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Il segnale dalla finestra che costò la vita al signore di Forlì

Di Fabrizio Ragni Leggilo in 7 minuti
Aggiornato: 10 ottobre 2026
Il segnale dalla finestra che costò la vita al signore di Forlì

Il 14 aprile 1488, nella piazza principale di Forlì, tre uomini attendevano un segnale dal Palazzo della Signoria. Erano Checco Orsi, Giacomo da Ronco e Lodovico Pansecchi, protagonisti di una congiura destinata a cambiare il governo della città. Sapevano che Girolamo Riario, marito di Caterina Sforza, si trovava nella propria residenza, ma per raggiungerlo nel momento più favorevole avevano bisogno della collaborazione di qualcuno che conoscesse le abitudini della corte. Quell’uomo, in realtà, era un ragazzo.

Si chiamava Guasparino da Ronco, era figlio di Matteo e nipote di Giacomo, uno dei congiurati. Prestava servizio come cameriere di Girolamo Riario e conosceva gli orari della residenza. Proprio a lui lo zio si era rivolto per sapere quando sarebbe stato possibile avvicinare il conte senza la presenza degli altri servitori. Guasparino aveva indicato il momento successivo alla cena, quando una parte del personale si sarebbe allontanata, e si era impegnato a dare un segnale dalla finestra.

Il particolare è tramandato da Leone Cobelli nelle sue Cronache forlivesi, una delle testimonianze più importanti sulla storia cittadina del Quattrocento. Cobelli era contemporaneo agli avvenimenti e aveva frequentato personalmente l’ambiente di Girolamo Riario. Il suo racconto conserva il nome e il ruolo di un giovane servitore che, senza impugnare un’arma, contribuì a rendere possibile uno degli assassinii politici più celebri della storia romagnola.

La congiura era maturata in un clima di crescente ostilità verso il signore di Forlì. Dopo la morte di papa Sisto IV, suo principale protettore, Riario si era trovato ad affrontare difficoltà finanziarie sempre più gravi. La reintroduzione di imposte precedentemente abolite e le tensioni con alcuni ambienti cittadini avevano progressivamente indebolito la sua posizione. Fra gli uomini che avevano deciso di eliminarlo figuravano anche persone che in passato avevano avuto rapporti diretti con il suo governo.

Checco Orsi, Giacomo da Ronco e Lodovico Pansecchi avevano dunque bisogno di scegliere con attenzione il momento dell’aggressione. Il palazzo non era soltanto la residenza privata del conte, ma anche il luogo nel quale si esercitava il potere cittadino. Un attacco condotto senza conoscere ciò che avveniva al suo interno avrebbe potuto fallire prima ancora di raggiungere il bersaglio.

Secondo Cobelli, la sera stabilita i tre uomini si recarono nella piazza e attesero che Riario terminasse la cena. Guasparino li vide dalla finestra e compì il gesto concordato, descritto dal cronista con poche parole: «si cauò la beretta e fegli cengno che uenesse suso». Il giovane si era tolto la berretta per indicare che potevano salire.

I congiurati entrarono nel Palazzo della Signoria e raggiunsero gli ambienti nei quali si trovava il conte. Il Palazzo della Signoria era l’edificio che ancora oggi ospita il Comune di Forlì, affacciato su piazza Saffi. Sebbene profondamente modificato nel corso dei secoli, è dunque nello stesso complesso monumentale che, il 14 aprile 1488, si consumò l’assassinio di Girolamo Riario.

Checco Orsi gli si avvicinò con il pretesto di sottoporgli una questione di denaro, presentandosi come un uomo che aveva bisogno di parlargli. Riario lo conosceva e non aveva motivo, almeno in quel primo momento, di considerare quell’incontro come l’inizio di un’aggressione.

Quando si accorse della presenza degli altri uomini, tentò di sottrarsi all’attacco, ma Checco lo colpì con un pugnale. Giacomo da Ronco e Lodovico Pansecchi intervennero e il conte venne ucciso. Il suo corpo fu successivamente gettato da una finestra del palazzo sulla piazza sottostante, dove venne trascinato e oltraggiato.

