Si accende il dibattito politico sulla gestione della sanità pubblica e sulle criticità legate all’allungamento delle liste d’attesa, tema al centro di un duro botta e risposta tra maggioranza e opposizione in Emilia-Romagna. A riaprire il confronto sono state le dichiarazioni della deputata e vicecoordinatrice vicaria regionale di Forza Italia, Rosaria Tassinari, che ha attribuito alle amministrazioni regionali la responsabilità dei disservizi.
Una ricostruzione respinta con fermezza dalla consigliera regionale del Partito Democratico Francesca Lucchi, la quale ha fatto il punto sulle cause strutturali del fenomeno, individuando nel progressivo indebolimento del Servizio Sanitario Nazionale e nell’aumento del ricorso alle prestazioni private una conseguenza diretta delle politiche finanziarie attuate dal governo Meloni.
Secondo la rappresentante regionale, scaricare le colpe sulle direzioni sanitarie locali significa offrire ai cittadini una visione parziale e fuorviante della realtà, nascondendo la mancanza di un piano d’investimenti statali in grado di sostenere gli organici e smaltire l’arretrato. Sul fronte locale, la Regione Emilia-Romagna ha evidenziato le azioni concrete già intraprese per contenere i disagi, tra cui il prolungamento dell’apertura dei presidi sanitari ed erogativi nei fine settimana per incrementare il numero di visite ed esami disponibili.
Per sostenere il comparto a fronte di trasferimenti statali ritenuti insufficienti a coprire l’aumento effettivo dei costi, l’amministrazione regionale ha destinato risorse proprie aggiuntive, garantendo la tenuta dei servizi e della rete di welfare. Un orientamento che trova riscontro nei dati finanziari: il Servizio Sanitario Regionale ha chiuso l’esercizio 2025 in equilibrio, evidenziando una forte riduzione del disavanzo delle Aziende sanitarie, sceso dai 194 milioni di euro del 2024 ai 54 milioni del 2025, con l’obiettivo di raggiungere il completo riequilibrio strutturale entro il 2026.
Nel rimarcare come l’Italia continui a collocarsi tra i Paesi europei con i minori investimenti nella tutela della salute pubblica, la consigliera ha ribadito la necessità di un incremento strutturale e tempestivo del Fondo Sanitario Nazionale, evidenziando il rischio che dal 2027 il divario tra i costi reali dei servizi e le risorse erogate dallo Stato possa ulteriormente allargarsi a danno dei cittadini.