Tre interrogazioni depositate il 20 ottobre e, a quasi tre settimane di distanza, nessuna risposta. È il punto di partenza dell’intervento con cui la consigliera comunale di Tredozio Simona Vietina, segretario regionale della Democrazia Cristiana e consigliere dell’UCRF, torna a sollecitare l’Amministrazione comunale su una serie di nodi che, a suo giudizio, pesano sulla vita del paese: servizi alle famiglie, tenuta del commercio, accessibilità e ricostruzione dopo il terremoto.
Secondo Vietina, a Tredozio il problema non è soltanto ciò che non viene fatto, ma il modo in cui si cerca di giustificarlo, attribuendo la responsabilità ora agli enti superiori, ora alle circostanze, a volte perfino ai cittadini. L’esempio più emblematico, per la consigliera, è l’asilo nido. La riapertura era stata prospettata e gli spazi, ricorda, erano stati individuati e predisposti dalla precedente Amministrazione, ma il servizio non è mai partito. Il Comune aveva fissato una retta di 450 euro mensili, uguale per tutti e senza alcuna modulazione ISEE, una cifra che secondo Vietina ha scoraggiato proprio le famiglie con più bisogno e che, in alcuni casi, ha spinto a cercare soluzioni più convenienti fuori Comune.
La consigliera si spinge a ipotizzare che la scelta sia stata fatta per disincentivare le iscrizioni ed evitare di sovvenzionare il servizio, e avverte: non si può annunciare un servizio e poi stabilire condizioni che ne rischiano la realizzazione, per concludere che sono i cittadini a non volerlo. Altro tema è il trasporto scolastico. Il servizio viene ripristinato, ma Vietina chiede se potranno usufruirne tutte le famiglie che ne hanno necessità, comprese quelle residenti nel centro abitato, o soltanto quelle del forese. Un servizio pubblico, sottolinea, deve rispondere ai bisogni reali e non creare cittadini di serie A e di serie B.
C’è poi la tenuta economica del centro storico, che rischia di svuotarsi. Sono previste le chiusure dello storico Bar Derna, dell’unico negozio di generi alimentari e della lavanderia. La consigliera chiede quali iniziative siano state assunte per evitarlo, se i titolari siano stati incontrati e se esistano contributi, agevolazioni fiscali o sostegni agli affitti e alle utenze. In parallelo, si parla di limitare o chiudere il centro al traffico: Vietina domanda con quali parcheggi, con quale piano di rilancio commerciale e con quali garanzie di accessibilità per anziani e persone con difficoltà motorie, ritenendo necessaria una strategia prima di introdurre nuove restrizioni che potrebbero dare il colpo di grazia alle poche attività rimaste.
Le interrogazioni toccano anche la nuova sede dell’ufficio postale, sulla quale i cittadini avrebbero segnalato barriere architettoniche che renderebbero difficile o impossibile l’accesso alle persone con mobilità ridotta. Vietina chiede se il Comune abbia verificato la situazione con Poste Italiane e se abbia richiesto interventi.
Capitolo a parte, la ricostruzione. L’ex Palazzo del Fascio, che ospitava la biblioteca comunale, è ancora da recuperare. La nuova biblioteca era stata predisposta dalla precedente Amministrazione, ma risulterebbe che alcune persone continuino ad accedere ai vecchi locali nonostante l’inagibilità.
Da qui le domande della consigliera su chi controlli e garantisca la sicurezza, a che punto siano gli accordi con il Commissario alla ricostruzione, quali risorse siano disponibili, quali edifici abbiano la priorità e quando partiranno i lavori. Manca, a suo dire, una visione complessiva e un cronoprogramma pubblico per la rinascita del centro storico.
Per Vietina il nodo, dunque, non è un singolo servizio che manca o un intervento che ritarda, ma l’assenza di una direzione politica riconoscibile. Tredozio, afferma, ha bisogno di un’Amministrazione che governi, programmi, cerchi soluzioni e si assuma la responsabilità delle proprie scelte, non di una che si limiti ad annunciare, rinviare e cercare altrove i responsabili. Un Comune montano che perde abitanti, servizi e attività commerciali, aggiunge, non può permettersi l’immobilismo: amministrare significa anche trovare alternative e costruire opportunità.
Le interrogazioni, conclude la consigliera, chiedono cose semplici: fatti, atti, risorse, responsabilità e tempi certi. Non polemiche, ma risposte dovute a tutta la comunità, perché un paese non muore soltanto quando chiudono i negozi o le famiglie se ne vanno, ma anche quando chi lo amministra smette di progettare il futuro e si abitua a non dare risposte.