Per il 2027 il Museo del San Domenico di Forlì ha deciso di cambiare rotta e, soprattutto, cercare nuovi orizzonti. Dal 2006 ad oggi sono state ben 21 le mostre forlivesi, praticamente una all’anno, vero e proprio record di produzione seriale “in catena di montaggio”, uno dopo l’altro, di eventi culturali. Mostre perlopiù mediamente interessanti, raramente degne di essere ricordate per chissà mai quale novità o originalità interpretativa e critica dei movimenti, degli artisti presentati.
Solitamente, la consuetudine finisce nel grigiore ripetitivo che, nel caso del Museo del San Domenico di Forlì, si è manifestato come monotona piattezza espositiva: finita ogni mostra e chiusa bottega, nessuna eco persistente e rilevante, quasi nulla fosse accaduto. Adesso, la forlivese Fondazione Cassa dei Risparmi, promoter di tanta ciclicità culturale, dopo aver navigato tanta arte italiana, concedendosi solo qualche timida puntatina fuori dai confini nazionali e impegnandosi soltanto con 3 mostre su 21 ovvero 3 contro 18 per la valorizzazione e promozione del patrimonio artistico del territorio, ha deciso di andare lontano, addirittura in Estremo Oriente.
Così dal 19 febbraio al 27 giugno 2027 ventiduesima mostra al San Domenico sarà l’evento “Visioni d’Oriente. Giappone e Giapponismo dagli Impressionisti al Manga”. Comunque, nulla di nuovo che già non si conosca e, temo, nulla che, alla fine, possa risultare davvero innovativo sul piano dell’approfondimento. Basta scorrere sul tema le iniziative editoriali, quelle espositive e le occasioni di dibattito dell’ultimo lustro per convincersi che sarà l’ennesima mostra che con tanto protagonismo provincialotto scopre l’acqua calda e non aggiunge nulla di più.
Non è neppure una novità questo legame culturale di Forlì col Giappone, insito nella nuova mostra al San Domenico. Infatti, seppur forlivese solamente per adozione e cambio del cognome, avendo assunto quello della moglie Camilla Paulucci de’ Calboli, discendente dell’antica e nobile famiglia di Forlì, non possiamo dimenticare l’ambasciatore Giacomo Paulucci de’ Calboli, dal 19 febbraio al 27 giugno 1938, su incarico del governo fascista, guida di un’importante missione diplomatica in Corea, nel Manciukuò e in Giappone.
Per la prima volta in modo esteso si svilupparono e consolidarono rapporti culturali tra Italia e Giappone, segnati anche dall’eccezionalità, da parte dei nipponici, di concedere al prof. Antonio Casulli, docente universitario della Sapienza di Roma e rappresentante della scuola italiana, quindi, come tale, partecipe della missione diplomatica, di tenere una conferenza sui valori della cultura presso l’Università Imperiale di Tokio, straordinariamente convocata per volontà, cosa allora rara, dell’imperatore Hirohito.
Tutto questo testimoniato da ampia documentazione presso l’Archivio di Stato di Forlì, oggetto pure di approfonditi studi da parte dello storico forlivese prof. Giovanni Tassani. Speriamo che in tanto “Giappone e Giapponismo” della prossima, ennesima mostra al Museo del San Domenico non ci si dimentichi di questo concreto legame tra Forlì e il Paese del Sol Levante.
Franco D’Emilio