Quasi una prima visita su quattro in Emilia-Romagna viene ancora prenotata oltre i tempi di garanzia. Lo certificano i dati del Bollettino Agenas sulle liste d’attesa, che confrontano i primi nove mesi del 2026 con lo stesso periodo del 2025. La deputata e vice coordinatrice regionale di Forza Italia Rosaria Tassinari usa questi numeri per rilanciare le critiche alla gestione regionale della sanità.
Secondo il rapporto, l’Emilia-Romagna rispetta i tempi sulle liste d’attesa previsti per le prime visite nel 76,3% dei casi. Il Veneto arriva al 90,5%, con un distacco di 14,2 punti percentuali. Meglio di Bologna fanno anche Lombardia (82,7%), Abruzzo (84,9%) e Liguria (79,9%). Sul fronte degli esami diagnostici la percentuale emiliano-romagnola si attesta all’87%, contro il 97% del Veneto, il 92,5% delle Marche e il 90% della Toscana. «Su cento prenotazioni di prime visite, in Emilia-Romagna quasi 24 superano i tempi previsti, contro meno di dieci in Veneto. Per gli esami diagnostici siamo a 13 su cento, contro tre nella regione confinante. Sono differenze concrete, che incidono sulla vita delle persone», sottolinea Tassinari.
Rispetto al 2025 la Regione ha guadagnato quattro punti percentuali sia sulle visite (dal 72,3% al 76,3%) sia sugli esami diagnostici (dall’83% all’87%). Un progresso riconosciuto dalla parlamentare di Forza Italia, che però invita a non trasformarlo in un alibi. «Troppe volte, quando abbiamo denunciato le difficoltà dei cittadini, ci siamo sentiti rispondere che inventavamo problemi. Oggi il Bollettino Agenas documenta criticità reali e un divario evidente rispetto ad altre regioni».
Tassinari richiama anche le scelte fiscali e tariffarie adottate dalla Giunta. «Colpisce che l’Emilia-Romagna resti indietro nonostante l’introduzione dei ticket e l’aumento delle tasse regionali, giustificati con la necessità di sostenere la sanità. Ai cittadini sono stati chiesti sacrifici concreti: adesso la Regione deve spiegare quali risultati abbiano prodotto».
Il confronto con altre realtà, secondo la deputata, rende meno credibile l’argomento dei trasferimenti insufficienti da Roma. Lombardia e Liguria, che operano nello stesso quadro nazionale di finanziamento, hanno registrato miglioramenti molto più marcati sulle prime visite: rispettivamente 9,5 e 11,4 punti percentuali contro i quattro dell’Emilia-Romagna.
«Le risorse e i fabbisogni non sono identici, ma questo non consente di eludere il tema dell’organizzazione e dell’impiego dei fondi disponibili. La Giunta deve assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Se altri sistemi regionali recuperano più velocemente, occorre capire quali soluzioni funzionino e perché qui non producano gli stessi risultati. Dopo aver aumentato il prelievo sui cittadini, non basta continuare a chiamare in causa Roma: bisogna dimostrare di saper trasformare le risorse in appuntamenti tempestivi e servizi accessibili», conclude Tassinari.