statistiche siti
mercoledì 7 ottobre 2026
Logo
Romagna Eroica •

Quando Napoleone arrivò a Forlì nel giorno della Madonna del Fuoco

Di Fabrizio Ragni Leggilo in 7 minuti
Aggiornato: 7 ottobre 2026
Quando Napoleone arrivò a Forlì nel giorno della Madonna del Fuoco

Il 4 febbraio 1797 Bonaparte entrò in una città che celebrava la propria patrona. L’incontro fra la Forlì antica e il nuovo ordine rivoluzionario fu l’inizio di una trasformazione destinata a sopravvivere allo stesso Napoleone.

Il 4 febbraio 1797 Forlì celebrava la Madonna del Fuoco. Era il giorno nel quale la città si raccoglieva attorno alla propria patrona, secondo una devozione che attraversava ormai da secoli la sua storia. Quella mattina, però, da Porta Schiavonia entrò un uomo che stava cambiando la storia d’Europa. Aveva ventisette anni e si chiamava Napoleone Bonaparte.

Due giorni prima le truppe francesi avevano superato sul Senio le forze pontificie. La strada verso il cuore dello Stato della Chiesa era aperta e l’avanzata proseguiva rapidamente. Forlì si trovò così lungo il cammino di un esercito che portava con sé le idee della Rivoluzione francese, ma che alle popolazioni italiane mostrava anche il volto assai più concreto di ogni occupazione militare.

La memoria di quella giornata è rimasta nella Cronica forlivese di don Francesco Cortini. Il diarista racconta che Bonaparte giunse scortato da ottantasei dragoni. A Porta Schiavonia scese dalla carrozza, montò a cavallo e fece il proprio ingresso in città in mezzo alla scorta, per raggiungere Palazzo Gaddi, dove prese alloggio.
Poi Cortini annotò poche parole: «E non si cantò la messa».

Il generale e il vescovo

La coincidenza possiede una forza che non ha bisogno di essere caricata di significati che le fonti non consentono di dimostrare. Il generale della Francia rivoluzionaria era entrato a Forlì proprio il 4 febbraio, mentre la città celebrava la Madonna del Fuoco. E il confronto con la dimensione religiosa della società forlivese si manifestò immediatamente.

Il vescovo Mercuriale Prati aveva lasciato la città e si trovava a Castrocaro. Napoleone lo fece richiamare. Secondo il racconto di Cortini, gli fece comprendere che in circostanze simili un vescovo avrebbe dovuto rimanere con il proprio gregge. Convocò anche parroci e confessori, ammonendoli severamente a non alimentare fra la popolazione l’opposizione ai francesi. Era un incontro fra due mondi, ma non cominciava quel giorno.

I forlivesi avevano già conosciuto i francesi nell’estate precedente. Le truppe del generale Augereau erano entrate in città nel giugno 1796 e la loro presenza aveva provocato quasi immediatamente una crisi. Alla popolazione furono imposti una pesante contribuzione, la consegna delle armi e requisizioni. Il Monte di Pietà venne spogliato di beni preziosi.

La reazione popolare non tardò. Vi furono tumulti, tentativi di recuperare le armi e nuove tensioni con gli occupanti.
Quando Napoleone arrivò nel febbraio successivo, dunque, non trovò una città disponibile a contemplare astrattamente le promesse della Rivoluzione. Trovò una comunità che aveva già conosciuto il costo materiale della presenza francese.

Un albero nella piazza

Bonaparte rimase a Forlì poco tempo. La sera del 5 febbraio ripartì per continuare l’avanzata verso lo Stato pontificio. Ma ciò che stava arrivando insieme al suo esercito era destinato a rimanere molto più a lungo. Il 27 febbraio venne proclamata l’unione di Forlì alla Repubblica Cispadana. Il giorno seguente, nella piazza cittadina, nei pressi dell’imbocco dell’attuale via delle Torri, fu innalzato l’Albero della Libertà. La stessa cronaca di Cortini ne conserva un disegno. Era un simbolo apparentemente semplice, ma rappresentava una cesura enorme.

Titoli e privilegi dell’antico ordine venivano aboliti, gli stemmi gentilizi abbassati, le vecchie giurisdizioni cancellate. Nel linguaggio pubblico entravano parole nuove e insieme ad esse una diversa concezione dello Stato e della cittadinanza.
Ma una società non cambia alla velocità con cui si cambia un governo.

