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Quando le rievocazioni (sensate) diventano tradizione civica

Di Roberto Balzani Leggilo in 2 minuti
Aggiornato: 19 ottobre 2026
Quando le rievocazioni (sensate) diventano tradizione civica

Partecipai, un quarto di secolo fa, a un esperimento, promosso da un professore visionario da poco scomparso, Mario Cavriani: restituire alla collettività di Fratta Polesine – un gioiello architettonico incastonato in un ambiente ancora miracolosamente intonso – la memoria di un famoso arresto di carbonari. Cavriani promosse studi molto seri e vi affiancò un’occasione performativa: la rievocazione in costume, sceneggiata, nel luogo dell’arresto – la splendida villa Grimani Molin, ora Avezzù Pignatelli – dell’evento, avvenuto durante il pranzo dell’11 novembre 1818. Spostò l’occasione all’ora di cena e, in un salone imponente, ne allestì una replica di fronte a un pubblico convenuto (anche) per mangiare. Fu un successo, da allora ripetuto ogni anno.

Sono stato invitato, a distanza di un quarto di secolo. Le iniziative sulla Carboneria oggi si sviluppano lungo un paio di mesi. Il programma è molto ricco. Sono stati attivati contatti internazionali con Lubiana e Brno (sede dello Spielberg) per recuperare la memoria dei prigionieri e delle vittime, rese immortali da Silvio Pellico. A Fratta, dal 1867, sorge un piccolo, precoce monumento alla Carboneria: uno dei primi e dei pochi.

La rappresentazione e la cena restituiscono il fasto dell’epoca. Le amministrazioni comunali avvicendatesi nel tempo hanno mantenuto interesse e sostegno. Insomma, un caso virtuoso da inserire in una geografia dei luoghi del Risorgimento. Poi gli appassionati possono fare due passi, e andare alla palladiana villa Badoer, al Museo archeologico e a quello di Casa Matteotti. Vale il viaggio.

Roberto Balzani

L'autore

Roberto Balzani
Roberto Balzani

Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.

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