«Il ForliPride non vuole essere soltanto una giornata di celebrazione, ma una rete stabile di realtà collettive e persone che intendono contribuire alla trasformazione del territorio, alla rappresentazione delle soggettività lgbtqia+ e al dibattito pubblico sulla società che si desidera costruire» si legge in una nota.
Per questo, a pochi giorni dalla manifestazione, la rete organizzatrice ha scelto di condividere alcune riflessioni con la città, alla luce degli episodi che hanno preceduto e seguito il corteo e che, secondo gli organizzatori, testimoniano quanto il Pride continui a essere uno spazio necessario di visibilità e rivendicazione. «Abbiamo raccontato il nostro futuro a colori e continuiamo a farlo forti di un potere generativo e trasformativo che solo costruendo comunità si può esercitare», spiegano dalla rete.
Secondo il ForliPride, il contesto attuale è segnato dall’avanzata di politiche sempre più conservatrici e da un clima che contribuisce a normalizzare discorsi e comportamenti discriminatori nei confronti delle persone lgbtqia+. Una situazione che, sostengono gli organizzatori, si riflette anche nei territori e trova particolare visibilità proprio in occasione delle manifestazioni del Pride.
Anche a Forlì il primo livello di aggressione si sarebbe manifestato online, attraverso commenti d’odio e minacce rivolte pubblicamente e privatamente agli organizzatori e alle persone coinvolte nell’evento. Ma gli episodi denunciati non si sarebbero fermati al piano digitale. Durante il concentramento prima della partenza del corteo, un gruppo di uomini avrebbe rivolto insulti e minacce omolesbobitransfobiche ad alcune persone dello staff, accompagnando le offese con sputi a terra.
La scelta di ritrovarsi nel cuore della città aveva per gli organizzatori un significato preciso: rispondere al crescente clima di discriminazione attraverso la presenza, la visibilità e la possibilità di riconoscersi reciprocamente nello spazio pubblico.
«Portare i nostri corpi nel centro della città significava affermare il diritto all’esistenza e alla rappresentazione», spiegano dalla rete, sottolineando come proprio questa presenza abbia suscitato reazioni ostili in una parte della cittadinanza.
A questi episodi si aggiungono, secondo quanto riferito dagli organizzatori, diverse segnalazioni di comportamenti molesti e violenti di matrice patriarcale e sessista verificatisi durante l’Afterpride e nei confronti di alcune persone mentre rientravano a casa al termine della serata.
La denuncia pubblica di questi fatti non ha soltanto lo scopo di evidenziarne la gravità, ma anche di riportare l’attenzione sulla necessità del Pride e sull’importanza di costruire spazi di autodeterminazione sicuri e accessibili e reti di mutuo supporto capaci di sostenere la comunità.
La riflessione si estende anche alle modalità con cui affrontare la crescita dell’odio e della violenza. Per il ForliPride la sicurezza non nasce dal controllo o dalla repressione, ma dalla garanzia di diritti, dignità e libertà per tutte le persone.
«Costruire sicurezza significa rafforzare i legami sociali, valorizzare le differenze e dare vita a comunità in cui nessuno venga lasciato indietro» affermano gli organizzatori, che pur riconoscendo la legittimità delle denunce individuali ritengono insufficienti le sole risposte punitive di fronte a fenomeni strutturali e sistemici.
Da qui l’invito ad aprire una riflessione collettiva su modelli alternativi di giustizia e di tutela delle persone, capaci di superare logiche considerate esclusivamente repressive. Una posizione definita dagli stessi promotori «scomoda e complessa», ma che ritengono necessaria. «Non abbiamo smesso di credere nel futuro che abbiamo immaginato per questa edizione del Pride. Non intendiamo arrenderci e non ci rassegneremo a ciò che il presente ci offre».