Nell’epoca in cui algoritmi e filtri digitali ci restituiscono quasi sempre ciò che già conosciamo e preferiamo, un’interferenza può diventare un gesto di resistenza. È proprio da questa idea che prende vita Interference. The image is never just an image, la mostra collettiva internazionale di arte contemporanea intermediale che inaugura martedì 1 settembre alle ore 19,00 negli spazi della Fondazione Dino Zoli di Forlì in Viale Bologna 288.
L’appuntamento funge da prologo a Ibrida – Festival delle Arti Intermediali, in programma nella stessa città dal 17 al 20 settembre. Entrambi i progetti sono curati e diretti da Francesca Leoni e Davide Mastrangelo di Vertov Project. Il percorso espositivo nasce attorno alla parola “interferenza”, intesa non come errore o disturbo da eliminare, ma come possibilità di deviazione, trasformazione e apertura verso qualcosa di inatteso.
Pur nella diversità di linguaggi e poetiche, le opere raccolte attraversano alcune delle questioni più urgenti del presente: il corpo e le sue trasformazioni, la costruzione dell’identità, la memoria personale e collettiva, il rapporto con il paesaggio, le dinamiche del potere e il modo in cui le immagini modellano la nostra percezione della realtà.
«Viviamo in un’epoca in cui le immagini, le informazioni e persino le relazioni sono sempre più filtrate dagli algoritmi, che tendono a mostrarci ciò che già conosciamo, ciò che ci somiglia e ciò che conferma le nostre preferenze», spiegano i curatori. «Interference vuole interrompere questa continuità prevedibile e invitare il pubblico a rallentare, osservare e incontrare qualcosa che non stava necessariamente cercando».
La mostra si muove tra videoarte, installazioni interattive, realtà virtuale, realtà aumentata, intelligenza artificiale, mixed reality e sperimentazione audiovisiva. In mostra le opere di Chiara Passa, Rä di Martino, Rebecca Merlic, Anaisa Franco, Elena Bellantoni, Francesca Grilli, Giuliana Cunéaz, Debora Hirsch, Kika Nicolela, Aline Motta, biarritzzz e Özge Samancı. La scelta di riunire dodici artiste non risponde a un criterio puramente identitario, ma alla volontà di rendere visibile la forza di ricerche femminili che operano da anni ai massimi livelli internazionali.
Si tratta di artiste che utilizzano tecnologie avanzate, dirigono gruppi interdisciplinari, collaborano con ricercatori, programmatori e istituzioni scientifiche e hanno costruito percorsi professionali autonomi e autorevoli. «La mostra vuole rappresentare un’interferenza anche all’interno del sistema dell’arte, dove il contributo delle donne alla sperimentazione tecnologica non sempre riceve un riconoscimento proporzionato alla sua importanza», concludono Leoni e Mastrangelo.
«Queste artiste dimostrano che le donne non sono presenze marginali nell’arte digitale, ma protagoniste dell’invenzione dei suoi linguaggi». La mostra resterà aperta fino a domenica 11 ottobre, con orario dal martedì al giovedì ore 9,30-12,30 e dal venerdì alla domenica ore 9,30-12,30 e 16,30-19,30. Ingresso libero e gratuito.