Ormai, il mese di agosto è trascorso con il casino del grande esodo da bollino nero delle partenze e dei ritorni in autostrada, con il costo del carburante alle stelle e con il tormentone della vicenda tragicomica del giornalista Sigfrido Ranucci, vittima di un insolito attentato con bomba perché fosse beneficiario di un’azione volta al suo bene. Che dire di tutto questo? “Roba da chiodi!”, per dirla secondo una tipica espressione toscana per deplorare ogni contrarietà al buonsenso.
“Roba da chiodi!” anche l’intervista di ieri al vicesindaco e assessore alla cultura di Forlì Vincenzo Bongiorno: ennesimo intervento senza novità alcuna sul tema della cultura; intervento, quindi, tragicamente inutile, vano esercizio logorroico e pretestuosamente, perché no sfacciatamente alla ricerca esclusiva dell’evidenza in cronaca per rinverdire la propria immagine, alla ripresa della politica cittadina. Intendiamoci, al nostro vicesindaco/assessore sbagliato e inopportuno alla cultura, non sono affatto contrario immotivatamente, tout court né tantomeno per spirito di schieramento politico o di partito, di destra o di sinistra.
Infatti, qualunque forlivese, indipendentemente dalla sua collocazione politica e ideologica, a dritta o a manca, ami la cultura e, soprattutto, ne conosca le problematiche, le dinamiche, sia a livello nazionale che locale, pure sulla base di un’utile, consolidata esperienza personale, può solamente augurarsi che l’incauto e parolaio assessore Bongiorno ricada nel “buco nero” del mondo politico che l’ha originato. Ho letto e riletto, ancora adesso ce l’ho sotto gli occhi e ci rimugino sopra, l’intervista assessorile di ieri che certo non conferma il detto proverbiale che il Bongiorno, pardon, il buongiorno si veda dal mattino.
Alle prime due domande, innanzitutto, il vicesindaco/assessore ha risposto in modo generico, approssimativo e grossolano, anche perché sollecitato solo da dati indistinti, senza l’indicazione dettagliata quale la loro natura, utile in termini di redditività culturale e/o economica. Dati che neanche distinguono, cosa non da poco, tra autentici consumi fruitivi del patrimonio culturale e, invece, intrattenimento, spettacolo oppure attività editoriali e promozionali, esterne alla programmazione dell’amministrazione comunale.
Alla terza domanda “C’è un progetto per mettere maggiormente in rete i musei, le mostre, il patrimonio storico e gli eventi culturali cittadini …?” la risposta del valentissimo assessore non va oltre la litania del noioso rosario riassuntivo delle iniziative comunali, tutte puramente episodiche, propagandistiche, fuori da un complessivo piano culturale: “Museo a cielo aperto”, “Esplora Forlì”, “Un’opera al mese”, l’apertura, udite udite, stabilmente dei Mosaici del Volo. Poi, l’affondo: “Il prestigio culturale della città, da maggio, è stato accresciuto dall’Auditorium Conad … Cultura e Turismo sono davvero due facce della stessa medaglia (forse quella del Sigillo di Caterina Sforza, ormai attribuibile con tanta, leggera nonchalance, N.d.A.) ed è forte la collaborazione con l’assessore Kevin Bravi, che tra le sue deleghe ha Turismo e Marketing territoriale.”
“Annamo proprio bene!”, direbbe l’indimenticabile sora Lella Fabrizi. Neppure “Roba da chiodi!”, ma un azzardo rivendicativo di meriti illusori, capaci di suscitare solamente un fastidioso reflusso esofageo. Mai, dico mai, assolutamente mai che si senta parlare, far riferimento ad un piano, un progetto culturale complessivo che sia guida organica di finalità e priorità! Mai e poi mai! Sorvolo sul resto dell’intervista, esclusivo polpettume di tanto niente, pur di alzare una mano e dire al forlivese di nuovo a casa dalle ferie: “Ci sono ancora. Ti ricordi di me? Sono quello del vicolo cieco del Miglio Bianco!” Un terribile incubo sulla cultura forlivese.
Franco D’Emilio