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Il Papa filofascista salvatore anche delle Casse Rurali forlivesi

Di Franco D'Emilio Leggilo in 5 minuti
Aggiornato: 23 ottobre 2026
Il Papa filofascista salvatore anche delle Casse Rurali forlivesi

Vicinissimi alla ricorrenza del 104° anniversario della Marcia su Roma questo è il mio conclusivo intervento sul tema, dopo “Forlì né fascista della prim’ora né marciatrice su Roma”, qui pubblicato ieri. Stavolta, mio argomento sarà quanto Pio XI, papa apertamente filofascista, abbia supportato Mussolini sino ad abbandonare e sacrificare i cattolici del Partito Popolare di don Luigi Sturzo: questo in cambio della salvezza dal crollo finanziario del cattolicissimo Banco di Roma e del collegato circuito delle Casse Rurali.

L’enciclica “Rerum Novarum” del 1891 di Papa Leone XIII aveva recuperato positivamente la partecipazione dei cattolici italiani alla vita politica, dopo che per 17 lunghi anni questo impegno era stato impedito dal “Non Expedit” di Pio IX nel 1874. Finalmente, i cattolici erano tornati ad essere protagonisti di proposte fattive per lo sviluppo economico e sociale del paese, sempre nel rispetto fondamentale della dignità umana.

La promozione del lavoro e dell’istruzione, unitamente a innovative forme di tutela sociale, furono subito gli obiettivi perseguiti dai cattolici italiani per concretizzare un effettivo, pur se graduale, cambiamento della società d’allora. Anche a Forlì il mondo cattolico sostenne queste finalità, ricorrendo all’efficace strumento della costituzione di Casse Rurali, ovvero banche cooperative con la missione di agevolare, quanto più possibile, il credito a chi si prefiggesse di intraprendere attività, volano di nuova economia del territorio.

Dunque, presto diffuse ovunque, pure nel forlivese, le Casse Rurali, promotrici di finanziamenti a tasso assai minimo, persino fuori da garanzie reali e la cui eventuale, mancata restituzione ricadeva solo sulla responsabilità dei soci della Cassa; inoltre, protagoniste del continuo rinvestimento dei ricavi nella comunità locale; in conclusione, uniche interlocutrici di quanti nell’impossibilità di rivolgersi a banche tradizionali. Davvero un modello bancario ispirato alla solidarietà, al mutuo soccorso.

Nel forlivese le Casse Rurali si costituirono rapidamente, perlopiù su iniziativa di parroci, sensibili a ristabilire il primato sociale della Chiesa. Tra il 1898 e il 1905 furono così fondate le Casse Rurali di Malmissole, Meldola, Poggio, San Lorenzo in Noceto, San Varano, Vecchiazzano, Villafranca: un vero exploit per rinnovato vigore all’economia di frazioni e paesi, spesso trascurati rispetto al capoluogo Forlì. Presto il volume dei crediti concessi crebbe, ma non sempre con il dovuto rientro.

Questo determinò, già prima dello scoppio della Grande Guerra, una situazione complessiva di fragilità finanziaria delle Casse Rurali, che divenne più critica nella successiva crisi economica e sociale dell’immediato dopoguerra. Nonostante già note sue difficoltà operative, il cattolicissimo Banco di Roma, fondato da alcuni nobili nel 1880 per finanziare lo sviluppo urbanistico della capitale, subito si sobbarcò la situazione debitoria delle Casse Rurali, prima da solo, poi con l’aiuto del Credito Nazionale, altra banca cattolica, il cui contributo non fu, però, sufficiente a sanare l’esposizione debitoria delle Rurali.

Nel 1921 il Banco di Roma risultava fortemente in crisi perché sovraindebitato nei confronti della Banca d’Italia, più volte intervenuta soccorrevolmente a suo favore. Soltanto nel 1923, dopo l’avvento del Fascismo con la fatidica marcia, il Banco di Roma fu salvato dal governo mussoliniano, coinvolgendo appositamente la Società Nazionale Mobiliare con il concorso della Banca Commerciale Italiana e del Credito Italiano.

In tal modo, Achille Ratti, cardinale di Milano apertamente filofascista, eletto al soglio pontificio il 6 febbraio 1922 col nome di Pio XI, vide soddisfatta da Mussolini la sua richiesta di soccorso dello stato italiano al Banco di Roma, cardine importante della finanza cattolica. In cambio, col suo intervento provvidenziale Mussolini propiziò al futuro del Fascismo la gratitudine, il consenso del pontefice e di tanta parte del mondo cattolico. In mezzo, tra i due protagonisti di questo storico do ut des, i cattolici del Partito Popolare di don Luigi Sturzo, vittime sacrificali dell’avvicinamento della Chiesa allo stato mussoliniano.

Indiscutibile il filofascismo di Pio XI, palese in due rilevanti occasioni. Innanzitutto, a Milano, quando ancora cardinale, il 4 novembre 1921 aveva concesso alle camicie nere di entrare, persino armate, in duomo, in occasione dell’anniversario della vittoria; poi, quando il 23 dicembre ’22, neppure due mesi dopo la Marcia su Roma, la sua prima enciclica Ubi Arcano Dei Consilio (Dove con l’imperscrutabile disegno di Dio, N.d.A.) era parsa un esplicito invito a Mussolini a farsi alfiere di missione cristiana nella politica nazionale e internazionale.
In conclusione, l’intreccio della Chiesa con il Fascismo, tanto ricco di reciproco consenso e fortune, fu il costo della salvezza delle piccole Casse Rurali, comprese quelle forlivesi, attraverso l’intesa tra alta finanza cattolica e l’alta finanza dello stato mussoliniano.

Franco D’Emilio

L'autore

Franco D'Emilio
Franco D'Emilio

Origini toscane, ma forlivese d’adozione dal 1986, per 38 anni funzionario scientifico del Ministero della cultura nel settore degli archivi, biblioteche e dei beni artistici, storici. Curatore di numerose mostre storico-documentarie d’iniziativa pubblica e/o privata. Autore di pubblicazioni prevalentemente sulla storia italiana contemporanea. Collaboratore di testate giornalistiche ed agenzie di stampa, locali o nazionali.

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