rocca delle caminate 1943

Rocca delle Caminate è un castello a cavaliere della collina tra la vallata del Rabbi e quella del Ronco, la cui storia ultramillenaria è ancora tutta da scrivere. Dista da Forlì una quindicina di chilometri, ma si raggiunge anche da Predappio, o da Meldola, percorrendo, da entrambi i lati, più o meno sei chilometri.
Se dell’antico maniero sono facilmente reperibili le vicende che recentemente nel 2016 hanno visto concludersi il suo restauro per permetterne il riutilizzo quale polo di ricerca universitario, dotato anche di una foresteria e alcune sale conferenze, non altrettanto di facile acquisizione, invece, sono le notizie di cosa accadde al castello dopo la caduta del fascismo.

Va premesso che la Rocca divenne particolarmente nota perché donata da un apposito comitato a Benito Mussolini il quale, terminati i restauri nel 1928, l’utilizzò come residenza estiva per la sua famiglia ma, anche, come sede di rappresentanza per incontri politici o conviviali con alte personalità, pure straniere, non ultimo Re Vittorio Emanuele III nel ’38.
Probabilmente, l’ultimo incontro a carattere politico avvenuto nel castello fu quello fra Benito Mussolini e il vicepremier romeno Mihai Antonescu, promosso su iniziativa di Giuseppe Bastianini, presente all’incontro, nel tentativo di creare un fronte compatto con gli alleati minori, Ungheria e Romania, appunto, nei confronti di Hitler. La riunione avvenne l’1 luglio 1943, così nell’Opera Omnia, ed è ampiamente documentata dalle immagini fotografiche, oltre sessanta, che sono facilmente consultabili nell’archivio on-line dell’Istituto Luce.

Al tempo, la proprietà del parco e del castello era di Rachele Guidi, moglie di Mussolini, per tutti Donna Rachele, perché “acquistati” dal marito nel 1932 assieme alla chiesetta, tuttora esistente, posta a fianco dell’oramai ex Caserma dei Carabinieri, questi ultimi poco fuori le mura di cinta, sul lato che guarda Predappio.
Nella notte fra il 24 e 25 luglio 1943 gli appartenenti al Gran Consiglio del Fascismo votarono l’ordine del giorno che, sconfessando Benito Mussolini quale Capo del Governo, segnò la fine del fascismo stesso ad opera dei suoi gerarchi. Mussolini fu poi arrestato, Re Vittorio Emanuele III si defilò e il governo dell’Italia fu consegnato al Maresciallo Pietro Badoglio che nei suoi primi quarantacinque giorni di mandato approdò alla firma dell’armistizio l’8 settembre 1943.
Cosa successe all’indomani a Rocca delle Caminate?

Nulla, non fu occupata né tantomeno saccheggiata, come alcuni, invece, hanno scritto, ma rimase nelle ferme mani di Donna Rachele, perdipiù presidiata da un corpo speciale dei Carabinieri di stanza proprio nella suddetta caserma attigua.
Il 12 settembre ’43 Mussolini fu liberato rocambolescamente da un’unità di paracadutisti tedeschi dalla sua prigionia a Campo Imperatore, nel Gran Sasso, e il 18 successivo annunciò via Radio Monaco di voler procedere alla costituzione di un nuovo governo, cosa che nei fatti avvenne. La prima riunione del Consiglio dei Ministri del neo-proclamato Governo Fascista Repubblicano, poi Repubblica Sociale Italiana o Repubblica di Salò, avvenne il 23 settembre ’43, giovedì, nella sede dell’Ambasciata di Germania a Roma e non, come riportato da tanti, a Rocca delle Caminate: la fonte documentale che lo attesta sono i verbali delle sedute dell’R.S.I., pubblicati dall’Archivio Centrale dello Stato di Roma nel 2002 e resi, di recente, disponibili on-line in forma digitalizzata.

Nel primo verbale citato, nel quale sono sommariamente elencate le direttive programmatiche del nuovo governo, si legge la necessità di trasferire i ministeri in Alta Italia per evitare che la città eterna potesse essere oggetto di bombardamenti, finalità concretizzatasi con la scelta della sconosciuta Salò; ancora, al quarto punto del verbale, l’indicazione che Mussolini, non presente alla seduta, intendesse ricevere i membri del Governo a Rocca delle Caminate, ma non ho conferma se ciò sia avvenuto o meno perché non ho reperito documenti o informazioni che lo attestino.

Altri documenti interessanti aiutano, invece, a ripercorrere le vicende del castello nel periodo ’43 – ’44 e sono stati rintracciati recentemente all’Archivio di Stato di Forlì*: uno di questi, datato 1944, racconta che su “… richiesta dei famigliari del Duce in seguito a consiglio del Comando Germanico di Predappio. …” la rocca doveva essere mimetizzata e, nei fatti, fu fatta richiesta d’istruzioni direttamente al Ministero degli Interni per accedere al finanziamento delle previste opere cui seguì l’autorizzazione a procedere.
Il preventivo di spesa fu richiesto alla ditta “…locale…” di Mario Camporesi, “…pittore e decoratore…”, che aveva previsto di mimetizzare il “… Castello di Rocca delle Caminate, con tinteggiatura a calce a colori a base di ossido di ferro e relativo fissaggio con silicato. Oltre ai tetti e terrazze del Castello si dovrà mimetizzare il muro di cinta recentemente costruito con muratura di mattoni a faccia vista lungo tutto il perimetro del parco annesso al Castello, per lo sviluppo di ml. 1300…”.

