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Forlì scivola, la politica resta ferma

Di Franco D'Emilio Leggilo in 4 minuti
Aggiornato: 4 settembre 2026
Forlì scivola, la politica resta ferma

In tutta evidenza, almeno dal 2005, Forlì è città in lento, inesorabile declino, prima sotto il centrosinistra, ora sotto il centrodestra: un piano pericolosamente inclinato sul quale si scivola costantemente, pur se lentamente, e lungo il quale è impossibile risalire perché manca ogni azione giusta, logica per riuscirvi. Si sopravvive in un patetico e vano arrampicarsi sugli specchi. Pessimista? Certo, lo sono come forlivese, come italiano e come elettore, obiettivo e responsabile.

Per carità, non sono affatto preda di un duplice, ricorrente rigurgito di basso profilo, ovvero nazionalista e campanilista. Sono soltanto persuaso che la rinascita di Forlì, di questo necessita urgentemente e con alcune priorità la nostra amata città, possa derivare esclusivamente dalla coscienza che ogni decisione politica e amministrativa torni effettivamente ad interpretare, più ampiamente possibile, il territorio, armonizzando il particolare localistico con il quadro complessivo nazionale.

E per fare questo, sia nel caso di coincidenza che di contrapposizione tra governo nazionale e governo locale, risulta essenziale su tutti i problemi il recupero del pieno confronto dialettico e propositivo tra le diverse anime politiche. Parlo di anime e non di partiti perché quest’ultimi, proprio per la loro natura, perlopiù personalistica in nome di qualche leader nazionale, e per la loro gestione padronale in mano a qualche capobastone locale, immancabilmente presente pure a Forlì, sono manifestatamente organizzazioni politiche inconsistenti, prevalentemente faziose e di fragile coerenza, di conseguenza inclini, pure tra i loro iscritti, più alla propaganda che alla verifica della bontà delle proprie idee.

Alla rinascita di Forlì e dell’Italia non servono minimamente i partiti attuali, epigoni giullareschi e cialtroni di una politica solo approssimativa; servono, invece, anime di vero spessore e vera autenticità politica. Per necessità e interesse personale seguo molto il dibattito parlamentare, quello di governo e il confronto nel Consiglio comunale di Forlì: ogni volta con la conclusione inevitabile della miserevole realtà nazionale e forlivese di miseri partiti e partitelli, nessuno escluso da destra a sinistra.

Vi sembra, forse, che a Forlì e ovunque esistano autentiche anime politiche cattoliche o liberali, socialiste o verde-ecologiste, nazionaliste o sovraniste, magari radicali o riformiste? Vi pare, ancora, che dagli attuali partiti forlivesi e nazionali emerga una classe dirigente, in grado di guidare una città e una nazione? Forlì e l’Italia intera sono solo in mano a consorterie, lobby, padri-padroncini e salottiere associazioni clubistiche che infiltrano e manovrano discutibili partiti, a destra come a sinistra.

Faziose pregiudiziali ideologiche e politiche nascondono, in realtà, l’indisponibilità al confronto tra maggioranza e opposizione, sia nella città che nel governo nazionale. Per questo, i problemi forlivesi o italiani non trovano più soluzione nel dibattito democratico, ma soltanto nella composizione degli interessi entro la schiera esclusiva di chi, guida locale o dell’intera nazione. Tutto questo aggravato dal fatto che l’opposizione è essa stessa omologata alla maggioranza quale espressione di poteri particolari e non di interessi collettivi, mossi dal consenso elettorale.

In particolare, la rinascita di Forlì dal suo declino e dal pattume che l’affligge, politico e no, in senso stretto e in senso lato, non può prescindere da un progetto innovativo che rompa gli attuali schemi e davvero rigeneri la politica locale. Quanti amano Forlì e la sua comunità, soprattutto vogliono rappresentarne il consenso devono sollecitamente porsi all’opera per costruire, proporre un’ampia intesa di cittadini e forze nuove, vera anima ispiratrice di costruttivo futuro per la Forlì che ad ogni costo deve risorgere. Tale progetto deve incamminarsi già per le elezioni politiche del prossimo anno, trovandosi così pronto alle amministrative del ‘29 per corrispondere alle attese di una Forlì che merita di più e meglio di ora.

Franco D’Emilio

L'autore

Franco D'Emilio
Franco D'Emilio

Origini toscane, ma forlivese d’adozione dal 1986, per 38 anni funzionario scientifico del Ministero della cultura nel settore degli archivi, biblioteche e dei beni artistici, storici. Curatore di numerose mostre storico-documentarie d’iniziativa pubblica e/o privata. Autore di pubblicazioni prevalentemente sulla storia italiana contemporanea. Collaboratore di testate giornalistiche ed agenzie di stampa, locali o nazionali.

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