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Forlì 1930, quando la Vittoria non c’era ancora

Di Fabrizio Ragni Leggilo in 8 minuti
Aggiornato: 28 ottobre 2026
Forlì 1930, quando la Vittoria non c’era ancora

Una fotografia del vecchio Piazzale Armando Casalini riporta alla luce una controversia dimenticata: nel 1931 la Commissione edilizia si oppose alla costruzione del Monumento ai Caduti proprio nel luogo in cui oggi sorge.

Nel 1930, chi attraversava Piazzale Armando Casalini non trovava alcun monumento a dominare la strada. Al suo posto c’erano aiuole geometriche, alberi appena cresciuti e ampie carreggiate che si aprivano verso la stazione ferroviaria. Una ciminiera fumava sullo sfondo, mentre le facciate degli edifici lasciavano correre lo sguardo attraverso uno spazio che oggi appare quasi irriconoscibile.

È difficile immaginare Piazzale della Vittoria senza la grande colonna che ne occupa il centro. Eppure questa fotografia ci restituisce proprio quel momento: una Forlì che aveva già disegnato il proprio futuro urbanistico, ma non aveva ancora innalzato il monumento destinato a diventarne uno dei simboli più riconoscibili.

La storia di quello spazio, tuttavia, nasconde un particolare che pochi conoscono. Quando si decise di costruire il Monumento ai Caduti, non tutti furono d’accordo. Anzi, proprio l’organismo comunale chiamato a valutare gli interventi edilizi espresse una netta contrarietà. Era il 7 novembre 1931.

La Commissione edilizia di Forlì esaminò la prevista collocazione del monumento nel grande piazzale dove confluivano importanti direttrici del traffico cittadino. La città stava crescendo verso la nuova stazione ferroviaria e quello spazio rappresentava uno snodo fondamentale della viabilità. Occuparne il centro con un’opera monumentale di notevoli dimensioni appariva, agli occhi dei commissari, una scelta difficilmente giustificabile.

Nel verbale, oggi richiamato da uno studio storico fondato sulla documentazione dell’Archivio Centrale dello Stato, l’obiezione assume toni sorprendentemente espliciti. La Commissione osservava che sarebbe stato inconcepibile collocare un monumento tanto ingombrante su una delle strade più trafficate, proprio mentre nelle altre città si cercava di rendere più agevole la circolazione, arrivando persino a rimuovere monumenti già esistenti. Non era una contestazione al ricordo dei caduti. Era una critica alla scelta del luogo.

Per comprendere il significato di quella presa di posizione bisogna tornare indietro di qualche anno. Nel 1925 il Comune aveva bandito un concorso nazionale per realizzare un monumento dedicato ai forlivesi morti nella Grande Guerra. Erano stati presentati trentuno progetti, ma la selezione non aveva prodotto un vincitore definitivo. Nel 1927 la commissione giudicatrice, presieduta da Corrado Ricci, aveva ritenuto insoddisfacenti le proposte rimaste in gara.

La questione era rimasta aperta fino al 1931, quando l’amministrazione decise di recuperare il progetto dell’architetto Cesare Bazzani, che nel primo grado del concorso si era classificato soltanto quarto. Bazzani immaginò una grande colonna onoraria, ispirata alla tradizione monumentale romana, affiancata da due are e coronata da figure bronzee allegoriche della Vittoria. La collocazione al centro del piazzale avrebbe conferito all’opera una visibilità eccezionale, trasformandola nel fulcro della prospettiva urbana.

Era proprio questo, però, il punto controverso. La Commissione edilizia guardava alla funzionalità dello spazio. Il progetto monumentale rispondeva invece a una concezione nella quale l’architettura doveva rappresentare pubblicamente la grandezza dello Stato e la memoria del sacrificio bellico, secondo il linguaggio celebrativo del regime.

Vennero considerate anche altre possibili ubicazioni, fra cui il vicino giardino pubblico. Ma la scelta del piazzale prevalse, ottenendo infine l’approvazione di Mussolini.

La discussione non si esaurì con il parere della Commissione. Il 19 aprile 1932, quando il cantiere era già stato avviato, Rachele Mussolini riferì che i cittadini condividevano l’intenzione di erigere il monumento, ma non tutti erano soddisfatti della sua ubicazione.

È una testimonianza significativa perché conferma che le riserve sulla collocazione non erano rimaste soltanto negli uffici comunali. Anche nella Forlì di quegli anni, profondamente segnata dalla presenza politica e simbolica del fascismo, la sistemazione del monumento aveva suscitato discussioni. La decisione, comunque, non cambiò.

