Angelo Masini, uno dei più grandi tenori della storia dell’opera italiana, si spense il 28 settembre 1926. La notizia della sua morte e soprattutto lo svolgimento dei funerali ebbero un’eco straordinaria sui giornali e sulle riviste dell’epoca, che ne celebrarono non solo la grandezza artistica, ma anche il legame profondo con la Romagna e con la sua città natale, Forlì.
Il Corriere di Milano del 15 ottobre 1926, dopo aver rievocato l’immensa carriera del cantante, scrisse:
«Grandi onoranze vennero tributate alla salma di Angelo Masini, l’insigne tenore il cui nome per diecine di anni è stato segnacolo di gloria nel campo dell’arte lirica italiana. Per le strade di Forlì, sua città natale, è sfilato l’imponente corteo funebre accompagnato dai rintocchi della campana della torre municipale. Le corone ed i fiori erano in quantità enorme. Apprendiamo che una corona stupenda (la più bella, ci scrivono) portava il nome di “Claudia Muzio al grande Maestro”: maestro, si intende, non di Lei; Maestro dell’Arte in cui Egli stette come un sovrano affascinando le folle, dominando ancora, vecchio a 82 anni, coi ricordi che il tempo non ha cancellato. Per i funerali s’è riversata a Forlì anche buona parte dei cittadini di Faenza; Faenza che adorava il grande Artista, traendo ricambio di forte affezione».
Anche il periodico milanese Giornale degli Artisti, nel numero del 16 novembre 1926, sottolineò la solennità della cerimonia:
«I funerali di Angelo Masini a Forlì riuscirono imponenti. Tutto il popolo forlivese, dal primo magistrato all’ultimo popolano della bella città romagnola, seguì il feretro di Colui che fu il più grande ed il più insuperato tenore del mondo. Il feretro era letteralmente coperto di fiori».
Il settimanale forlivese Il Momento, già il 2 ottobre 1926, annunciava che il Municipio aveva decretato per Masini «gli onori del famedio». L’artista venne infatti sepolto nel Pantheon del Cimitero Monumentale di Forlì, accanto ad altri illustri cittadini: Piero Maroncelli, Aurelio Saffi, Antonio Fratti e Fulcieri Paulucci di Calboli. Sulla lapide collocata sotto il suo busto si legge ancora oggi:«Diede all’arte la luce del suo genio, all’agricoltura la tenace volontà, alla beneficenza la generosità del cuore».
Le fotografie inedite scattate da Foto Savoia il 30 settembre 1926 – giorno del funerale – restituiscono con straordinaria efficacia visiva quanto i giornali dell’epoca raccontarono a parole: la folla immensa, le corone, il corteo solenne, la partecipazione sentita di un’intera comunità che salutava non solo un grande artista, ma un uomo profondamente legato alla propria terra.