Domani, sabato 17 ottobre, il Teatro Mentore di Santa Sofia ospita la prima assoluta di “Fiori di Cipresso”, opera lirica in tre atti dedicata alla Battaglia di Biserno del 1944. La musica è di Ezio Monti, il libretto di Stefania Fioretti Monti, e lo spettacolo è organizzato dalla Corale di Santa Sofia.
Un episodio che appartiene alla storia dell’Appennino romagnolo diventa così un racconto corale, pensato per parlare anche oltre i confini del territorio. Il titolo unisce due immagini: il cipresso, l’albero che veglia e custodisce, simbolo di verticalità e di spiritualità, e il fiore, gesto fragile che si apre al mondo. Insieme dicono la luce che nasce dall’ombra e la vita che emerge dal punto più profondo della ferita. È anche la metafora di una comunità che, nel cuore della tragedia, ha saputo generare un canto e una forma di bellezza morale.
I personaggi di “Fiori di Cipresso” sono di fantasia, ma richiamano persone realmente vissute: Livia, giovane levatrice, Clelia, postina del paese, Pino, medico condotto, Don Gino, parroco di Biserno, e il Narratore, voce contemporanea. Sono figure archetipiche della comunità, attraverso cui l’opera racconta la spiritualità della Resistenza e la forza morale che nasce nei luoghi più umili. Sul palco ci saranno Beatrice Boccadifuoco, soprano, nel ruolo di Livia, Federica Venturi, mezzosoprano, che interpreta Clelia, Gianluca Zampieri, tenore, nei panni del medico, e Maurizio Zanchetti, baritono, che dà voce a Don Gino. Il Narratore è affidato a Brigo, al secolo Lorenzo Briganti, giovanissimo rapper, che porta in scena un linguaggio contemporaneo per rendere la memoria viva e non museale.
La partitura di “Fiori di Cipresso” nasce da un legame personale del maestro Monti con la sua terra. Le radici dell’opera affondano nei racconti di Angiolino, suo cugino, nato e cresciuto a Biserno, che nel 1944 era solo un ragazzino. Non parlava come un adulto che ricorda, ma come un bambino che vede: la paura delle notti, il rumore dei passi sui sentieri, la dignità dei volti, la forza silenziosa delle madri.
Quelle parole, ascoltate da Stefania, moglie del maestro, sono diventate il seme dell’opera. La scrittura musicale alterna lirismo e tensione e richiama la terra, il vento e il passo dei partigiani sui sentieri. L’Orchestra Sinfonica I Concertisti è diretta dallo stesso Monti, mentre i cori della Corale di Santa Sofia APS e del Coro Città di Forlì APS, guidati dal maestro Omar Brui, rappresentano la voce collettiva del paese.
La regia è firmata da Maurizio Zanchetti, con le scene digitali di Nicola Monti, le ricerche storiche di Paolo Bresciani, i costumi di Franca Macaluso e Fiorella Parigi e il lavoro tecnico di Roberto Olivetti. L’opera si chiude con il verso di Virgilio “Omnia vincit amor”, dall’Egloga X, inteso come compimento del percorso narrativo: l’amore vince perché dà forma alla memoria, trasfigura la sofferenza e permette alla storia di diventare futuro.
La realizzazione è stata possibile grazie al Comune di Santa Sofia, che ha concesso in uso gratuito il Teatro Mentore con le relative maestranze, al contributo del main sponsor Agrofertil, nelle persone di Guido Sassi e Francesco Marianini, e all’interesse manifestato dall’ANPI e da altri enti e operatori economici del territorio.
Gli organizzatori ricordano infine che il libretto è stato letto anche da Papa Leone XIV, che ha espresso la propria approvazione con parole di pace, ricordando che la pace è prima di tutto una presenza e un cammino, una piccola fiamma da custodire senza dimenticare i nomi e le storie di chi l’ha testimoniata, e ha impartito la benedizione apostolica.