Le parole del presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale sulla necessità di costruire una rete oncologica romagnola e sul ruolo dell’Irst di Meldola riaprono il confronto sul futuro dell’oncologia in Romagna. A intervenire è Giovanni Amadori, presidente dell’Associazione Dino Amadori, che precisa la visione del padre, fondatore dell’Istituto, e rilancia il progetto di una rete oncologica romagnola con l’Irst come hub e capofila.
Il riferimento è alle dichiarazioni di de Pascale pronunciate al Festival dell’Unità della Pescaccia, a Forlì. Il presidente regionale aveva definito l’Irst un patrimonio scientifico, culturale e assistenziale, indicando però nelle dimensioni dell’Istituto un possibile limite e sostenendo che lo stesso Dino Amadori ne fosse consapevole.
Secondo Giovanni Amadori, proprio questo passaggio merita una precisazione. «Mio padre non ha mai considerato l’Irst un istituto “piccolo”», afferma, ricordando come il professore ne sottolineasse il valore scientifico e la capacità di collocarsi ai massimi livelli nel campo della ricerca e della cura oncologica.
Il tema, sostiene Amadori, non sarebbe quindi quello di aumentare semplicemente le dimensioni dell’Istituto, ma di valorizzarne il ruolo all’interno di un sistema più ampio. Dino Amadori aveva infatti già elaborato, secondo il figlio, il progetto di una vera rete oncologica della Romagna, con l’Irst quale centro di riferimento, hub scientifico e capofila.
L’obiettivo era mettere in connessione strutture, professionalità ed eccellenze dei diversi territori, concentrando ricerca e alta specializzazione in un centro di eccellenza e facendone arrivare competenze e servizi il più vicino possibile ai cittadini.
Una prospettiva che, nella visione attribuita ad Amadori, poteva spingersi ancora oltre: quella di un unico Istituto oncologico di ricerca, ricovero e cura della Romagna, costruito mettendo in rete le diverse realtà sanitarie del territorio.
«Questa era la visione di Dino Amadori: non un Irst “piccolo”, ma un Irst sufficientemente autorevole da diventare il fulcro di un Istituto oncologico della Romagna», sostiene Giovanni Amadori, sottolineando che il progetto non sarebbe nato con le recenti dichiarazioni della Regione, ma sarebbe stato già prospettato e portato al confronto istituzionale dal fondatore dell’Irst.
Per l’Associazione Dino Amadori, dunque, le parole di de Pascale possono rappresentare l’occasione per riprendere quel progetto e trasformarlo in realtà. «La rete oncologica della Romagna non nasce oggi: rappresenta uno dei grandi progetti di Dino Amadori», afferma Amadori.
Nel suo intervento viene posta anche una questione territoriale. La futura rete, sostiene il presidente dell’associazione, dovrebbe essere propriamente romagnola, mettendo in rete le eccellenze dei diversi territori e mantenendo la loro specificità all’interno del sistema sanitario regionale. «Integrazione non può significare assorbimento», sottolinea, auspicando una Romagna capace di dialogare alla pari con l’Emilia, con il sistema regionale e con le realtà oncologiche nazionali e internazionali.
Amadori pone infine l’accento anche sulla denominazione dell’Istituto, chiedendo che venga utilizzato per esteso il nome Irst Irccs “Dino Amadori” di Meldola, in quanto nome del fondatore e, secondo l’associazione, elemento di continuità con la storia e la visione alla base dell’Istituto.
La posizione dell’Associazione è comunque di attenzione verso le recenti aperture politiche. «Le parole non possono sostituire i fatti», sostiene Giovanni Amadori, che ora chiede di verificare l’evoluzione concreta del progetto attraverso scelte, atti e risultati.
L’obiettivo indicato è dunque quello di arrivare a una rete oncologica romagnola con l’Irst come fulcro e capofila, nella prospettiva di un Istituto oncologico unico della Romagna. Un progetto che, secondo Giovanni Amadori, dovrebbe raccogliere e portare a compimento la visione lasciata dal padre.