L’assassinio non consegnò tuttavia Forlì agli Orsi. Caterina Sforza, inizialmente imprigionata insieme ai figli, riuscì a raggiungere la Rocca di Ravaldino, che i congiurati non avevano conquistato. Da quella posizione resistette fino all’arrivo delle forze alleate, ristabilendo il controllo della città in nome del figlio Ottaviano.

La determinazione di Caterina è diventata il simbolo di quegli avvenimenti e ha finito per dominare il ricordo della congiura. Eppure la testimonianza di Cobelli permette di osservare la vicenda da un’altra prospettiva, meno conosciuta ma non meno significativa.

Per eliminare Girolamo Riario non era sufficiente trovare uomini disposti a ucciderlo. Occorreva sapere quando sarebbe rimasto meno protetto e individuare qualcuno capace di comunicare quel momento senza destare sospetti. Il successo dell’agguato dipese anche da informazioni che soltanto una persona ammessa alla vita quotidiana della residenza poteva conoscere.

La collaborazione di Guasparino rivela così una fragilità del potere signorile che la sola cronaca dell’assassinio non avrebbe mostrato. Riario disponeva di uomini incaricati della sua sicurezza, ma la sua protezione dipendeva anche dalla fedeltà di coloro che gli vivevano accanto.

Il ragazzo che aveva accesso alle sue stanze e conosceva le sue abitudini divenne, secondo il racconto di Cobelli, il collegamento decisivo fra i congiurati e la loro vittima.

Nella storia di Forlì il 14 aprile 1488 è ricordato soprattutto per la morte di Girolamo Riario e per la successiva resistenza di Caterina Sforza. Le Cronache forlivesi conservano però anche la memoria di ciò che precedette l’assassinio: un accordo segreto, un giovane servitore e un segnale così ordinario da poter passare inosservato.

La congiura degli Orsi entrò nel palazzo attraverso una porta. Ma il momento di varcarla, secondo Leone Cobelli, venne deciso da una finestra.

Fonti e riferimenti bibliografici

Leone Cobelli, Cronache forlivesi dalla fondazione della città sino all’anno 1498, a cura di Giosuè Carducci ed Enrico Frati, con notizie e note di Filippo Guarini, Bologna, Regia Tipografia, 1874. Fonte principale per la congiura del 14 aprile 1488 e per il racconto di Guasparino da Ronco.

Massimo Giansante, «Riario, Girolamo», in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 87, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma, 2016. Per il contesto politico della signoria, le tensioni fiscali e lo svolgimento della congiura.

«Cobelli, Leone», in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell’Enciclopedia Italiana. Per la biografia del cronista e il valore testimoniale delle Cronache forlivesi.

Didascalia dell’immagine

Girolamo Riario (al centro), particolare dell’affresco Sisto IV nomina Bartolomeo Platina prefetto della Biblioteca Vaticana (1477), di Melozzo da Forlì. Roma, Musei Vaticani, Pinacoteca Vaticana. Immagine: The Yorck Project / Wikimedia Commons.

Fabrizio Ragni

L'autore

Fabrizio Ragni
Fabrizio Ragni

Fabrizio Ragni, avvocato forlivese, affianca all’attività professionale l’impegno nella vita pubblica e associativa. Appassionato di storia e cultura della Romagna, ha organizzato eventi culturali aperti alla cittadinanza, dedicati alla conoscenza del territorio e alla memoria storica. Coltiva interessi di ricerca nella storia militare e nella musica sacra, ai quali accompagna la scrittura di narrativa storica. È autore del romanzo Le nebbie di Forlì – Podgora 1915, attualmente in revisione. Con Romagna Eroica su 4live propone un percorso nella cultura romagnola fondato sull’attenzione alle fonti e su una narrazione accessibile.

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