Un forlivese dimenticato: Guido Agosti

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Ho più volte sfogliato una rivista mensile che ho in ufficio, pubblicata nel 1927, ma mai mi ero soffermato sull’articolo titolato “Guido Agosti” perché a me, quel nome, non diceva proprio nulla e non lo associavo a niente di conosciuto. Caso ha voluto che, a differenza delle altre volte, scorrendo velocemente l’articolo, a metà colonna mi salta all’occhio il termine “romagnolo”; la mia attenzione si accende, la curiosità divampa e mi invita a leggere con più attenzione.

Scopro che l’articolo parla non solo di un romagnolo ma, addirittura, di un forlivese e cito una frase dell’articolo perché ritengo sia degna di attenzione: “… discorrevo giorni sono con un giovane pianista italiano (romagnolo: è nato a Forlì nel 1901) Guido Agosti, che su queste colonne vorrei presentare al pubblico, non come un ignoto, che si tenta di rilevare, bensì per domandare un’altra volta a quanti hanno profondo il culto della genialità italiana: è proprio necessario che un pianista sia nato a Berlino o a Varsavia, perché gli italiani gli concedano tutti i giorni tutta la fama che egli merita?…“,

Purtroppo, la risposta alla domanda è “sì”, perché a Forlì di Guido Agosti non c’è traccia alcuna, nessuna strada intestata, nessuna piazza o piazzetta, men che meno un teatro, un cinema, un giardinetto, una lapide ma neanche un concerto, che forse è il minimo, ahimè, niente di niente.
Ma chi era Guido Agosti e perché meriterebbe di essere ricordato? Nato a Forlì l’11 agosto 1901, a soli sei anni Ignazio Mastrilli, musicista e compositore, lo inizia al pianoforte riconoscendone le doti dell’enfant prodige tanto che un anno dopo lo lancia già al pubblico in vari concerti. Ma, l’Agosti, descritto come schivo e distante dall’apparire per rincorrere il successo, nel 1911 s’iscrive al Liceo Musicale di Bologna sotto la guida sapiente dei Maestri Filippo Ivaldi e Bruno Mugellini.

Tredicenne ottiene il diploma di pianista a pieni voti con lode e il plauso speciale di Ferruccio Busoni, allora direttore del Liceo Musicale bolognese, che gli volle assegnato il premio Mugellini. Cosa rara, l’applaudì anche il severo pubblico della Società del Quartetto Bolognese che poco concedeva, di solito, agli esordienti.
Non pago del diploma, continua a studiare composizione e, anche, contrappunto, seguito dal Maestro Giacomo Benvenuti ottenendo anche il diploma di Magistero.
Divenuto famoso concertista in Italia, è invitato all’estero più volte, a New York (anche al Metropolitan) e a Chicago ma anche in Messico.

Tra il 1933 e il 1949, oltre all’attività concertistica, per lo più come solista, insegnò nei conservatori di Venezia, Roma e Milano. Dopo la seconda guerra mondiale è in cattedra al Conservatorio di Santa Cecilia in Roma e all’Accademia Chigiana di Siena. Tenne inoltre corsi presso l’Accademia di Stato Franz Liszt di Weimar, l’Accademia Sibelius di Helsinki e la Julliard School di New York.
Membro della Royal Academy di Londra, nel 1976 diviene vicepresidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, carica che mantenne fino alla sua dipartita avvenuta il 2 giugno 1989 a Milano.

Musicista, compositore per musica per pianoforte e per orchestra, fu anche revisore di musiche antiche. Nel 1977 la città di Forlì gli attribuì la Medaglia d’oro per meriti artistici ma, a quanto pare, rimase un episodio isolato e poi dimenticato.
Voci attendibili narrano che la vedova Agosti abbia donato alla Biblioteca di Forlì molto materiale posseduto dal Maestro fra i quali una consistente raccolta di libri, anche rari e preziosi, ma anche un suo busto. Sarebbe interessante apprendere che qualcuno appartenente ai circoli culturali del forlivese o, meglio, la stessa Amministrazione Pubblica, prenda a mano il tema del nostro dimenticato Guido Agosti per rendergli degnamente merito con un percorso culturale volto alla sua riscoperta.
(l’immagine di Guido Agosti pubblicata è del 1927)

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Forlivese (1965), architetto, laureatosi all’Università degli Studi di Firenze con una tesi su "Piani urbani e forma della città - Forlì e la realizzazione di viale della Libertà", rivelando, già allora, il suo vivo interesse verso gli sviluppi dell’architettura contemporanea dalle avanguardie ai giorni nostri. Docente a contratto per oltre dieci anni all’Università degli Studi di Bologna, Facoltà di Architettura “Aldo Rossi” di Cesena, affianca all’attività, ormai ultraventennale, di libero professionista, quella di ricercatore storico nel campo dell’architettura e dell’urbanistica. Ha contribuito alle seguenti pubblicazioni: Laura Tartari, "Gli oltre sette secoli degli Orfanotrofi di Forlì. Storia e memoria di una realtà locale (1999)"; Ulisse Tramonti e Maria Cristina Gori (a cura di), "Palazzo Morattini un tesoro nascosto (2006)"; di quest’ultimo edificio ha curato il progetto di restauro, relativo al piano nobile. Nell’ambito dell’attività di restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione ha progettato e coordinato il recupero della ex Casa del Fascio a Pievequinta di Forlì, lavoro che gli è valso la Menzione d’Onore alla “Festa dell’Architettura Forlì-Cesena 2014”, organizzata dall’Ordine degli Architetti della provincia forlivese. Su tale intervento di restauro ha pubblicato anche il volume "Il restauro della ex Casa del Fascio a Pievequinta di Forlì (2015)" con introduzione curata dal prof. arch. Giorgio Muratore dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Nel 2017 ha curato e pubblicato con Franco D’Emilio il volume "Predappio al tempo del Duce - Il fascismo nella collezione fotografica Franco Nanni", raccolta di immagini, recentemente riconosciuta dallo Stato di interesse storico nazionale. Il 2018 lo vede pubblicare il volume "Predappio. Il racconto di un progetto compiuto, 1813 - 1943", che rappresenta lo studio analitico-documentale della nascita e sviluppo del nuovo centro urbano pedemontano, per come oggi possiamo visitarlo.