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Dal Morgagni-Pierantoni a Monaco: il gruppo di Pizzi protagonista al congresso europeo

Di Staff 4live Leggilo in 3 minuti
Aggiornato: 30 agosto 2026
Dal Morgagni-Pierantoni a Monaco: il gruppo di Pizzi protagonista al congresso europeo

Monaco di Baviera ospita in questi giorni l’ESC Congress 2026, uno dei principali appuntamenti mondiali dedicati alle malattie cardiovascolari. Alla kermesse della Società Europea di Cardiologia ha preso parte anche la Cardiologia universitaria dell’ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì, diretta dal professor Carmine Pizzi, con un’ampia delegazione e otto contributi scientifici (nella foto i dottorandi dell’Università di Bologna, Matteo Armillotta, Francesco Angeli e Luca Bergamaschi, insieme agli specializzandi in Cardiologia dell’Università di Bologna e al professore Carmine Pizzi).

Tra i medici forlivesi presenti figurano Luca Bergamaschi, Francesco Angeli e Matteo Armillotta, affiancati dagli specializzandi dell’Università di Bologna. Le ricerche presentate hanno riguardato soprattutto l’infarto miocardico acuto, comprese le forme senza ostruzioni significative delle coronarie, il legame con l’inquinamento atmosferico e l’uso delle tecniche di imaging più avanzate. Altri lavori si sono concentrati sulle masse e sui tumori cardiaci, dalla diagnosi alla valutazione del rischio di complicanze.

La novità più rilevante del congresso è stata la presentazione della Quinta Definizione Universale dell’Infarto Miocardico, elaborata dalle maggiori società cardiologiche internazionali. Il documento stabilisce criteri più chiari e semplici per riconoscere un infarto, individuarne il tipo e distinguerlo da altre condizioni, con ricadute concrete sulla scelta delle cure e dei controlli.

Tra i riferimenti scientifici del testo internazionale compare anche un precedente studio del gruppo forlivese pubblicato su Circulation, dedicato a come distinguere, nei pazienti sottoposti ad angioplastica, un vero infarto procedurale dal semplice aumento degli indicatori di danno cardiaco. Sempre a Monaco è stato presentato e pubblicato su JAMA Cardiology lo studio “Causal Endotype-Based Classification of Myocardial Infarction”.

Il lavoro propone una classificazione basata sulle cause prevalenti, suddividendo gli infarti in quattro gruppi: quelli di origine coronarica, quelli legati ad altre malattie del cuore, quelli connessi a condizioni generali dell’organismo e i casi di causa incerta. I diversi gruppi mostrano caratteristiche cliniche e prognosi differenti, sottolineando l’importanza di ricostruire il meccanismo che ha provocato l’evento.

La ricerca non sostituisce la nuova definizione mondiale, ma la completa offrendo una lettura più dettagliata soprattutto nei casi di infarto spontaneo. «L’infarto non è una malattia uguale per tutti – spiega Matteo Armillotta, dottorando dell’Università di Bologna e co-primo autore dello studio insieme a Francesco Angeli –. In alcuni pazienti nasce da un problema delle coronarie, in altri è conseguenza di una malattia cardiaca non coronarica o di una grave condizione sistemica. L’obiettivo è arrivare a una diagnosi più aderente al singolo paziente e orientare meglio terapie e follow-up».

Il professor Carmine Pizzi sottolinea il valore dell’integrazione tra ricerca e assistenza: «Studiare in modo rigoroso ciò che osserviamo ogni giorno in reparto ci permette di comprendere meglio le malattie e di riportare rapidamente queste conoscenze al letto del paziente. La presenza all’ESC e la pubblicazione su JAMA Cardiology sono riconoscimenti importanti, ma il vero obiettivo resta migliorare la qualità delle diagnosi e dell’assistenza offerta ai cittadini».

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