Invito i lettori a leggere lo scritto dell’immagine qui sotto. Si tratta di un documento di Alea, attuale gestore della raccolta rifiuti, risalente al 2017, ma mai revocato o modificato, quindi tuttora in vigore nelle sue disposizioni. Numerosissimi cittadini me lo hanno segnalato per evidenziare quanto, relativamente allo smaltimento del rifiuto secco, siano intollerabili, penalizzanti per l’utenza i criteri, ancora di più i costi ordinari e, addirittura, i costi aggiuntivi, praticamente vere e proprie sanzioni.

Tutto molto arbitrario, vessatorio, nonostante l’ipocrita dichiarazione di Alea di aver così disposto per la propria “molta attenzione alla lotta contro l’abbandono dei rifiuti”.
In realtà, trincerandosi dietro l’applicazione del Regolamento per la Disciplina della Tariffa Rifiuti Corrispettiva del Sottobacino 2 (Distretto forlivese), sul rifiuto secco Alea scrocca e strozza gli utenti forlivesi, perché fuori da ogni ragionevole parametro. Innanzitutto, è stabilito un numero minimo e obbligatorio, sottolineo obbligatorio, di svuotamenti fatturabili del secco, a seconda del tipo di bidoni posseduti, 120 lt o 30 lt, e, poi, in base al numero dei componenti del nucleo familiare, accresciuto di un’unità.
Un esempio: ad un’utenza familiare di due componenti, quindi accresciuta a tre, in possesso di un bidone da 120 lt. vengono d’ufficio fatturati minimo 3 svuotamenti, inevitabilmente da pagarsi, pur se mai effettuati perché mai disposti al ritiro. Si tenga conto che in un bidone di 120 lt di rifiuto secco ne entra davvero tanto e un minimo di 3 svuotamenti, pari a 360 lt, corrisponde davvero ad una quantità notevole dello stesso tipo di rifiuti. Naturalmente, bontà sua, Alea esclude categoricamente che per lo smaltimento del secco l’utente possa avere una fatturazione inferiore al minimo di svuotamenti, attribuitogli d’ufficio.
Quindi, anteponendo il proprio business, Alea punisce con tanta plateale faccia tosta anche l’eventuale condotta esemplare dell’utente che in un’etica ecologica voglia contenere il proprio rifiuto secco, orientandosi verso l’acquisto di prodotti, quanto più destinabili al riciclo. Infine, stupisce che in un’ottica da tagliagole Alea imponga il versamento della propria quota fissa più un costo aggiuntivo (chiamiamola pure sanzione), pari al doppio del costo dei propri svuotamenti ai “residenti che non risultino aver usufruito di svuotamenti del rifiuto secco non riciclabile e che non possano dimostrare il contrario”. Più che mai giusto l’imminente flash mob degli utenti in piazza Saffi al prossimo Consiglio Comunale di Forlì.
Franco D’Emilio