Un compositore forlivese, un dramma biblico e un’opera eseguita per la festa del santo. Tre anni dopo, lo stesso titolo ricompare a Longiano. Una vicenda che riporta alla luce la tradizione musicale della Romagna settecentesca.
Nel 1787, nella chiesa di San Filippo a Forlì, venne eseguita un’opera sacra che raccontava la storia di un padre tornato vittorioso dalla guerra e travolto dalle conseguenze della propria promessa. Il protagonista era Iefte, giudice d’Israele, la cui vicenda aveva attraversato i secoli conservando la forza di una tragedia. A trasformarla in musica era stato Andrea Favi, compositore forlivese formatosi alla scuola del celebre padre Giovanni Battista Martini. L’occasione era la festa di San Filippo, ma di quella rappresentazione, oggi, conosciamo soltanto alcuni elementi essenziali. Sappiamo dove si svolse, chi compose la musica e quale storia venne raccontata. Rimane invece da chiarire se la partitura sia sopravvissuta.
La notizia è riportata nel Dizionario Biografico degli Italiani, che ricorda l’esecuzione di Iefte, azione sacra in due parti su testo di A. Scarpelli, e rimanda a un documento del Fondo Piancastelli della Biblioteca comunale di Forlì. È una testimonianza preziosa, perché restituisce un episodio poco conosciuto della vita cittadina, quando le feste religiose potevano diventare occasioni per rappresentazioni musicali nelle quali il racconto delle Scritture assumeva una dimensione drammatica.
Il soggetto scelto per quella celebrazione era tutt’altro che rassicurante. Secondo il racconto contenuto nel Libro dei Giudici, Iefte aveva promesso a Dio che, se fosse tornato vincitore dalla battaglia contro gli Ammoniti, avrebbe offerto in sacrificio chi fosse uscito per primo dalla propria casa per accoglierlo. Quando rientrò, fu la figlia, la sua unica figlia, a venirgli incontro danzando. La vittoria si trasformava così in una tragedia familiare, mentre il padre si trovava prigioniero della parola pronunciata prima della battaglia.
La vicenda aveva ispirato nei secoli poeti, pittori e musicisti, proprio per il conflitto che poneva fra il valore di un voto religioso e le sue conseguenze umane. Non sappiamo come il librettista A. Scarpelli avesse sviluppato il racconto nell’azione sacra forlivese, né quali soluzioni musicali Favi avesse adottato per rappresentarne la tensione. Sappiamo però che un episodio biblico di tale intensità venne scelto per accompagnare una delle ricorrenze religiose della città, affidando alla musica il compito di suscitare partecipazione e riflessione.
Andrea Favi, nato a Forlì nel 1743, apparteneva a una tradizione musicale cittadina oggi poco conosciuta. Aveva studiato a Bologna sotto la guida di padre Martini, una delle maggiori autorità musicali del Settecento, ed era poi divenuto organista e direttore della cappella del Duomo. La sua attività non si limitava alla musica religiosa: componeva anche per il teatro, partecipava a rappresentazioni di opere di altri autori e svolgeva attività di insegnamento. Proprio nel 1787, al Teatro Nuovo di Forlì, furono rappresentati due suoi drammi giocosi, L’albergatore vivace e Il convito. Nello stesso anno, dunque, il suo nome compariva tanto sulle scene teatrali quanto nella chiesa di San Filippo, restituendo l’immagine di una città nella quale musica religiosa e spettacolo teatrale partecipavano, in forme differenti, alla vita culturale.
La storia di Iefte non si esaurisce tuttavia nella testimonianza forlivese. Nel 1790, a Longiano, compare un’azione sacra intitolata Jefte, associata ancora al nome di Andrea Favi. A ricordarla è Franco Dell’Amore nel suo studio dedicato alla vita musicale longianese del Settecento, nel quale viene prospettato un collegamento con la precedente rappresentazione forlivese. La coincidenza dell’autore, del titolo e della vicinanza cronologica è significativa, ma non consente di affermare che nelle due località sia stata eseguita una partitura identica. È comunque una traccia importante della presenza di questo repertorio nella vita musicale romagnola.
La testimonianza di Longiano permette di osservare un aspetto meno conosciuto della storia del territorio. Le composizioni religiose non erano necessariamente destinate a rimanere nel luogo della loro prima esecuzione. Testi e musiche potevano raggiungere comunità diverse, essere ripresi in occasione di altre festività e inserirsi in una rete di rapporti che collegava le istituzioni ecclesiastiche e i musicisti della regione. La Romagna settecentesca partecipava a questa circolazione culturale, anche attraverso centri che oggi raramente vengono associati alla storia della musica colta.
