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Gestione idrica, scontro in Romagna: Europa Verde attacca il PD sui prelievi nei parchi

Di Staff 4live Leggilo in 3 minuti
Aggiornato: 20 luglio 2026
Gestione idrica, scontro in Romagna: Europa Verde attacca il PD sui prelievi nei parchi

Non accenna a placarsi il dibattito sulla gestione delle risorse idriche e sulla tutela ambientale in Romagna. Al centro dello scontro politico c’è la proposta di realizzare nuove derivazioni d’acqua all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, in particolare lungo i corsi dei fiumi Rabbi e Bidente, e la ventilata ipotesi di modificare la legge quadro sulle aree protette per consentirne la fattibilità.

A sollevare con forza la questione è Sauro Turroni, consigliere federale nazionale di Europa Verde, che risponde con toni duri alle rassicurazioni del consigliere regionale del Partito Democratico Daniele Valbonesi, giudicando insoddisfacenti e preoccupanti le posizioni espresse dagli esponenti dem e dai vertici degli enti locali.

Al centro della contestazione dei Verdi vi è la bozza del nuovo regolamento del Parco Nazionale, che – secondo l’esponente ecologista – aprirebbe la strada a grandi interventi idraulici attualmente vietati dalla legge 394/91. Per Turroni, l’ipotesi di esercitare pressioni sul Ministero per modificare la normativa quadro e consentire i prelievi d’acqua nelle aree protette rappresenta un atto inaccettabile. Si tratterebbe, secondo Europa Verde, del ripescaggio di vecchi progetti già respinti in passato dalla Regione proprio perché il regime idrico del Rabbi e del Bidente non era in grado di sopportare ulteriori prelievi senza compromettere irrimediabilmente la salute dei fiumi.

Nel mirino degli ecologisti finiscono anche la governance del Parco, Romagna Acque e i sindaci del territorio. Turroni respinge al mittente le accuse di procurato allarme sulla costruzione di un nuovo invaso da 20 milioni di metri cubi, ricordando come tale opera fosse espressamente inserita nel documento programmatico “Romagna Next”, sottoscritto da tutti i primi cittadini romagnoli, compreso lo stesso Valbonesi quando guidava il Comune di Santa Sofia. Secondo il rappresentante dei Verdi, la narrazione sulla “nuova diga” sarebbe stata rispolverata ad arte dalle istituzioni locali per creare confusione e distogliere l’attenzione dal vero nodo politico: l’autorizzazione alle grandi derivazioni.

Europa Verde contesta alla radice la tesi della “storica sete della Romagna”, definendola una formula generica priva di pianificazioni rigorose e supportata da studi universitari ritenuti orientati a confermare decisioni già prese. Anziché puntare su nuove infrastrutture e sbarramenti – che rischierebbero di far prosciugare i corsi d’acqua – gli ecologisti rilanciano le proprie proposte storiche: interventi drastici contro le perdite della rete idrica, piani di contenimento dei consumi, sistemi di accumulo negli edifici e una gestione unitaria del fiume dalla sorgente alla foce.

Infine, Turroni respinge con decisione l’argomentazione secondo cui le opere porterebbero benefici e compensazioni economiche alle comunità montane. Portando l’esempio del comune di Premilcuore – che incassa 60 mila euro all’anno per la derivazione del Fiumicello a fronte di un utile da 11 milioni di euro distribuito ai soci da Romagna Acque – l’esponente verde liquida i ristori ai Comuni dell’Appennino come mere “mance ed elemosine”, ribadendo che la tutela del patrimonio naturale non può essere barattata con compensazioni di piccolo cabotaggio.

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