Anche lui prova a tornare, approfittando delle disgrazie altrui, e, cosa peggiore, con chiaro intento fratricida. Fratricida è Gianluca Pini, ex parlamentare leghista forlivese, che riemerge dal buio pesto politico per restare, comunque, solo un’ombra oscura, pronta a pugnalare alle spalle chi, anch’egli ormai in palese caduta, mi riferisco al banalissimo e inconcludente Matteo Salvini, un tempo è stato fraterno o, perlomeno, fratellastro sostenitore della sua scalata al potere, alla notorietà in Romagna.
Potere e notorietà politici, per fortuna finiti dopo otto anni, capitombolati nella polvere da vicende giudiziarie ed altro, ampiamente riportate dalla stampa nazionale e locale, per questo ancora consultabili dettagliatamente in rete. La resurrezione politica antisalviniana di Gianluca Pini in nome della Lega Nord, dei suoi simboli e di un suo sollecito congresso straordinario è, ancora una volta, la manifesta conferma del detto latino “mors tua vita mea”.
Facile e proditorio per l’ex onorevole Gianluca Pini maramaldeggiare adesso sul traballante Salvini, persino con l’ardire di chiamare a raccolta quanto resta della tumultuosa plebe leghista con elmi cornuti, oggi confusamente ondivaga tra autonomia localistica e missione nazionalistica. Gianluca Pini, forse, incarnazione di un novello Alberto da Giussano? Per carità, non è ancora tempo di farse carnevalesche.
Chissà perché mai la memoria, ancora vispa, mi richiama un giudizio su Umberto Bossi, leader della Lega, pronunciato nel 1994 da Gianfranco Miglio, celebre politologo e teorico del federalismo: “Un botolo ringhioso attaccato ai pantaloni di Berlusconi.” Forse, questa trascorsa, tagliente definizione sollecita ora un suo aggiornamento forlivese in botolo ringhioso attaccato ai maroni di Salvini e dei romagnoli?
Franco D’Emilio