Nella Caffetteria del Viale, in viale della Libertà 52 a Forlì, sarà visitabile fino al 30 settembre la mostra fotografica “I portici dell’ex Monastero della Madonna della Ripa” di Dervis Castellucci. L’autore scrive a proposito del suo ultimo lavoro: “Ci sono luoghi che sembrano aspettare qualcuno. Non parlano forte. Non hanno fretta. Restano lì, come gli alberi vecchi, con la pazienza delle pietre che hanno imparato a conoscere il tempo. I portici del vecchio monastero custodiscono questo silenzio“.
Le fotografie Fine Art di Dervis Castellucci vogliono essere un invito a camminare piano sotto le arcate e a lasciarsi attraversare dalla memoria di questi spazi, perché ci sono luoghi che non chiedono di essere guardati, chiedono soltanto di essere ricordati. Nella speranza che l’intero complesso dell’ex Monastero di via della Ripa possa essere restituito al più presto alla città adeguatamente restaurato e con una precisa funzione pubblica. La mostra sarà visitabile negli orari di apertura della Caffetteria dalle ore 5,00 alle 20,00 (domenica chiuso).
L’ex Monastero di Santa Maria della Ripa
Marco Viroli e Gabriele Zelli nel libro “Forlì. Guida alla città”, edito da Diogene Books nel 2012, scrivono: “La storia del vasto complesso dell’ex Monastero di Santa Maria della Ripa, che occupa circa 23.000 metri quadrati nel cuore della città, è antica e stratificata. Tutto ebbe origine prima del 1438, quando alcune suore francescane si stabilirono in un piccolo alloggiamento di fronte alla Chiesa della Trinità. L’inizio dei lavori del monastero risale al 1474, per volontà del vescovo Alessandro Numai (1440-1485), che posò la prima pietra su un terreno donato da Pino III Ordelaffi, allora signore di Forlì.
Alla morte di Pino, nel 1480, Girolamo Riario e poi Caterina Sforza divennero protettori del complesso, consacrato il 7 maggio 1497, instaurando un legame profondo con la comunità religiosa. Il 14 marzo 1505 la badessa ricevette la bolla di papa Giulio II (1443-1513) che sanciva la definitiva appartenenza di Forlì allo Stato della Chiesa, a conferma dell’importanza che aveva assunto il monastero”. Nel dopoguerra l’intero complesso divenne sede della Caserma “Tommaso Monti” e del Distretto Militare. Nel 1995, passato al Demanio civile, cessò anche queste funzioni.
Sempre secondo Marco Viroli e Gabriele Zelli: “Chi vi entra oggi rimane colpito dall’armonia del chiostro rinascimentale: un quadrilatero di 1570 metri quadrati, tra i più vasti d’Italia, con porticato a nove archi per lato, loggia superiore con colonne ottagonali in mattoni rosa e colonnine esagonali, come si può vedere dalle fotografie scattate da Dervis Castellucci. Il chiostro – costruito per tre lati fra fine Quattrocento e 1504 e completato nel lato nord-est tra XVI e XVII secolo – conserva intatta la sua struttura: volte a crociera, pilastri ottagonali in cotto, loggia architravata con trabeazione lignea.
Attorno ad esso si sviluppa il convento, con due sale quattrocentesche nel braccio nord-ovest e ambienti di età moderna caratterizzati da volte ribassate con archetti su peducci in cotto. Al piano superiore domina un lungo corridoio voltato a botte, frutto della riorganizzazione sette-ottocentesca. La chiesa – oggi suddivisa da solai e pareti interne – corrisponde al braccio sud-ovest del chiostro. Le quattro campate, le semicolonne, i capitelli in cotto (eccetto una coppia in arenaria) e la sacrestia con volte a crociera testimoniano l’aspetto originario dell’edificio, mentre la facciata, modificata più volte, appare oggi profondamente alterata. Completano il complesso i corpi napoleonici e successivi, i manufatti del primo Novecento e i magazzini prefabbricati della seconda metà del XX secolo, privi di valore storico-artistico”.