La vertenza Electrolux torna a infiammare il dibattito politico e sociale in Emilia-Romagna dopo gli ultimi incontri tecnici di inizio settembre promossi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). Nonostante una prima revisione a livello nazionale che ha visto scendere gli esuberi complessivi da 1.719 a 1.450, il prezzo pagato dallo stabilimento di Forlì resta altissimo: sono 297 le posizioni a rischio, suddivise tra 214 operai e 83 addetti allo staff.
Una situazione ritenuta inaccettabile dalle istituzioni locali e dai rappresentanti politici, che vedono sfumare le speranze di una vera svolta alternativa al piano originario presentato dall’azienda a maggio. Sulla vicenda è intervenuta con decisione la consigliera regionale del Partito Democratico Valentina Ancarani, che ha depositato un’articolata interrogazione diretta alla Giunta regionale dell’Emilia-Romagna.
La consigliera punta il dito contro uno scenario in cui al taglio del personale corrisponderebbe un aumento dei carichi e dei livelli di produttività per chi rimane, definendo questa dinamica come un vero e proprio “danno con beffa” che rischia di compromettere la tenuta industriale del sito romagnolo.
Attraverso il suo atto ispettivo, Ancarani chiede alla giunta quali azioni immediate s’intendano intraprendere, in sinergia con governo, MIMIT, sindacati ed enti locali, per salvaguardare l’occupazione e la continuità produttiva. Il documento sollecita inoltre l’attivazione di tutti gli strumenti regionali, nazionali ed europei disponibili per preservare competenze e linee produttive sul territorio.
Qualora la multinazionale dovesse confermare il piano di ridimensionamento, l’interrogazione richiede l’immediata predisposizione di misure straordinarie di sostegno al reddito, percorsi di accompagnamento alla pensione, politiche attive del lavoro e interventi di riqualificazione professionale per i lavoratori coinvolti, richiamando infine il governo centrale a un assunzione di responsabilità per scongiurare lo smantellamento progressivo del gruppo in Italia.