Nel 1897 il deputato forlivese Antonio Fratti lasciò il Parlamento per combattere in Grecia, dove trovò la morte nella battaglia di Domokos il 17 maggio dello stesso anno. Cinque anni dopo, in Romagna, il ricordo dei volontari caduti accanto a lui provocò un’inaspettata controversia politica. Una pagina poco conosciuta della nostra storia, nella quale il sacrificio condiviso non bastò a unire la memoria dei protagonisti.
A Castel Bolognese, nel maggio 1902, si inaugura un monumento dedicato a due volontari morti cinque anni prima combattendo in Grecia. Dovrebbe essere una giornata di ricordo condiviso. Invece, una parte di coloro che avevano sostenuto la spedizione decide di non partecipare. Gli anarchici locali contestano il carattere patriottico della cerimonia e diffondono un manifesto che viene sequestrato.
La controversia può apparire sorprendente. Perché opporsi a una commemorazione dedicata a uomini caduti per una causa che si era sostenuta? Per comprenderlo bisogna tornare al 17 maggio 1897, sul campo di battaglia di Domokos, in Tessaglia, dove persero la vita alcuni volontari italiani accorsi in aiuto della Grecia impegnata contro l’Impero ottomano.
Tra loro c’era Antonio Fratti, deputato di Forlì, rieletto al Parlamento appena cinquanta giorni prima. Aveva compiuto cinquantadue anni due giorni prima della battaglia. La sua morte avrebbe suscitato profonda commozione in Italia, ma accanto al parlamentare caddero altri uomini le cui storie meritano di essere riportate alla luce.
Uno era Alfredo Fraternali, anarchico romano. Un altro Giovanni Capra, partito da Castel Bolognese insieme ad alcuni concittadini. Secondo una testimonianza pubblicata molti anni dopo, i due avrebbero perso la vita mentre cercavano di soccorrere Fratti, gravemente ferito. Il racconto compare nella ricostruzione biografica di Fraternali e rinvia a un ricordo pubblicato nel 1948 da Giovanni Forbicini sul giornale anarchico Umanità Nova.
Non è una testimonianza contemporanea alla battaglia e non permette di descrivere con certezza gli ultimi istanti dei tre volontari. Resta però una traccia significativa, soprattutto perché accosta alla morte di un personaggio celebre quella di uomini che la memoria nazionale avrebbe ricordato assai meno.
Fratti era partito dall’Italia nella notte del 27 aprile 1897, imbarcandosi a Rimini sul piroscafo Simeto. Aveva lasciato alle spalle una carriera politica consolidata e un seggio parlamentare appena riconquistato. Non era alla prima esperienza militare: aveva combattuto con Garibaldi nel Trentino, a Mentana e in Francia. La scelta di raggiungere la Grecia apparteneva a una concezione della libertà che molti protagonisti del Risorgimento consideravano valida anche oltre i confini italiani.
Quando arrivò ad Atene, il primo maggio, portava con sé una piccola biblioteca di libri sulla storia e sulle condizioni politiche e militari del paese. Il particolare rivela un tratto meno conosciuto del deputato forlivese, che alla militanza repubblicana aveva affiancato una lunga attività giornalistica e culturale.
La guerra, intanto, stava volgendo a favore dell’esercito ottomano. I volontari guidati da Ricciotti Garibaldi si unirono alle forze greche in ritirata e il 17 maggio furono coinvolti nei combattimenti presso Domokos. Fratti cadde durante lo scontro, insieme ad altri italiani.
A Castel Bolognese la notizia ebbe conseguenze immediate. Dei sei volontari partiti dal paese, due erano morti: Giovanni Capra e Ugo Silvestrini. La domenica successiva venne organizzata una manifestazione di cordoglio alla quale parteciparono associazioni e rappresentanti municipali provenienti da diverse località romagnole. Più di cinquanta donne presero parte al corteo vestite a lutto. Il paese cercava intanto notizie precise sui caduti e sulla possibilità di recuperarne le salme.
