Non solo celle e detenzione. Nel carcere di Forlì, per oltre la metà delle persone detenute, la giornata passa anche attraverso un lavoro, un laboratorio, un corso di formazione. È questo uno degli aspetti che ha colpito maggiormente la delegazione del Partito Democratico che ha visitato la Casa circondariale nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Bisogna aver visto”.
A entrare nell’istituto sono stati la deputata Ouidad Bakkali, il deputato Andrea Gnassi e i consiglieri regionali Valentina Ancarani e Daniele Valbonesi. Una visita servita a fare il punto sulle condizioni della struttura, ma soprattutto sulle attività che accompagnano i detenuti verso il reinserimento nella società.
E proprio il lavoro rappresenta uno dei punti di forza della realtà forlivese. Oltre il 50% dei detenuti è coinvolto in attività lavorative, grazie alla collaborazione tra la direzione del carcere, il personale, Techne, le realtà sociali e le imprese del territorio.
La delegazione ha potuto vedere da vicino alcuni dei laboratori presenti nella struttura, dal laboratorio di saldatura alla cartiera Manolibera. Attenzione particolare è stata dedicata anche alla sezione femminile, l’unica presente in Romagna, dove sono attivi percorsi professionalizzanti, tra cui quelli per parrucchiera ed estetista.
«Da Forlì si esce con un’immagine che vorremmo poter trovare molto più spesso nelle carceri italiane: quella di un luogo nel quale, salutando una persona detenuta, si può anche dirle “buon lavoro”», commentano Bakkali, Gnassi, Ancarani e Valbonesi.
Il principio, spiegano, è quello di trasformare la detenzione in un percorso che non si esaurisca nella pena, ma che prepari anche al ritorno nella vita quotidiana. Formazione, lavoro e retribuzione durante la permanenza in carcere possono infatti aumentare le possibilità di trovare un’occupazione una volta terminata la pena e ridurre il rischio di recidiva.
«Qui abbiamo visto concretamente cosa significa costruire un ponte tra il dentro e il fuori – sottolineano i quattro esponenti del Pd -. La sicurezza si costruisce anche così, riducendo la recidiva attraverso opportunità reali». Durante la visita è stato affrontato anche il tema delle condizioni dell’istituto in piena estate. Nonostante le temperature elevate, la situazione è stata giudicata al momento sotto controllo: nelle stanze sono presenti ventilatori, mentre gli spazi comuni sono dotati di climatizzazione. Anche sul fronte della capienza non vengono segnalate, al momento, situazioni di sovraffollamento.
Il quadro forlivese non cancella però le difficoltà strutturali del sistema penitenziario italiano. Molti istituti sono ospitati in edifici vecchi, con spazi insufficienti e strutture non più adeguate alle esigenze attuali. Ed è proprio in questo contesto che torna al centro la questione del nuovo carcere di Forlì.
La nuova struttura è attesa da anni, ma il completamento dell’opera non ha ancora tempi definiti. Per la delegazione del Pd occorre arrivare rapidamente a una conclusione dei lavori e, soprattutto, avere certezze sul cronoprogramma.
Il trasferimento, però, non dovrà significare ripartire da zero. «Sarebbe un errore disperdere un patrimonio che rende Forlì un’esperienza significativa sul terreno del lavoro e del reinserimento» affermano Bakkali, Gnassi, Ancarani e Valbonesi.
L’obiettivo è quindi trasferire nella nuova struttura anche le esperienze costruite nell’attuale carcere: laboratori, corsi, attività lavorative, professionalità e rapporti con le realtà del territorio. Il nuovo istituto dovrebbe diventare, nelle intenzioni, non soltanto una struttura più moderna, ma anche l’occasione per rafforzare ciò che già funziona.
La visita ha riportato così l’attenzione sul rapporto tra carcere e territorio. A Forlì, accanto alla Polizia penitenziaria e al personale dell’istituto, operano enti di formazione, cooperative, associazioni e imprese. Una rete che consente di portare all’interno del carcere attività che hanno un collegamento diretto con il mondo esterno.
«“Bisogna aver visto” significa entrare nelle carceri per raccontarle senza slogan: osservare le difficoltà, ascoltare chi ci lavora e chi sconta una pena, ma anche riconoscere ciò che funziona» concludono i quattro esponenti del Pd. E a Forlì, tra saldatura, cartiera, formazione professionale e lavoro, qualcosa che funziona sembra esserci già. La sfida, ora, è riuscire a portarlo anche dentro il nuovo carcere.