I tempi cambiano e nella cronaca nera ai “compagni di merende”, definizione che rimanda all’agghiacciante vicenda del mostro di Firenze tra il 1968 e il 1985, si affiancano sempre più i compagni di pranzi o cene raffinati, magari a base di pesce, e perché no in un bistrò, con la pretesa dell’atmosfera figa di un locale accogliente e informale alla francese. Sì, avete sicuramente già intuito dove voglia andare a parare.
Intendo, infatti, un ristorantino/osteria, tipo il Cefalù Bistrò a Roma, dove tra un’impepata di cozze e un polpo alla Luciana cazzeggiavano pericolosamente tra loro il proprietario Valter Lavitola, faccendiere socialisteggiante dalla fedina penale alquanto sporca, e Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, velenoso programma televisivo su Rai3. Una splendida coppia, niente da dire, che nel legittimo giudizio della gente induce alla duplice, saggia conclusione proverbiale: “Dimmi con chi vai ti dirò chi sei” e “Chi pratica lo zoppo impara a zoppicare”.
È vero che nella loro ricerca di notizie i giornalisti hanno spesso contatti e rapporti con fonti molto discutibili, non sempre “stinchi di santo”, ma nel caso di Lavitola e Ranucci la frequenza è andata ed è durata ben oltre ogni comprensibile tempo di apprendimento di fatti e confidenze. Tra i due, infatti, un rapporto continuativo, probabilmente collaborativo, i magistrati indagano come e a quale fine, e nulla esclude che al Cefalù Bistrò tra i due compari di numerosi pranzi e cene di pesce vi fosse un passaggio di veline dei servizi segreti o di suggerimenti da ambienti ben informati, prossimi alla magistratura.
Dietro l’intrigata, grottesca vicenda Ranucci-Lavitola, pur nella diversità dei ruoli dei due compagnucci, c’è ancora molto da investigare e chiarire, perché no pure riguardo ai mandanti di Lavitola e a chi, invece, “gola profonda” di Ranucci. Report di Ranucci è sempre stato un programma fazioso di solo linciaggio politico, morale e umano degli avversari della sinistra, mai un programma di vero giornalismo d’inchiesta, all’insegna di un’indagine rigorosa e profonda, obiettivamente critica, imparziale. Grandi giornalisti d’inchiesta sono stati Mauro De Mauro ed Enzo Biagi, Oriana Fallaci e Giancarlo Siani con Giuseppe Fava; odierni, apprezzabili giornalisti d’inchiesta sono Milena Gabanelli, Emiliano Fittipaldi e Fabrizio Gatti, tanto per fare qualche nome.
Sigfrido Ranucci risulta fanatico giacobino linciatore, braccio comunicativo della sinistra contro la destra, al pari come i centri sociali e altro ne sono il braccio armato violento. Ma, ancora di più, Ranucci appare personaggio davvero equivoco: innanzitutto, nell’intreccio di comuni interessi e progetti politici con Lavitola per destabilizzare il Paese a vantaggio della sinistra contro la destra; poi, per aver quasi dimostrato comprensione verso l’iniziativa dell’amico (?!) Lavitola di mettergli una bomba sotto casa per fargli del bene (roba da pazzi): ottenere un rafforzamento della sua scorta oppure suscitare attorno alla sua persona un vasto clima di simpatia e sostegno popolare, utile ad una sua discesa ufficiale in politica, non esclusa la guida del governo!
Intanto, Ranucci glissa sulla vicenda inquietante, assurda che l’ha coinvolto con Lavitola, addirittura lascia correre con un comportamento e con dichiarazioni che confliggono con la sua condizione di parte lesa, vittima di un attentato. Così, va in giro, pressoché muto sulla propria vicenda, ma molto attento ai propri affari di bottega: la conduzione di Report, ora in discussione, e la tournée del suo “Diario di un trapezista”. Avete capito bene, Sigfrido Ranucci fa l’attore, d’altronde la stoffa ce l’ha, come ha dimostrato e dimostra nella farsa con Lavitola, quindi recita in giro per l’Italia il racconto intimo, personale che svela il dietro le quinte del suo lavoro di reporter d’inchiesta, sospeso tra scelte coraggiose, rischi quotidiani e frammenti di vita privata.
Siamo con tanta faccia tosta all’autocelebrazione della propria abilità di trapezista, addirittura tra scelte coraggiose, rischi e teneri momenti di via privata, ma dimenticando, a bella posta, di parlare di taluna sua pessima frequentazione che lo ha ridotto a zimbello di una situazione tragicomica. Eppure, la sinistra tutta lo coccola, spesso riservandogli privilegi significativi. Ogni estate a Cerveteri, cittadina dell’area metropolitana di Roma, adesso amministrata dalla fragile maggioranza di centrosinistra della sindaca Elena Maria Gubetti (PD), si svolge un fitto programma di iniziative musicali, teatrali e culturali, tutte ad ingresso gratuito.
Ebbene, il prossimo 25 agosto nel Parco della Legnara, lo spettacolo “Diario di un trapezista” di Ranucci, cosa mai accaduta sinora, sarà l’unico a pagamento, 25 euro la poltronissima e 15 la poltrona, nonostante l’evento sia stato programmato e finanziato nell’ambito della complessiva “Estate a Cerveteri”. Forse, “poltronissime e poltrone” sono legate al compenso del trapezista Ranucci? Al riguardo, sorprendono le parole di Francesca Cennerilli (PD), assessora alla cultura del medesimo comune: “Sigfrido Ranucci non è solamente un Giornalista con la lettera maiuscola, ma un uomo che ha scelto di mettere a repentaglio la propria vita e quella dei propri cari in favore della verità, della legalità e della giustizia.”
Peccato, però, che la bomba gliela abbia messa il suo migliore amico! Peccato che egli si onorasse dell’amicizia di chi fuori dalla verità, dalla legalità e dalla giustizia.
Franco D’Emilio