A Messina, così stamani riferiscono numerosi quotidiani, i custodi del museo, dove sono state rubate preziose opere di Antonello da Messina, hanno dichiarato di aver sentito scattare la sirena d’allarme del sistema antifurto, ma, bontà loro, non ci hanno fatto caso! Incredibile, addetti alla vigilanza museale, stipendiati per sorvolare sull’assordante suono di un dispositivo antifurto! Ma, allora, cosa mai facevano se non vigilare nell’ambito di un regolare turno notturno?
Una risposta la offro sulla base della mia trascorsa esperienza, conoscenza e, soprattutto, verifica, ripeto verifica, dei servizi di vigilanza museale del Mic, Ministero della cultura, ad esempio tra Firenze, Bologna e Ravenna: di notte, perlopiù, i custodi dormivano saporitamente nei cosiddetti “posti di guardia”. Chissà, forse, anche nel museo messinese addetti alla vigilanza notturna posseduti da Morfeo? Chi dorme non solo non piglia pesci, ma si rivela pateticamente fesso se, poi, dichiara di non aver prestato attenzione ad una sirena che gridava “Al ladro, al ladro!”
A Forlì questo rischio di custodi del patrimonio artistico, che “non vedono e, cosa più grave, non sentono”, è stato ed è contenuto al massimo. La raccolta di tanto patrimonio artistico forlivese, prima custodita a Palazzo Romagnoli, appositamente recuperato a fini museali espositivi, è stata trasferita al Museo del San Domenico: tutto lì, confidando che i custodi restino svegli o, perlomeno, soffrano d’insonnia.
A Palazzo Romagnoli, invece, con grande lungimiranza dell’attuale Amministrazione è stata trasferita gran parte dei fondi librari della Biblioteca Civica, da tempo focomelica di una sede sicura. Trionfa davvero il buonsenso amministrativo della cultura forlivese: meglio correre il rischio di farsi rubare qualche libro che, magari, una preziosa opera d’arte, magari della Collezione Verzocchi! Chi l’avrebbe mai immaginato di prestare tale riconoscimento all’attuale, acuta e provvida gestione del patrimonio culturale della nostra Forlì!
Franco D’Emilio