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A Meldola il sindaco l’annuncia, ma non convoca la riunione sulla sicurezza

Di Franco D'Emilio Leggilo in 5 minuti
Aggiornato: 17 settembre 2026
A Meldola il sindaco l’annuncia, ma non convoca la riunione sulla sicurezza

Quando su una problematica della propria comunità l’Amministrazione locale, espressione di una maggioranza politica, decide di convocare una riunione pubblica, aperta ai cittadini, allora questa decisione segna davvero il fallimento, perlomeno l’incapacità, entro le proprie prerogative istituzionali, di saper fronteggiare una situazione, ormai emergenziale. È quanto accade a Meldola, dove l’ordine, la sicurezza della cittadina sono gravemente compromessi dalla condotta di parte della popolazione immigrata, manifestatamente deviante, intollerante delle regole e del buon senso civico, per questo incline a comportamenti criminosi.

Ripetuti episodi di violenza e di sangue, di intimidazione, molestia e offesa ai valori della convivenza, pure di risse e aggressioni, di spaccio e danni al patrimonio costituiscono, da tempo, il persistente attacco e ricatto della presenza immigrata a Meldola. Chiaramente, la responsabilità di questa deprecabile condotta ricade solo su una parte dell’immigrazione meldolese: quella che non ha saputo e/o non ha voluto integrarsi, anche agevolata da una discutibile, fallimentare politica di gestione e controllo dell’immigrazione stessa.

Dunque, una riunione pubblica su convocazione dell’attuale Amministrazione di centrosinistra di Meldola, per ora soltanto promessa ai cittadini, ma tuttora senza una data di svolgimento. Quasi minimo fosse il pericolo incombente e quasi non s’imponesse la necessità di provvedere presto e con rigore, il sindaco meldolese pare temporeggiare, forse gigioneggiare, pur di contenere l’iniziativa dell’opposizione di centrodestra, soprattutto di Fratelli d’Italia con la sua capogruppo Lara Bruno.

Atteggiamento dilatorio quello del sindaco Cavallucci, ancora convinto, sul tema della sicurezza e dell’immigrazione nel suo Comune, di poter millantare di aver fatto, provveduto, mosso mari e monti, nonostante, al riguardo, lo stato delle cose a Meldola sia insostenibile, persino lacerante, tale da indurre una crescente contrapposizione tra meldolesi esasperati e immigrati nell’illegalità. Senza fretta alcuna il sindaco di Meldola sembra addirittura propiziarsi la riunione pubblica annunciata con le sante celebrazioni di questi giorni in onore della Madonna del Popolo, patrona cittadina.

Nessun cittadino meldolese s’illuda, quando si svolgerà l’agognata assise, di veder cavare un ragno dal buco. Saranno le solite, trite chiacchiere sui progetti in essere per l’accoglienza, l’integrazione, persino la formazione degli immigrati, insomma progetti includenti Meldola, al pari di altri Comuni, e tutti con la sinergia tra Stato, Enti Locali e organizzazioni di sostegno incondizionato, tout court all’immigrazione. Progetti, però, tutti a lungo termine e, soprattutto, non affiancati da provvedimenti del momento, idonei al controllo degli immigrati nei comuni di accoglienza.

Sul tema dell’immigrazione sul proprio territorio, al pari di altri Comuni, pure eludendo possibilità nelle sue disponibilità istituzionali, Meldola ha prestato attenzione più agli sviluppi futuri del fenomeno immigratorio che alle problematiche immediate, legate al rispetto dei nuovi ospiti nei confronti della nostra legalità, della nostra cultura politica e sociale, dei nostri valori morali, etici e religiosi. A Meldola e altrove non è affatto tollerabile la presenza di immigrati che giustamente reclamano parità di diritti, coerentemente con la nostra costituzione, ma non intendono minimamente corrispondere ai doveri, sino addirittura a delinquere.

Da questa contraddizione origina la persistente, crescente macro e microcriminalità di frange di immigrati che a Meldola credono di agire fuori dalla legge italiana, magari riconoscendosi nell’obbligo di corrispondere solamente ad usi, consuetudini dei paesi d’origine, a volte ispirati al bieco, assurdo fondamentalismo islamico. Questa riottosità alla legge è la conferma della volontà di parte dell’immigrazione a penetrare, pervadere il nostro paese, Meldola compresa, rifiutandone e stravolgendone l’identità sociale e culturale.

Sono stato raggiunto da alcune voci concordi, la gente mormora, sul fatto che da pochissimo pure a Meldola, stando a quanto trapela persino da qualche onesto e integrato immigrato, agirebbe un “tribunale islamico”, clandestinamente illegale con il fine di risolvere problematiche, condotte illegali, contenziosi vari, quindi opposto al nostro ordinamento giudiziario. È una presenza che, se confermata, risulterebbe veramente inquietante, per questo nell’immediato va rafforzato il controllo abitativo, lavorativo, di sostentamento economico, associativo e di riunione degli immigrati a Meldola.

Non possiamo ancora credere che, a Meldola e in tanti altri Comuni italiani, i problemi dell’immigrazione, di taluna illegalità delle comunità immigrate possano risolversi solo con progetti di lungo respiro. Il territorio si controlla da subito e con mano ferma, convinti che i primi a beneficiare di un’azione energica siano proprio gli immigrati onesti e integrati. Diversamente solo fuffa propagandistica di bassa lega, senza positivi risultati tangibili: la stessa che, vanamente, potrà riproporsi nella riunione pubblica meldolese, annunciata, ma non ancora convocata dal sindaco Cavallucci, forse nell’attesa di essere ispirato dalla Madonna del Popolo, patrona cittadina.

Franco D’Emilio

L'autore

Franco D'Emilio
Franco D'Emilio

Origini toscane, ma forlivese d’adozione dal 1986, per 38 anni funzionario scientifico del Ministero della cultura nel settore degli archivi, biblioteche e dei beni artistici, storici. Curatore di numerose mostre storico-documentarie d’iniziativa pubblica e/o privata. Autore di pubblicazioni prevalentemente sulla storia italiana contemporanea. Collaboratore di testate giornalistiche ed agenzie di stampa, locali o nazionali.

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