Di quella stagione rimangono testimonianze soltanto parziali. Andrea Favi compose musica teatrale, strumentale e religiosa, ma gran parte dei manoscritti della sua produzione sacra risulta perduta. La tradizione musicale della famiglia proseguì attraverso il figlio Luigi e il nipote Francesco, anch’essi compositori, che mantennero vivo il legame con le istituzioni musicali cittadine nel corso dell’Ottocento.
Fra i documenti ricordati dagli studiosi figura proprio una testimonianza relativa a Iefte, segnalata nel Fondo Piancastelli della Biblioteca comunale Aurelio Saffi con la segnatura 186.114. La sua natura esatta richiede ancora un accertamento diretto. Non sappiamo se conservi soltanto il libretto dell’azione sacra oppure altri materiali utili alla ricostruzione dell’opera. La distinzione è decisiva, perché conoscere le parole di una composizione non significa necessariamente poterne recuperare la musica.
Forlì conserva numerose testimonianze della propria storia attraverso edifici, monumenti e opere d’arte. Molto meno evidente è la memoria sonora della città: le composizioni che accompagnavano le celebrazioni religiose, le musiche preparate per le ricorrenze solenni, le opere che un tempo risuonavano nelle chiese e che, cessando di essere eseguite, sono progressivamente uscite dalla memoria collettiva. Non tutto ciò che non viene più ascoltato è necessariamente perduto, ma il recupero di questo patrimonio richiede ricerche capaci di ricostruire la storia delle singole composizioni attraverso le testimonianze sopravvissute.
Oggi il rinnovato interesse per la musica sacra, testimoniato anche dal progetto del Coro San Filippo Neri presso il Corpus Domini di Forlì, offre l’occasione per guardare nuovamente a questa tradizione. Accanto ai grandi maestri della polifonia europea esiste infatti una produzione locale che merita di essere conosciuta e studiata. Non si tratta di immaginare continuità storiche non documentate, ma di riconoscere che anche Forlì ha contribuito, attraverso i propri compositori, alla storia della musica religiosa italiana.
Andrea Favi morì a Forlì nel 1822. Della sua Iefte conosciamo l’esecuzione del 1787 nella chiesa di San Filippo e una successiva testimonianza a Longiano nel 1790. Rimane da chiarire quale parte della composizione sia sopravvissuta e se esistano ancora materiali musicali capaci di restituirne il suono.
Nel 1787, nella chiesa di San Filippo, quella musica aveva una voce. Oggi ne conosciamo il compositore, il titolo e l’occasione per la quale fu eseguita. Le note potrebbero essere ancora custodite in qualche archivio, oppure essere andate perdute. Ritrovarle significherebbe restituire a Forlì non soltanto una pagina della propria storia, ma il suono di una città che non possiamo più ascoltare.
Fonti e bibliografia:
Cristina Ciccaglione Badii, «Favi», in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 45, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma, 1995. Fonte principale per la biografia di Andrea Favi, le opere teatrali del 1787, l’azione sacra Iefte e la segnatura archivistica.
Franco Dell’Amore, «Il Settecento musicale a Longiano», in Studi Romagnoli, annata 1988. Studio di riferimento per la testimonianza longianese del 1790 e per il contesto musicale del territorio.)
Biblioteca comunale Aurelio Saffi di Forlì, Fondo Piancastelli, ms. 186.114. Riferimento archivistico segnalato dalla Treccani; documento non ancora consultato direttamente.
Università di Bologna, Corago, scheda «Jefte», Bologna, 1788, identificativo DRT0025505. Fonte di confronto per la circolazione del soggetto e del testo di Antonio Scarpelli, senza attribuire a Favi la musica dell’esecuzione bolognese.
Didascalia della foto: Giovanni Antonio Pellegrini, Iefte e sua figlia (1708–1713 circa), National Galleries of Scotland. Il dipinto, olio su tela, raffigura l’episodio biblico al centro dell’azione sacra composta da Andrea Favi ed eseguita a Forlì nel 1787. Il padre armato e la giovane figlia rendono immediatamente comprensibile il dramma centrale dell’articolo. Il dipinto appartiene alla cultura figurativa del settecento. Immagine: Wikimedia Commons, pubblico dominio.
Fabrizio Ragni