Un viaggio lungo oltre un secolo per ripercorrere l’evoluzione del matrimonio, tra riti popolari, memoria sociale e l’arte sartoriale di un tempo. Sabato 7 novembre, alle ore 16,00, le sale di Palazzo Morattini in via Armelino 33 a Pievequinta, apriranno le porte alla mostra “Gli abiti degli sposi, come eravamo 50 (e più) anni fa”, curata dall’Associazione culturale e ricreativa “Amici della Pieve”.
L’inaugurazione sarà preceduta alle ore 15,00 da un’introduzione a cura di Radames Garoia, che approfondirà le dinamiche del corteggiamento, del fidanzamento e delle nozze all’interno della società tradizionale contadina romagnola, quando il matrimonio rappresentava un pilastro centrale della vita comunitaria.
Il cuore dell’esposizione comprende oltre 30 abiti nuziali originali, indossati da spose e sposi del territorio in un arco temporale che va dal 1910 ai giorni nostri. Ciascun abito è corredato da una scheda con le generalità dei coniugi, la data e il luogo del sì, la fotografia ufficiale delle nozze e, laddove rintracciabile, l’indicazione della sarta o dell’atelier che lo ha confezionato.
Il percorso espositivo offre inoltre una ricostruzione storica sull’origine del vestito da sposa: dai modelli dell’antica Grecia e la tradizione del velo colorato a Roma, fino al Medioevo dei damaschi accesi e all’introduzione del bianco, impostosi a livello globale dopo il matrimonio della regina Vittoria nel 1840. Nelle campagne romagnole, tuttavia, la veste bianca si diffuse soltanto nel secondo dopoguerra con il boom economico; prima di allora, le spose indossavano il “vestito buono”, spesso scuro, destinato a essere riutilizzato nella vita quotidiana.
La mostra rende omaggio anche alle sarte di paese e all’artigianato locale. Tra le immagini esposte spicca una fotografia del 1943 che ritrae le alunne della scuola elementare di Pievequinta — allora ospitata a Palazzo Morattini — durante le lezioni di cucito. A completare l’allestimento vi è una sezione dedicata ai corredi tradizionali (lenzuola, tovaglie e biancheria ricamata) custoditi nelle cassapanche e un tempo trasportati nella nuova casa sui carri addobbati.
L’esposizione sarà visitabile a ingresso libero nei fine settimana di sabato e domenica, fino al 29 novembre, dalle 15:00 alle 18:00.