Festa della Repubblica? Ancora e perché mai? E poi quale repubblica, considerata la sua diversa elencazione, storica o politologica? Storicamente, in Italia solo due Repubbliche, la Prima dal 1946 al 1994, caratterizzata dal sistema elettorale proporzionale e in mano ai partiti tradizionali del secondo dopoguerra, poi la Seconda dal ’94 ad oggi, iniziata dal crollo dei vecchi partiti e l’avvento di un nuovo sistema elettorale: quanto mai di entrambe c’è, però, da celebrare, visto il bilancio fallimentare e scandaloso dell’una e dell’altra?
Secondo il criterio politologico, invece, l’Italia risulta aver attraversato ben tre Repubbliche: la Prima dal ’46 al ’94; la Seconda dal ’94 al 2011, anno della rovinosa caduta del governo Berlusconi; la Terza dal governo Monti del 2011 ad oggi. Tuttavia, non disperate poiché già non manca chi aggiunge anche una Quarta Repubblica, dal 2021 individuabile per un peculiare e spiccato impegno nelle riforme istituzionali. Dunque, addirittura Quattro Repubbliche Italiane distinguibili nel rosario laico repubblicano!
Quattro Repubbliche segnate da pari corruzione e malcostume, da pari uso fazioso delle istituzioni, sia a livello nazionale che locale, da pari incultura e avventurismo politico, da pari inclinazione alla facile propaganda! Quattro Repubbliche ugualmente volte, innanzitutto, a conseguire e consolidare il potere dei propri protagonisti politici, mai a privilegiare l’autorevolezza e la conseguente autorità delle istituzioni! Da qui, la mutevolezza del sistema elettorale. In 80 anni di Repubblica ben cinque, finora, i diversi sistemi elettorali italiani, vale a dire uno ogni sedici anni, spesso denominati tanto infelicemente: il proporzionale puro dal ’48 al ’93; il maggioritario o “Mattarellum” dal ’93 al 2005; il “Porcellum” dal 2005 al 2015; l’“Italicum”, per fortuna mai applicato; infine, dal 2017 il “Rosatellum”.
Ma non vi allarmate, la commedia elettorale continua: è quasi definito il 6° sistema elettorale, detto “Stabilicum” o “Melonellum”, ideato dall’attuale maggioranza politica di centrodestra, guidata da Giorgia Meloni. Tutto questo bailamme tra multipolarismo, bipolarismo e postbipolarismo, sempre e soltanto per la premeditata volontà di ogni parte politica di manovrare, a proprio tornaconto, il voto dei cittadini, pure a scapito della libertà di scelta dei candidati. Dunque, Repubblica che si festeggia nella consapevolezza di una sua durevole, incombente “costituzione imperfetta”.
Costituzione imperfetta perché in parte inattuata, perché in buona parte vecchio compromesso di culture politiche adesso inesistenti, perché in tanta parte incapace di assicurare stabilità ai governi e garantire pieno esercizio dell’attività legislativa del Parlamento. Resta parole al vento l’art. 1 «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione», enunciazione delusa come conferma anche il corrente e contraddittorio raccapriccio verso il sovranismo, legittima dottrina e pratica politica perché ogni popolo mantenga e difenda la sua piena sovranità nazionale.
Il prossimo 2 giugno sarà l’80° anniversario della nostra Repubblica: fuori dalla retorica celebrativa ripercorriamo i suoi trascorsi, ormai ottuagenari, chiediamoci quanto i cittadini la percepiscano tuttora autorevole e rappresentativa dei loro interessi, persino non esitiamo ad interrogarci spietatamente se mai essa sia divenuta tristemente soltanto una ballerina “repubblica delle banane”.
Franco D’Emilio