Democratico e il suo consigliere regionale Daniele Valbonesi per il progetto di nuove derivazioni d’acqua attraverso “la strada a grandi interventi idraulici” all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

In quest’ultimo caso, si aggraverebbe il regime idrico dei fiumi Rabbi e Bidente e, cosa peggiore, si realizzerebbe il tutto con la previa modifica della legge quadro sulle aree protette, quali sono, appunto, le Foreste Casentinesi. Che dire: il sanguigno verde Turroni contro il “tomo tomo, cacchio cacchio” sindaco Zattini, aspirante castoro, costruttore di dighe! Certamente, al di là di bonarie battute, il problema delle risorse idriche s’impone urgentemente in tutta la Romagna, ma non si risolve affatto con la soluzione unica e scontata di una nuova diga, quasi non esistessero opportune alternative.

La disponibilità di acqua è fondamentale, vitale, ma non può assicurarsi a scapito dell’ambiente e della biodiversità. Accanto ai grandi invasi, già esistenti, potrebbero affiancarsene altri “a dighe mobili”, anche fungibili da vasche di laminazione contro gli ormai frequenti episodi alluvionali. Perché no, lungo la riviera romagnola, ampiamente dissetata dalla Diga di Ridracoli, potrebbero efficacemente aggiungersi impianti di desalinizzazione, detti anche dissalatori, che nella nuova tecnologia sono capaci di produrre acqua potabile al costo tra 1,50 e 3 euro al metro cubo: tra i paesi mediterranei, ad esempio, la sola Spagna conta ben 700 dissalatori, tra grandi e medi, contro i 340 italiani, perlopiù di ridotte capacità, collocati nelle piccole isole e in taluni siti industriali.

Con i loro interventi Turroni e Zattini sollevano una problematica grave e ineludibile, proponendo ciascuno soluzioni diverse, delle quali più che la ragione o il torto merita considerare l’efficacia e la fattibilità nel rispetto dell’ambiente. La cosa mi ha interessato e nella mia ignoranza di uomo della strada, avendone la possibilità, ho interpellato chi, al riguardo, più edotto di me. Un docente fiorentino del corso di laurea in scienze forestali e ambientali mi ha sottolineato quanto la realizzazione della Diga di Ridracoli con il convogliamento nel suo invaso di acqua da più fonti, rilevabili in zona, abbia, comunque, mutato sensibilmente l’ambiente naturale, prossimo alle sedi di captazione, in particolar modo a scapito del sottobosco e del verde di sponda.

Un ingegnere idraulico, vera eccellenza nel campo, mi ha evidenziato il continuo interramento degli invasi, compreso quello di Ridracoli, quindi della loro riduzione di capacità, a causa della contenuta rimozione dal fondo dell’accumulo di limo e sabbia. Tale pulizia costa e grava pesantemente sui gestori, Romagna Acque inclusa: solitamente i gestori, pure a rischio di qualche sanzione, preferiscono liberarsi della maggior quantità possibile dei fanghi durante le piene e i periodici rilasci, a quel punto con la conseguenza inevitabile di un marcato inquinamento fluviale. A proposito, entro quando il recupero dal suo interramento, progetto ampiamento annunciato con un finanziamento di circa 1 milione di euro, del Lago di Quarto, invaso tra Sarsina e Bagno di Romagna?

Dunque, le necessità di acqua sul territorio devono soddisfarsi con inderogabili principi: innanzitutto, la parallela consapevolezza, individuale e collettiva, quanto l’acqua sia un prezioso bene sociale, elargito dalla natura quanto più quest’ultima è rispettata dall’uomo; poi, la coerenza e la trasparenza gestionale del bene stesso dell’acqua e su questo obiettivamente concordo con Sauro Turroni. Quanta misura e coerenza pianificatrice nell’insensatezza di espandere il servizio di Ridracoli dai 17 Comuni iniziali serviti agli attuali 50? Perché tacere sul fatto che su parti del territorio Romagna Acque spacci per acqua di Ridracoli anche quella ancora estratta dai pozzi o proveniente dal Canale Emiliano Romagnolo?

La Diga di Ridracoli è stata ed è un’utilità pubblica, rivelatasi e tuttora grande business e strumento di potere di Romagna Acque. Pur nella distanza politica che ci separa, credo che l’analisi e la proposta di Turroni esprimano saggezza di politica ambientale e di efficienza di servizio. Invece, il sindaco Zattini si fa fotografare in gita a Ridracoli, persuasivo che, sic et simpliciter, quel paesaggio alle sue spalle possa analogamente ripetersi altrove con un’altra diga: per lui importante è che l’acqua scorra, tanta e senza troppe pippe mentali.

Franco D’Emilio  

L'autore

Franco D'Emilio
Franco D'Emilio

Origini toscane, ma forlivese d’adozione dal 1986, per 38 anni funzionario scientifico del Ministero della cultura nel settore degli archivi, biblioteche e dei beni artistici, storici. Curatore di numerose mostre storico-documentarie d’iniziativa pubblica e/o privata. Autore di pubblicazioni prevalentemente sulla storia italiana contemporanea. Collaboratore di testate giornalistiche ed agenzie di stampa, locali o nazionali.

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