Da tempo, la Forlì politica ama spesso giocare sconsideratamente, così confonde la realtà, la stessa capacità d’intendere il futuro e ora, addirittura, la storia nazionale nell’azzardo o in talune scelte approssimative, raffazzonate in fretta e alla tanto peggio, quindi perlopiù in miserevoli nodi, prima o poi destinati a tornare al pettine. Condotta questa che, in passato, ha interessato la sinistra e, adesso, coinvolge il centrodestra, accomunando entrambi nel medesimo destino in fotocopia che sempre “se non è zuppa è pan bagnato”.
Certo, il gioco della politica a spese delle necessità del paese reale non è una novità, ma diventa davvero insopportabile, persino perverso quando insiste a sbagliare, a fallire prima di arrendersi alla propria sconfitta. In questi giorni ho letto delle pesanti nubi che si addensano sul futuro dell’Aeroporto “Lugi Ridolfi” di Forlì e ho appresso dell’imminente sceneggiata ludico-celebrativa con la quale sempre Forlì si prepara all’imminente, prima edizione del festival “Il Risorgimento appartiene a tutti noi. Forlì 2026. Chiamati a Risorgere!”
Amaramente azzeccato l’auspicio che i forlivesi siano “Chiamati a Risorgere!” perché utilizzabile con duplice finalità: il risorgere dell’aeroporto forlivese dal suo continuo tiramolla di alti e bassi; il risorgere della cultura forlivese, grazie all’ambiziosa iniziativa del centrodestra per la quale “il Risorgimento esce dai libri e invade il centro storico”. Riguardo al primo obiettivo, quello aeroportuale, forse si può ancora o almeno sperare che un ennesimo miracolo risollevi in volo le sorti del “Luigi Ridolfi”.
Riguardo, invece, al secondo obiettivo, considerata soprattutto l’attuale, superficiale malagestione della cultura cittadina, dubito che sia efficace che il Risorgimento esca fuori dai libri per una sua manipolazione argomentativa e ludico-rappresentativa, soltanto retorica e festaiola. Tremano i polsi all’idea che questa sia la prima edizione di un novello festival risorgimentale forlivese con l’ambizione a durare nel tempo, persino pendant con il già logoro Festival di Caterina Sforza.
Getta, poi, nello sgomento il fatto che questo stesso festival risorgimentale fosse stato incluso nel progetto di candidatura, nettamente bocciato, di Forlì a capitale italiana della cultura 2028: quale mai originale e succosa proposta culturale! Una sceneggiata di piazza, appena riscattata da qualche momento di dibattito, che del Risorgimento rischia di dare un’immagine certo ben diversa, ad esempio, da quella altamente iconica e suggestiva de “La piccola vedetta lombarda” di Edmondo de Amicis, racconto simbolo, profondamente educativo ai valori della patria, dell’unità nazionale nel segno della lotta risorgimentale.
Comunque, sulla cultura forlivese nelle mani del centrodestra ne abbiamo viste di tutti i colori, tanto vale vedere anche questa, magari con l’irriducibile speranza di un colpo di ali che perlomeno faccia svolazzare e non restare a terra. Questo in campo culturale come nel campo di volo dell’Aeroporto “Luigi Ridolfi”, dove nulla può addirittura l’illusorio ricorso a qualche bevanda energizzante da toro infoiato che solitamente “mette le ali” a chiunque, ma nel caso dello scalo forlivese non serve neppure a sollevare di una spanna il cattivo andamento delle cose.
“Passeggeri in calo… conti in rosso… bilanci opachi… scarsa integrazione stabile nel sistema aeroportuale nazionale… mancanza di pianificazione aziendale… ancora il peso della gestione debitoria del 2013 e del 2021”: queste le cause dell’incerto futuro dell’aeroporto forlivese che, adesso, qualche incauto, minimo uomo politico della Romagna crede di nascondere in extremis, dietro la duplice intitolazione a Forlì e a Ravenna della struttura aeroportuale, confidando oltre misura nel richiamo del brand turistico ravennate.
La politica forlivese gioca a vanvera, convinta che, quando tutto va a rotoli o non brilla, basti ostinarsi a volere per volare, anziché accettare di cadere con stile, come nel film d’animazione “Toy Story. Il mondo dei giocattoli”. Così, a Forlì nasce la bella trovata di un festival sul Risorgimento, “in piazza e fuori dai libri”. Così, sempre a Forlì mette le ali la bella pensata che le difficoltà dell’aeroporto possano risolversi con l’intestazione dello scalo anche a Ravenna, quasi sperando “mal comune mezzo gaudio”.