Primo-Maggio-1968

Piazza Saffi, Forlì, 1968: concerto del Primo Maggio con l’Orchestra Secondo Casadei. E’ una fotografia famosa ma proporla oggi assume un sapore particolare. Certamente perché è ancora forte l’emozione per la recente scomparsa di Raoul Casadei che di questa immagine è protagonista accanto allo zio. Ad attualizzarne il valore è anche il rapporto tra lavoro, cultura e spettacolo, più che mai colpito dagli effetti di questa lunga emergenza pandemica. Perchè cultura e spettacolo sono certamente alimento sano per le menti e per i cuori ma sono anche Lavoro: nelle piazze, nei teatri, nei musei, nei cinema. C’è poi altro.

La forza emotiva della foto scava ancora se si presta attenzione ai contrasti come quello tra il Maestro Secondo, col suo violino, e il nipote Raoul con chitarra elettrica. Passato e presente uniti da un’idea di musica popolare che dal folclore cominciava a strizzare l’occhio alla modernità, come l’acconciatura impreziosita dal fiocchetto della cantante Arte Tamburini, alla moda delle giovanissime star di Sanremo. Straordinario è il pubblico. Una marea di lavoratori che nell’afflato popolare della musica sembra assimilare in modo quasi epidermico il compito che i padri Costituenti avevano affidato all’Articolo Uno.

È una piazza serena nonostante la crisi incombente che avrebbe reso caldo l’autunno seguente. Contrasti. Tra quei lavoratori si scorgono donne col fazzoletto sul capo, com’era uso comune in Romagna, e ragazze emancipate dai capelli al vento; uomini col cappello da mezzadro e giovani in occhiali da sole. Quella piazza era animata inconsapevolmente da una forte energia di cambiamento, come lo sono state, lo sono e lo saranno tante piazze in tutto il mondo. L’importante – sembra raccontarci la foto nel contrasto abissale con l’oggi (eppure non è poi passato così tanto tempo) – è che per affrontare le trasformazioni, le difficoltà e le nuove sfide, è bene aver a portata di cervello saldi punti di riferimento. Come il lavoro, la forza che sta nell’unione, lo spirito di essere comunità, la responsabilità.

Mario Proli