Seguendo le “… istruzioni date dalle Superiori Autorità. …” fu deciso, invece, di mimetizzare “… anche le pareti esterne ed interne dei muraglioni di cita del Castello vero e proprio sono state, per ordine superiore, mimetizzate. Inoltre sono stati mimetizzati i tetti e le pareti della chiesina, della caserma Guardia del Duce, del portale ovest, della Casa del custode, del pollaio, della Casa Armando che non erano state preventivate. … (documento del 10 maggio 1944)”.

Il consuntivo dei lavori, verbalizzato dagli uffici del Genio Civile forlivese a firma degl’ingegneri Sesto Baccarini e Leopoldo Taccheri, riporta la data del 4 luglio 1944, unitamente al timbro con il logo della R.S.I.
Queste brevi notizie dimostrano come, nonostante la caduta del fascismo, il castello fosse rimasto sotto il controllo della famiglia Mussolini, condizione questa confermata da un altro documento, reperito sempre in Archivio, datato 27 luglio 1944, col quale il Comandante del Battaglione “M” Guardia del Duce (così fu rinominato il Comando di stanza alla caserma di Rocca delle Caminate), informa il Capo della Provincia di Forlì che il 25 luglio (1944)“… aerei nemici hanno lanciato … nell’interno della Rocca delle Caminate – parco – uno spezzone incendiario che fortunatamente non ha preso fuoco. …”. Nello stesso comunicato il comandante aveva “… fatto interessare Donna Rachele Mussolini affinché invii a questo Comando le chiavi del castello, in modo che si possa intervenire in caso d’incendio nell’interno del castello…” : tutto questo, dunque, a riprova che i referenti erano ancora i Mussolini.

Lo stesso giorno, però, il Governo Bonomi emanò il decreto n. 159 (27 luglio 1944) Sanzioni contro il fascismo, che, prescrivendo pure il sequestro dei beni, posseduti dai fascisti e dai loro parenti, nell’ottobre dello stesso anno confiscò anche Rocca delle Caminate con atto, però, improprio, salvo poi restituirla a breve.
Pochi mesi dopo i polacchi, primi fra tutti, liberarono Predappio ed entrarono anche nel castello dove secondo alcune, pur se scarne, testimonianze era contenuto ancora molto materiale, innanzitutto la libreria di Benito Mussolini nella “stanza dei cimeli”, vandalizzata e saccheggiata pure negli anni a seguire.

Ancora oggi, alcuni ormai attempati predappiesi ricordano di essere stati, nei primi anni ’50, all’interno della Rocca delle Camminate e di aver camminato, da bambini, sulla moltitudine di libri riversi a terra e che alcuni, nell’occasione, strappavano dagl’album fotografici, o dai libri, le preziose copertine in cuoio per farne dei sandali…
Molto fu distrutto e disperso ma molto di quanto fu trafugato è ancora riposto in tanti secretati armadi o cantine o soffitte, forse volutamente dimenticato…
(*Archivio di Stato Forlì-Cesena, fondo Prefettura, Gabinetto riservato, b. 392)

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Forlivese (1965), architetto, laureatosi all’Università degli Studi di Firenze con una tesi su "Piani urbani e forma della città - Forlì e la realizzazione di viale della Libertà", rivelando, già allora, il suo vivo interesse verso gli sviluppi dell’architettura contemporanea dalle avanguardie ai giorni nostri. Docente a contratto per oltre dieci anni all’Università degli Studi di Bologna, Facoltà di Architettura “Aldo Rossi” di Cesena, affianca all’attività, ormai ultraventennale, di libero professionista, quella di ricercatore storico nel campo dell’architettura e dell’urbanistica. Ha contribuito alle seguenti pubblicazioni: Laura Tartari, "Gli oltre sette secoli degli Orfanotrofi di Forlì. Storia e memoria di una realtà locale (1999)"; Ulisse Tramonti e Maria Cristina Gori (a cura di), "Palazzo Morattini un tesoro nascosto (2006)"; di quest’ultimo edificio ha curato il progetto di restauro, relativo al piano nobile. Nell’ambito dell’attività di restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione ha progettato e coordinato il recupero della ex Casa del Fascio a Pievequinta di Forlì, lavoro che gli è valso la Menzione d’Onore alla “Festa dell’Architettura Forlì-Cesena 2014”, organizzata dall’Ordine degli Architetti della provincia forlivese. Su tale intervento di restauro ha pubblicato anche il volume "Il restauro della ex Casa del Fascio a Pievequinta di Forlì (2015)" con introduzione curata dal prof. arch. Giorgio Muratore dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Nel 2017 ha curato e pubblicato con Franco D’Emilio il volume "Predappio al tempo del Duce - Il fascismo nella collezione fotografica Franco Nanni", raccolta di immagini, recentemente riconosciuta dallo Stato di interesse storico nazionale. Il 2018 lo vede pubblicare il volume "Predappio. Il racconto di un progetto compiuto, 1813 - 1943", che rappresenta lo studio analitico-documentale della nascita e sviluppo del nuovo centro urbano pedemontano, per come oggi possiamo visitarlo.