Angelo Varni, nel suo studio sulla Forlì napoleonica, racconta quanto fosse difficile far convivere il nuovo ordine con una città ancora profondamente legata alle proprie consuetudini e alla propria religiosità. In quei giorni una manifestazione popolare si raccolse attorno all’immagine della Madonna del Fuoco. La cavalleria intervenne e vi furono violenze.

Varni riferisce anche il caso di Lorenzo Bofondi, indicato come uno dei protagonisti della sommossa. Arrestato, venne sottoposto a una pubblica umiliazione e condotto attraverso i quartieri cittadini a cavalcioni di un asino, a torso nudo, con un cartello che lo qualificava come «sollevatore e ribelle».

È difficile trovare un’immagine più concreta della distanza che poteva separare le proclamazioni di libertà dall’esperienza quotidiana di chi vedeva arrivare la rivoluzione accompagnata dalle armi.

Quello che rimase

Sarebbe però altrettanto semplicistico ridurre gli anni napoleonici a una parentesi di occupazione e violenza. Il cambiamento penetrò progressivamente nell’amministrazione, nell’istruzione e nell’organizzazione civile. Forlì divenne capoluogo dipartimentale. Arrivarono nuovi apparati burocratici, gli uffici del registro, delle ipoteche e dell’anagrafe. Entrò in vigore il Codice civile. Anche l’intervento pubblico nella sanità assunse forme nuove, fino alla vaccinazione gratuita contro il vaiolo.

Il prezzo di quella modernizzazione rimase pesante. Gli ordini religiosi subirono soppressioni, i loro beni furono trasferiti, il rapporto tra Stato e Chiesa venne profondamente modificato. E soprattutto arrivò la coscrizione. Varni calcola in circa cinquecento i giovani forlivesi che, a vario titolo, parteciparono alle campagne napoleoniche. Alcuni morirono in Spagna, altri nella disastrosa campagna di Russia.

Per molti di loro la grande storia europea non fu dunque qualcosa che accadeva a Parigi, Vienna o nelle corti dei sovrani. Significò lasciare Forlì e attraversare l’Europa indossando un’uniforme. Quando, tra il 1813 e il 1815, l’edificio napoleonico crollò e la Romagna tornò sotto l’autorità pontificia, non tutto poteva essere riportato alla situazione precedente. Anche il Comune di Forlì riconosce nell’ordinamento civile e amministrativo napoleonico e nella partecipazione dei romagnoli agli eserciti di quell’epoca alcuni dei semi che sarebbero riemersi nelle successive esperienze risorgimentali.

Napoleone, invece, era rimasto a Forlì poco più di un giorno. Ed è forse proprio questa sproporzione a rendere memorabile quel 4 febbraio. Un uomo attraversò Porta Schiavonia, raggiunse Palazzo Gaddi e ripartì verso sud. La città continuò ad avere le proprie chiese, la propria patrona e una memoria molto più antica di lui. Ma il mondo che avanzava dietro quei dragoni avrebbe modificato istituzioni, rapporti sociali e perfino il destino di centinaia di giovani forlivesi. La storia, qualche volta, entra in una città senza chiedere permesso.

A Forlì entrò il giorno della Madonna del Fuoco

Fonti essenziali: Angelo Varni, Forlì napoleonica; Francesco Cortini, Cronica di Forlì (9 marzo 1796-29 settembre 1799), Biblioteca comunale “Aurelio Saffi”; Fondo Prefettura napoleonica, Archivio di Stato di Forlì; Antonio Mambelli, Notarelle di storia forlivese intorno all’Albero della Libertà; P.S. Leicht, La Madonna del Fuoco nelle vicende napoleoniche.

Fabrizio Ragni

L'autore

Fabrizio Ragni
Fabrizio Ragni

Fabrizio Ragni, avvocato forlivese, affianca all’attività professionale l’impegno nella vita pubblica e associativa. Appassionato di storia e cultura della Romagna, ha organizzato eventi culturali aperti alla cittadinanza, dedicati alla conoscenza del territorio e alla memoria storica. Coltiva interessi di ricerca nella storia militare e nella musica sacra, ai quali accompagna la scrittura di narrativa storica. È autore del romanzo Le nebbie di Forlì – Podgora 1915, attualmente in revisione. Con Romagna Eroica su 4live propone un percorso nella cultura romagnola fondato sull’attenzione alle fonti e su una narrazione accessibile.

Newsletter 4live

Rimani aggiornato con le ultime notizie da Forlì e provincia.

Articoli correlati