Una domenica mattina amara quella di oggi, 8 novembre, per chi a Predappio custodisce la memoria dell’ex stabilimento Caproni: sul muro all’ingresso del complesso industriale sono comparse scritte e simboli riconducibili al periodo nazifascista, realizzati durante la notte. Le immagini e le frasi si trovano in un punto particolarmente esposto, ben visibile anche dalla strada, sotto gli occhi di chiunque transiti davanti allo storico edificio. L’episodio è stato constatato soltanto questa mattina, alla luce del giorno, e ha suscitato indignazione sia per il luogo scelto sia per il contenuto di quanto riportato sulla parete.
A segnalare l’accaduto è Amin Della Caproni, fondatore del progetto culturale Caproni Le Ali della Romagna, da anni impegnato nella raccolta, nella ricerca e nella divulgazione della storia dello stabilimento aeronautico predappiese. «La Caproni non è questo. Fa semplicemente schifo vedere che qualcuno abbia pensato bene di imbrattare un edificio storico con simboli e scritte di questo genere. Si tratta di un comportamento che dimostra una totale mancanza di rispetto nei confronti di un luogo che rappresenta una parte importante della storia del territorio», afferma Amin.
Secondo quanto ipotizzato, l’episodio potrebbe essere stato compiuto da più persone, probabilmente giovani. Al momento non sono noti gli autori delle scritte, ma Amin ritiene possibile che si tratti di ragazzi del posto, come spiega lui stesso. «Ieri sera le scritte non c’erano. Di conseguenza, dubito fortemente che qualche ragazzo sia partito da Forlì o da qualche altra località per venire appositamente a fare degli scarabocchi sul muro della Caproni. Evidentemente, si tratta di ragazzi di Predappio».
I simboli sono stati nel frattempo coperti, in modo da evitare che continuino a essere immediatamente visibili a chi passa davanti all’ingresso dello stabilimento. «Non voglio che le persone che vengono a vedere la Caproni si trovino davanti a queste porcherie. La Caproni ha già una storia importante da raccontare e non ha certamente bisogno di diventare una lavagna sulla quale qualcuno può sfogare la propria stupidità», aggiunge Amin.
Nelle sue parole c’è anche l’amarezza di chi da tempo si prende cura di questo luogo. «Da anni mi faccio in quattro per salvaguardare una parte importante della storia di Predappio, senza che mi venga riconosciuto nulla e senza guadagnarci assolutamente niente. Nel tempo mi hanno definito vandalo e in tanti altri modi, ma se essere un vandalo significa pagare di tasca propria per salvaguardare una parte importante della storia di Predappio che è stata trascurata, allora sì, lo sono. Per quanto riguarda quanto accaduto, sarei enormemente ingenuo se mi aspettassi una condanna di questi episodi. In certe situazioni, spesso e volentieri, sembra prevalere l’omertà, ma evidentemente va bene così. I ragazzi che hanno compiuto questo atto di vandalismo devono vergognarsi, ma altrettanto dovrebbero fare i genitori, qualora dovessero rendersi conto che i responsabili sono i propri figli».
Resta la rabbia per quanto accaduto, soprattutto considerando il valore storico di un luogo come la Caproni, un edificio che ha fatto parte della storia di Predappio e che, ancora oggi, merita di essere rispettato e salvaguardato.