Una riflessione sulla memoria della guerra e, soprattutto, sui mesi successivi alla Liberazione. È quella che il consigliere comunale di Forlì Vinicio Pala, esponente di Futuro Nazionale, intende portare all’attenzione del sindaco Zattini e del Consiglio comunale, chiedendo che trovino spazio nella memoria pubblica cittadina anche le persone uccise o scomparse nel Forlivese durante e dopo la fine della Seconda guerra mondiale.
La proposta arriva dopo le recenti celebrazioni dedicate a Silvio Corbari e agli altri protagonisti della Resistenza forlivese. Vinicio Pala precisa di non voler mettere in discussione le commemorazioni già esistenti, ma di volerle affiancare a una più ampia riflessione sugli anni della guerra civile e sul periodo immediatamente successivo alla Liberazione.
Secondo la ricostruzione fornita dal consigliere vannacciano, sarebbero 37 i nominativi di persone uccise o scomparse nel territorio forlivese in episodi concentrati soprattutto nei mesi successivi alla fine dei combattimenti, ma protrattisi anche durante l’estate e l’autunno del 1945, fino al marzo del 1946. Pala parla di prelevamenti, vendette, regolamenti di conti ed esecuzioni sommarie, sostenendo che in diversi casi le vittime furono uccise a guerra ormai terminata e senza processo.
Tra gli episodi citati c’è quello di Luigi Ravaioli, 41 anni, già appartenente alla Guardia Nazionale Repubblicana, tornato a Pievequinta il 2 maggio 1945. La sera del giorno successivo, secondo la ricostruzione di Pala, alcuni uomini armati si presentarono alla sua abitazione per prelevarlo. Nonostante i tentativi della madre e dei quattro figli di trattenerlo, Ravaioli uscì di casa e venne ucciso a colpi d’arma da fuoco. La madre, dopo aver riportato il cadavere nell’abitazione, sarebbe morta pochi giorni più tardi.
Un altro episodio riguarda Giovanni Canestrini, ventenne, ricoverato all’ospedale di San Piero in Bagno nel luglio 1945. Alcuni uomini armati sarebbero entrati nella struttura, avrebbero costretto un infermiere a indicare il letto del giovane e lo avrebbero ucciso con tre colpi di pistola. Nel lungo elenco figurano inoltre Eolo Annibale Bazzoli, prelevato il 30 aprile 1945 e successivamente ritrovato morto; Giovanni Lombini, 49 anni, e Marcello Raggi, 40, uccisi l’11 maggio a Ravaldino in Monte; e Giovanni Monti, bersagliere tornato a Forlì dopo un lungo periodo lontano dalla famiglia, ucciso il 21 maggio.
La sequenza, sostiene Vinicio Pala, sarebbe proseguita nei mesi successivi. Nell’agosto 1945 vennero uccisi, secondo la ricostruzione proposta, la maestra Amedea Ostolani e Antonio Rossetti, 43 anni, di Villafranca. Nello stesso periodo Aldo Bagattoni, agricoltore quarantenne, sarebbe stato prelevato dalla propria abitazione da uomini armati e successivamente ritrovato morto.
Tra le vicende che Pala considera particolarmente significative c’è quella di Amleto e Sergio Valpiani, padre e figlio, uccisi il 22 maggio 1945. Una storia che, sottolinea il consigliere, presenta anche un legame diretto con la vita istituzionale della città: Sergio e Amleto Valpiani erano infatti rispettivamente padre e fratello di Giorgio Valpiani, per diversi anni consigliere comunale di Forlì.
«Per anni il figlio e il fratello di una delle persone uccise in quella stagione ha seduto nell’aula del Consiglio comunale – sostiene Pala – mentre i nomi di suo padre e suo fratello continuavano a non trovare spazio nelle commemorazioni ufficiali». Da qui la richiesta di una nuova iniziativa istituzionale. Pala propone innanzitutto di inserire nel cerimoniale ufficiale del Comune di Forlì un momento annuale dedicato alle persone uccise o scomparse durante e dopo la conclusione della guerra negli episodi che il consigliere attribuisce alla violenza politica del periodo.
La seconda proposta è la realizzazione di una stele commemorativa in un luogo significativo della città, con l’indicazione dei nomi delle vittime. Pala chiede inoltre che il tema possa essere considerato anche in occasione di future decisioni sulla toponomastica cittadina, prevedendo un riconoscimento per le vittime delle violenze politiche di quella stagione.
L’obiettivo dichiarato è quello di superare, a distanza di oltre ottant’anni, una memoria considerata ancora divisa tra vittime riconosciute dalle celebrazioni ufficiali e vittime rimaste ai margini della memoria pubblica. «Dopo più di ottant’anni non è più comprensibile che esistano morti ricordati ufficialmente e altri completamente assenti dalla memoria istituzionale – afferma Pala –. Il tempo trascorso dovrebbe consentirci di affrontare questa pagina della nostra storia senza reticenze e senza la necessità di dividere ancora i morti secondo le appartenenze politiche».
Una proposta destinata inevitabilmente ad alimentare il dibattito sulla memoria della Liberazione e sul periodo immediatamente successivo alla guerra. Pala chiarisce infatti di non voler cancellare o modificare le attuali commemorazioni, ma di voler aggiungere una parte della storia che, a suo giudizio, sarebbe rimasta per decenni fuori dal racconto istituzionale della città. «La pietà per i morti non può dipendere dal colore politico» conclude il consigliere.