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Da Pistoia un presagio per il centrodestra forlivese

Di Staff 4live Leggilo in 3 minuti
Aggiornato: 28 maggio 2026
Da Pistoia un presagio per il centrodestra forlivese

La riconquista del Comune di Pistoia da parte della sinistra con il nuovo sindaco Giovanni Capecchi è il segnale, il pesante monito, soprattutto il grigio presagio che anche a Forlì il centrodestra possa perdere il confronto con l’opposizione alle elezioni amministrative del ’29, dunque cedere la guida del municipio. La similitudine tra il centrodestra pistoiese e quello forlivese è davvero stretta, perfettamente coincidente nei comuni limiti, difetti e nella stessa pochezza, propositiva e realizzatrice.

Nel 2017 a Pistoia Alessandro Tomasi, esponente di Fratelli d’Italia, veniva eletto sindaco, segnando il suo nome nella storia repubblicana pistoiese quale primo candidato di destra vincitore di una tornata amministrativa dopo settant’anni di ininterrotto governo della sinistra. Rieletto nel ’22, ha lasciato anticipatamente la carica di primo cittadino, a seguito dell’elezione a consigliere regionale nel ’25. Nel 2019 a Forlì Gian Luca Zattini, immarcescibile postdemocristiano, promotore di una lista civica, catalizzatrice di unità della destra e del centro moderato forlivese, veniva eletto alla massina carica comunale, anch’egli primo sindaco di destra a Forlì dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Due destini simili, sovrapponibili. Entrambi sindaci in un momento di marcato disorientamento politico delle rispettive città per le posizioni logore, contradditorie della sinistra. Nove anni da sindaco per Alessandro Tomasi, quasi sette per Gian Luca Zattini, tutti e due sempre concilianti, attenti a non scontentare lobby e camarille, in particolar modo inclini all’applicazione del manuale Cencelli per tenere serrate le file del rispettivo centrodestra. Entrambi, fra l’altro, col sostegno di un’ambigua componente repubblicana, a Pistoia come a Forlì ampiamente eretica della tradizione e dell’impegno di forza del liberalismo democratico e laico tra centro e centrosinistra.

Poco hanno entrambi concluso in termini di quella radicale innovazione, di quella nuova coesione sociale, di quella gestione culturale più espansiva e meno egemonica, tanto annunciate nelle rispettive campagne elettorali; entrambi hanno spacciato e ancora spacciano con l’enfasi della straordinarietà la dovuta realizzazione di tanta ordinarietà amministrativa; entrambi si sono circondati di una corte di protagonisti, senza mai badare alla necessità di circondarsi di una capace classe politica dirigente, libera da lacci, lacciuoli di partito.

Entrambi manifestano uno spiccato protagonismo narcisistico: il pistoiese Tomasi ha anteposto il proprio carrierismo politico e, quindi, il salto a consigliere regionale, interrompendo così sindacatura e consiliatura comunale a scapito di un centrodestra fragile e modesto; il forlivese Zattini s’illude tuttora di guidare una giunta, convinto che siano un team di teste d’uovo quanti, invece, solo raramente abili a provvedere buone gambe alle proprie idee.

Franco D’Emilio

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