Scoppia a Forlì una nuova polemica politica e sociale attorno alla gestione della scuola Manzoni e al trasferimento dei suoi studenti. La decisione dell’Amministrazione comunale di mettere a disposizione un solo autobus gratuito per il collegamento verso il plesso Dante Alighieri — destinato a ospitare gli oltre 140 alunni sfollati dopo la chiusura dello storico istituto — ha scatenato la dura reazione dei gruppi consiliari di opposizione (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra e Rinnoviamo Forlì).
La misura garantisce la copertura del servizio a un massimo di 50 bambini, lasciando oltre 90 famiglie senza una soluzione di trasporto. Un provvedimento che la minoranza definisce inaccettabile, evidenziando il netto contrasto con le rassicurazioni fornite dalla Giunta soltanto pochi mesi fa. In quell’occasione, per placare le vibranti proteste dei genitori di fronte alla chiusura dell’istituto, il Comune aveva garantito la copertura del servizio di trasporto a tutti i richiedenti, senza vincoli di bilancio o criteri selettivi.
Le modalità attuative smentiscono però quanto stabilito in precedenza: l’accesso al bus sarà regolato da una graduatoria a parametri, comunicata alle famiglie a cose fatte. Secondo l’opposizione, questa gestione riflette la stessa mancanza di confronto già evidenziata al momento dello stop alle attività della Manzoni, annunciato improvvisamente a mezzo stampa senza un preventivo dialogo con famiglie, docenti e personale scolastico.
A pesare sul dibattito è anche la motivazione originaria della chiusura, attribuita a “gravi ragioni di inagibilità” dell’edificio. Un punto fortemente contestato dai gruppi consiliari alla luce della volontà dell’Amministrazione di destinare la struttura a sede per le associazioni locali. Per le forze di minoranza si tratta di un’incongruenza palese che dimostra come la scelta sia stata dettata esclusivamente da logiche di risparmio economico, penalizzando i servizi educativi di prossimità e impoverendo i quartieri del Foro Boario e di San Benedetto.
La contrazione del servizio navetta, che nei fatti tutelerà poco più di un terzo degli studenti coinvolti, viene vista come l’ennesima conferma di una visione in cui la scuola e l’istruzione pubblica vengono considerate costi da tagliare anziché risorse fondamentali su cui investire per la comunità.