Il 30 ottobre 1932 il Monumento ai Caduti e alla Vittoria venne inaugurato alla presenza di Benito Mussolini, nel clima delle celebrazioni per il decennale della marcia su Roma. La grande colonna progettata da Bazzani, alta ventidue metri e rivestita in pietra di Trani, si innalzava ormai sopra il piazzale. Alla sommità, le figure bronzee realizzate da Benedetto Morescalchi rappresentavano la Vittoria in terra, in mare e nel cielo. Ai lati, i rilievi di Bernardino Boifava raccontavano attraverso la scultura l’esperienza e il sacrificio dei combattenti. La trasformazione era compiuta. 

L’immagine del 1930 apparteneva ormai al passato. Il grande spazio aperto aveva acquistato un centro monumentale che ne modificava radicalmente la prospettiva e ne condizionava la percezione. Quello che fino a pochi mesi prima era stato oggetto di discussione diventava parte integrante del paesaggio cittadino. Poi la storia avrebbe cambiato ancora il significato di quel luogo.

Il monumento, nato per commemorare i caduti della Grande Guerra e inserito nel programma celebrativo del fascismo, attraversò la caduta del regime e il secondo conflitto mondiale. Le iscrizioni originarie subirono modifiche, mentre nel 1965 venne collocata una nuova lapide dedicata a tutti i caduti per la Patria. Nel corso del restauro concluso nel 2022, quella lapide è stata trasferita all’interno della cappella votiva, rendendo nuovamente leggibile ciò che resta dell’iscrizione precedente. Anche la pietra, dunque, conserva le tracce delle diverse stagioni attraversate dalla città.

Oggi il Monumento ai Caduti è una presenza familiare. Lo si incontra attraversando il piazzale, lo si osserva durante le cerimonie commemorative e lo si riconosce nelle fotografie di Forlì. La sua imponenza sembra appartenere da sempre a quel luogo, tanto che risulta difficile immaginarlo diversamente. Eppure, nel novembre del 1931, qualcuno aveva sostenuto che proprio lì non avrebbe dovuto sorgere.

È questo il particolare che rende straordinaria la fotografia del 1930. Non ci mostra soltanto una piazza prima della sua trasformazione, ma ci permette di vedere lo spazio al centro di una decisione controversa, quando il monumento non era ancora diventato una presenza indiscutibile.

A quasi un secolo di distanza, quella vecchia immagine restituisce alla città qualcosa che l’abitudine aveva cancellato: la consapevolezza che persino i luoghi più familiari hanno avuto una storia diversa da quella che oggi appare inevitabile. Nel 1930, Piazzale Armando Casalini era ancora un grande spazio aperto. Due anni più tardi sarebbe diventato il luogo della Vittoria.

E pensare che, prima di costruirla, qualcuno aveva detto che proprio lì non doveva stare.

Didascalia della fotografia: Forlì, 1930. Piazzale Armando Casalini, oggi Piazzale della Vittoria, prima della costruzione del Monumento ai Caduti, inaugurato il 30 ottobre 1932. La fotografia documenta l’assetto originario del piazzale, al centro di una controversia urbanistica oggi poco conosciuta.

Fonti verificate:

  1. Giulia Favaretto, Giancarlo Gatta, Alessia Zampini, Monumento ai Caduti e alla Vittoria: esperienze di cantiere nel restauro di un’opera del Novecento forlivese, «Restauro Archeologico», 2023, pp. 526–533.

  2. Archivio Centrale dello Stato, Segreteria Particolare del Duce, Carteggio ordinario, serie numerica, busta 1409, fascicolo 513.544, «Forlì. Monumento ai Caduti ed alla Vittoria». Riferimenti ai verbali della Commissione edilizia del 7 novembre 1931 e alla relazione di Rachele Mussolini del 19 aprile 1932, come riportati nello studio citato.

  3. Comune di Forlì, Monumento ai caduti della Grande guerra, archivio Forlì Novecento.

  4. Ministero della Cultura, Catalogo generale dei Beni Culturali, scheda del monumento, codice 0800577531. 

    Fabrizio Ragni

L'autore

Fabrizio Ragni
Fabrizio Ragni

Fabrizio Ragni, avvocato forlivese, affianca all’attività professionale l’impegno nella vita pubblica e associativa. Appassionato di storia e cultura della Romagna, ha organizzato eventi culturali aperti alla cittadinanza, dedicati alla conoscenza del territorio e alla memoria storica. Coltiva interessi di ricerca nella storia militare e nella musica sacra, ai quali accompagna la scrittura di narrativa storica. È autore del romanzo Le nebbie di Forlì – Podgora 1915, attualmente in revisione. Con Romagna Eroica su 4live propone un percorso nella cultura romagnola fondato sull’attenzione alle fonti e su una narrazione accessibile.

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