Rocca di Monte Poggiolo: terre di frontiera

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Questo posto scuopre tutta la pianura della Romagna papale da Faenza fino a Ravenna e l’Adriatico, di modo che non è possibile far passare fra questo mare e Terra del Sole di piano alcun corpo considerabile senza esserne avvisati (…)” (Edoardo Warren – 1748)

Dopo aver percorso la vallata del Montone dalla strada che parte da Forlì, superate la frazione di Villa Rovere e seguite le indicazioni per Terra del Sole, a un certo punto, salendo in collina, troverete sulla destra, fagocitata dalla vegetazione e circondata a perdita d’occhio dai campi, l’antica fortificazione della Rocca di Monte Poggiolo. La struttura, a cui l’immaginazione deve aggiungere molti particolari ormai scomparsi o difficili da individuare, s’inserisce sin dalle sue origini in tutta quella serie di fortilizi sparsi sul territorio emiliano-romagnolo, finalizzati alla difesa e al presidio dei confini fra stati e potentati.

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Si dice che i suoi inizi siano da cercare nel X secolo d.C., per l’esattezza nel 906, quando si parla del “Conte Berengario del castello di Montepoggiolo”. Questo personaggio doveva avere certamente alte pretese dal momento che a quel tempo non si poteva ancora parlare né di castello e neppure di rocca vera e propria visto che esisteva soltanto una torre di vedetta. E tale ruolo lo mantiene nei secoli successivi quando diventa terreno di scontro e contesa fra le più importanti e influenti famiglie del territorio come: gli Ordelaffi, gli Orgogliosi, i Pagani e i Manfredi.

Soltanto nel 1403, quando l’intera area entrerà nell’orbita fiorentina, verrà valorizzato il suo potenziale bellico. Infatti, nel 1471, per la sua posizione dominante su tutta la parte della Romagna toscana, si decise di commissionare il progetto di ampliamento e rinforzo al grande architetto e ingegnere Giuliano da Maiano. Questo personaggio, oltre al suo innegabile operato in campo artistico, rappresentò anche uno dei punti di contatto fra la cultura fiorentina e quella romagnola, fra la famiglia Medici e quella allora dominante Manfredi e in ultima istanza, fra lo strapotere dei primi rispetto ai secondi. Si parla, senza mezze misure, di un’opera di “evangelizzazione” della Romagna che, attraverso l’influenza toscana, viene ingentilita e quindi assorbita nel circolo vizioso di alleanze di comodo e precari equilibri politici del tempo.

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Non a caso Giuliano, oltre alla Rocca di Monte Poggiolo, operò attivamente nella costruzione della Torre di Oriolo dei Fichi, del Duomo di Faenza e di tante altre grandi e piccole strutture difensive sparse nella regione. Però, forse la prima rappresentò, più delle altre, un reale tentativo di avvicinare, senza fare troppo rumore, i domini toscani al mare Adriatico.
È dunque da questa ampia parantesi di mediazione culturale che la rocca ha assunto l’attuale struttura a pianta romboidale con le mura massicce e i contrafforti a scarpa per contrastare il sempre più ricorrente uso delle armi da fuoco che a quel tempo stavano iniziando a comparire nei vari arsenali italiani ed europei.

Tuttavia, la vera decadenza di questo avamposto non venne propriamente dalle armi, ma dalla progettazione, verso la seconda metà del XVI secolo, nel 1564, di Terra del Sole. Quest’ultima ricoprì il ruolo difensivo, precedentemente affidato alla Rocca di Monte Poggiolo, e fu in grado con maggior efficacia di rispondere agli ideali estetici e politici rinascimentali del periodo.
Al fortilizio inoltre sono legate due leggende riguardanti la paladina della vicina Forlì, Caterina Sforza. Si dice infatti che fosse stata scavata nel terreno una galleria, percorribile persino stando a cavallo, che collegava il forte e la Rocca di Ravaldino (per inciso sono circa 10 km!!). Se fosse davvero esistito qualcosa del genere, questo avrebbe potuto certamente valere al Comune di Forlì la prima metropolitana ante litteram.

Una seconda diceria, forse più verosimile visto il clima di grande instabilità politica, narra invece che Caterina fosse solita giustiziare coloro che erano caduti in disgrazia presso la sua corte, facendoli gettare nelle profondità del pozzo al centro della rocca. Non sappiamo se queste storie siano vere o meno, certo è che accrescono ulteriormente il fascino che aleggia intorno alla Rocca di Monte Poggiolo, oggi purtroppo lasciata in uno stato di totale abbandono e al contempo sospesa in un’atmosfera, specialmente al tramonto, dal sapore romantico e dei tempi che furono.

Guido Lattuneddu