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Forlì, la paura di aver spezzato un incantesimo

Di Fabrizio Ragni Leggilo in 4 minuti
Aggiornato: 17 ottobre 2026
Forlì, la paura di aver spezzato un incantesimo

Il 3 gennaio 1495 alcuni monaci di San Mercuriale cominciarono a smontare la Crocetta nella piazza di Forlì. Quando vennero mossi la croce e il leone che la sosteneva, sotto la scultura comparvero alcune monete. Leone Cobelli, che racconta l’episodio nelle sue Cronache forlivesi, parla di tre o quattro denari. Un particolare minuscolo, rimasto dentro una storia nella quale qualcuno temette che si stesse decidendo la sorte dell’intera città.

La gente si turbò e chiese chi avesse ordinato quei lavori. La Crocetta segnava il luogo dove, secondo la tradizione raccolta dal cronista, erano stati sepolti i francesi sconfitti dai forlivesi. Intorno a quel monumento era cresciuta una convinzione precisa: l’astrologo Guido Bonatti vi aveva legato, con la propria arte, la sicurezza di Forlì. Finché fosse rimasto intatto, la città non sarebbe stata saccheggiata.

A distanza di due secoli da Bonatti, quella credenza aveva ancora abbastanza forza da fermare una demolizione.
La spiegazione dei monaci nasceva da una preoccupazione altrettanto concreta. Carlo VIII era sceso in Italia con il suo esercito e il ricordo di una strage di francesi poteva diventare pericoloso. Don Marcello, interrogato sui lavori, spiegò che avevano ricevuto l’ordine di abbattere il monumento affinché i francesi, vedendo la sepoltura dei loro predecessori, non fossero indotti a vendicarsi sulla popolazione.

Si cercava dunque di proteggere Forlì cancellando una memoria che poteva costarle cara. Ma agli occhi di chi protestava, proprio quel gesto la esponeva alla rovina. I monaci vedevano nella Crocetta il possibile motivo di una rappresaglia; altri forlivesi vi riconoscevano ciò che avrebbe impedito il saccheggio.

Cobelli conserva il senso della protesta con parole che lasciano poco spazio agli equivoci: finché quella cosa fosse rimasta salda, «mai la cità de Forliuio anderebbe a saccomanno». Ora l’avevano mossa. E la conclusione, nel racconto del cronista, diventava una domanda sul futuro: «Dio sa comò ancora andera».

È questo passaggio a colpirmi. Chi protestava pensava alle conseguenze di un gesto ormai compiuto, alla possibilità che la sicurezza delle proprie case dipendesse da pietre che altri stavano spostando. Per comprendere quella paura basta seguire la logica della credenza: una protezione ricevuta dal passato poteva andare perduta senza che nessuno sapesse davvero come restituirle efficacia.

L’abate, sentendo il malcontento, fece rimettere il monumento com’era. La protesta aveva ottenuto il suo risultato, eppure il racconto non si chiude con il sollievo. Cobelli scrive: «credemo che abba perso sua uertute perchè era sta’ mossa». Quel “crediamo” coinvolge il cronista stesso nel dubbio. La Crocetta era tornata al suo posto, ma poteva aver perduto ciò che la rendeva preziosa per chi vi confidava.

Dobbiamo fermarci al confine che la fonte ci permette di raggiungere. Cobelli è un contemporaneo dell’episodio del 1495; l’attribuzione del potere protettivo a Bonatti appartiene invece alla tradizione che egli raccoglie. Le monete sotto il leone sono un dettaglio del suo racconto, del quale non possiamo stabilire da queste righe la funzione.

Resta una vicenda profondamente forlivese, accaduta davanti a San Mercuriale: una comunità divisa su come difendersi, mentre la guerra rendeva minaccioso persino un monumento della piazza. Alla fine l’abate poté far ricostruire la Crocetta. Nessuno, però, poteva assicurare a chi aveva protestato che sarebbe bastato.

Fonti: Leone Cobelli, Cronache forlivesi, Bologna, 1874, pp. 365–366, testo direttamente verificato; Fulvio Cervini, Tutela e memoria di due campi di battaglia medievali: Campaldino e Montaperti, 2014, pp. 254–255, per l’analisi dell’episodio forlivese.

Didascalia della foto: Guido Bonatti in una raffigurazione anonima del XVIII secolo. All’astrologo forlivese la tradizione attribuiva la protezione della Crocetta contro il saccheggio della città. Wikimedia Commons, pubblico dominio.

Fabrizio Ragni

L'autore

Fabrizio Ragni
Fabrizio Ragni

Fabrizio Ragni, avvocato forlivese, affianca all’attività professionale l’impegno nella vita pubblica e associativa. Appassionato di storia e cultura della Romagna, ha organizzato eventi culturali aperti alla cittadinanza, dedicati alla conoscenza del territorio e alla memoria storica. Coltiva interessi di ricerca nella storia militare e nella musica sacra, ai quali accompagna la scrittura di narrativa storica. È autore del romanzo Le nebbie di Forlì – Podgora 1915, attualmente in revisione. Con Romagna Eroica su 4live propone un percorso nella cultura romagnola fondato sull’attenzione alle fonti e su una narrazione accessibile.

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