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A Forlì la politica veste Prada

Di Franco D'Emilio Leggilo in 4 minuti
Aggiornato: 3 agosto 2026
A Forlì la politica veste Prada

Adesso a Forlì è la politica, non più il diavolo, a vestire Prada o altra griffe di celebre maison de couture. Infatti, l’attuale politica forlivese non ha più bisogno del diavolo, che fa le pentole, ma non i coperchi, per tentare di nascondere i propri difetti, tanto generosamente mi limito a chiamarli così. No, ora la politica forlivese i suoi limiti, più o meno gravi e plateali, li mostra senza pudore, nobilitandoli con l’ostentazione di un costoso e ricercato look di camuffamento, riassunto in un outfit originalmente unico e distintivo.

Pensate davvero di essere capaci di accusare della sua pochezza, che so, forse un’assessora, che ad una festa paesana o ad una commemorazione militare vi si pari davanti abbigliata con almeno il doppio del vostro stipendio, più la tredicesima natalizia e, magari, al polso un prezioso orologio Piaget Classic Lady, il minimo per segnare il suo tempo di strategica amministratrice pubblica? È difficile farlo, credetemi, perché, in realtà, questa eventuale, marcata ostentazione di lusso assessorile è per noi la prova tangibile di esserci affidati a chi nella vita ha saputo realizzare, fare e vivere al top, mentre voi, noi tutti siamo ridotti al flop e fermi al palo.

In fondo, più che mai adesso a Forlì il rapporto tra la politica, ricca e griffata in passerella, e i comuni cittadini, a volte poveri cristi, di destra o di sinistra che siano, può riassumersi tristemente nelle parole del marchese del Grillo ai plebei “Io so io e voi non siete un cazzo!”. Dunque, a Forlì, in grande e in piccolo, è il momento della politica, incline al ballo in maschera con lo sfoggio di tanto must irrinunciabile della moda e del costume. Eppure, quanto è difficile stare al passo con le novità ed essere sempre trendy.

Volete mettere l’imbarazzo di dover scegliere tra tante cosucce e via, da 1.000 euro in su? Ieri, una borsa di Louis Vuitton, oggi una di Prada e domani chissà mai quale altro raffinato brand. Non è facile decidere, molto dipende anche da cosa si metta ai piedi: se un décolleté di Ferragamo oppure di Saint Laurent e questo, sì, è tormentosamente problematico. Davvero comprensibile, quindi, il sorrisino della politica, tutta in lussuoso tiro, sotto sotto compiaciuta di vedersi e sentirsi ammirata, invidiata nella rassegnata conclusione altrui “Beata lei!

Intanto, sempre a Forlì, i camerati del vannacciano Futuro Nazionale s’interrogano ansiosi chi mai sia il loro capo locale. Due, infatti, le persone di riferimento a livello forlivese, entrambi avvocati: Francesco Minutillo e Daniele Mezzacapo, come dire rispettivamente il giorno e la notte: fiamma vivida e tricolore della destra dura e pura il primo; invece, destra fioca e fiacca, ondivaga ed opportunista il secondo.

Inoltre, Minutillo referente ufficiale del Comitato 93 di Futuro Nazionale in via Caterina Sforza 61 a Forlì, unica sede cittadina del movimento generalizio; Mezzacapo, ex assessore, poi solo consigliere comunale leghista, messo da parte e lasciato a bocca asciutta nella seconda giunta Zattini, per questo decisosi al cambio d’abito e riciclo in Futuro Nazionale con la speranza di tornare a contare qualcosa, almeno da 1 a 3.

Chi, però, tra i due il capo? Perché un capo ci vuole sempre, capace di guidare, decidere e comandare, tanto più in un partito nuovo di zecca, gagliardo e audace nella memoria del mussoliniano “Noi tireremo diritto”. Non solo è necessario, ma deve avere pure il giusto phisique du role che ispiri sicurezza e saldezza di comando: Minutillo ha pieni requisiti all’attitudine del centurione, per questo prevale nettamente su Mezzacapo, soltanto anonimo nella sua figura, al massimo, di impiegato delle poste o dell’anagrafe, nemmeno di capomanipolo del suo minuto, personalistico gruppo rionale di camice futuriste della prim’ora.

Eppure, i camerati vannacciani ancora non sanno chi tra i due a Forlì abbia tracciato il solco di Futuro Nazionale e debba difenderlo con la spada. Sempre intollerabile e incauta una sconveniente diarchia ovvero due galli con la stessa pretesa di annunciare un risorgente “Sole che sorgi libero e giocondo”. A chi il definitivo posto al sole dell’alba vannacciana a Forlì? Chi il capo forlivese di tanta nuova, esaltante proposta della destra politica?

Franco D’Emilio

L'autore

Franco D'Emilio
Franco D'Emilio

Origini toscane, ma forlivese d’adozione dal 1986, per 38 anni funzionario scientifico del Ministero della cultura nel settore degli archivi, biblioteche e dei beni artistici, storici. Curatore di numerose mostre storico-documentarie d’iniziativa pubblica e/o privata. Autore di pubblicazioni prevalentemente sulla storia italiana contemporanea. Collaboratore di testate giornalistiche ed agenzie di stampa, locali o nazionali.

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