I tentativi delle famiglie non ebbero successo. Le comunicazioni diplomatiche riferirono che i corpi rimasti sul campo erano stati sepolti insieme dopo la ritirata greca. Capra e Silvestrini non sarebbero tornati nel loro paese.
Per Antonio Fratti la sorte fu diversa. Nel 1902 le sue spoglie furono riportate a Forlì e accolte con solenni onoranze, prima della tumulazione nel pantheon del cimitero monumentale. Il ritorno del deputato rappresentò un momento importante per la città, che ritrovava uno dei protagonisti della propria tradizione democratica.
Nello stesso anno Castel Bolognese si preparava a inaugurare il monumento ai due concittadini caduti a Domokos. Era il maggio del 1902, cinque anni dopo la battaglia. Ma quella commemorazione, anziché riunire tutte le componenti politiche che avevano sostenuto i volontari, ne mise in evidenza le divisioni.
Gli anarchici locali giudicarono l’iniziativa troppo segnata dal patriottismo nazionale. Nella loro interpretazione, Capra e Silvestrini erano partiti per una causa internazionalista, non per celebrare la gloria militare italiana. Decisero quindi di non aderire alla cerimonia e diffusero un manifesto di protesta. Le autorità ne disposero il sequestro.
Non si trattava di una semplice disputa sulle forme della commemorazione. Dietro quel contrasto emergevano due modi diversi di interpretare il significato della spedizione garibaldina in Grecia. Per i repubblicani essa continuava una tradizione risorgimentale nella quale l’indipendenza dei popoli e l’identità nazionale potevano convivere. Per gli anarchici, invece, il richiamo alla patria rischiava di oscurare il carattere universale della solidarietà tra gli oppressi.
La vicenda assume un significato ancora più particolare se si torna alla testimonianza sugli ultimi istanti di Antonio Fratti. Sul campo di battaglia, secondo il racconto tramandato da Forbicini e ripreso dalla storiografia successiva, un anarchico aveva tentato di salvare un deputato repubblicano. Cinque anni dopo, in Romagna, uomini appartenenti a quelle stesse culture politiche non riuscivano a condividere una cerimonia dedicata ai caduti.
Non sappiamo se il tentativo di soccorso si svolse esattamente come venne raccontato mezzo secolo più tardi. Sappiamo però che Fratti, Fraternali e Capra morirono nella stessa battaglia e che il loro ricordo seguì strade differenti.
A Forlì il nome di Antonio Fratti rimase legato alla storia cittadina e al pantheon del cimitero monumentale. A Castel Bolognese il monumento a Capra e Silvestrini continuò a ricordare due giovani che non avevano fatto ritorno dalla Grecia.
La controversia del 1902, oggi quasi dimenticata, racconta qualcosa che le commemorazioni solenni raramente mostrano: anche quando il dolore è condiviso, non sempre lo è il significato attribuito a una morte.
A Domokos avevano combattuto dalla stessa parte. Cinque anni dopo, in Romagna, si discuteva ancora su ciò per cui erano morti.
Fonti e bibliografia: Giuseppe Monsagrati, «Fratti, Antonio», in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 50, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma, 1998.
Maurizio Antonioli, Sentinelle perdute. Gli anarchici, la guerra, la morte, Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2009.
Roberto Carocci, «Fraternali, Alfredo», in Dizionario biografico degli anarchici italiani, Biblioteca Franco Serantini.
Gianpiero Landi, «Giovanni Capra (1865–1897)», in La Storia di Castel Bolognese, con riferimenti alla spedizione garibaldina in Grecia e alle commemorazioni del 1902.
Giovanni Forbicini, «Alfredo Fraternali. Da piazza S. Croce a Domokos», Umanità Nova, 8 febbraio 1948.
Didascalia dell’immagine: Antonio Fratti (1845–1897), deputato repubblicano di Forlì, caduto nella battaglia di Domokos il 17 maggio 1897. Ritratto commemorativo dello studio fotografico B. Canè di Forlì. Fonte: Museo del Risorgimento «A. Saffi» di Forlì, catalogo del patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna.
Fabrizio Ragni