A Forlimpopoli l’anno scolastico parte con una scuola in più, almeno temporaneamente. Da domani, martedì 15 settembre, tre sezioni dell’Istituto superiore “Pellegrino Artusi” occuperanno infatti gli spazi dell’ex asilo Rosetti, in via Giuseppe Mazzini. La struttura, rimasta finora inutilizzata per la sua funzione originaria, torna così ad accogliere studenti.
La soluzione si è resa necessaria dopo l’aumento delle iscrizioni all’Artusi, cresciute sia per l’indirizzo Alberghiero sia per quello delle Scienze Umane. I due plessi scolastici già presenti a Forlimpopoli non erano più sufficienti a garantire tutti gli spazi necessari e Provincia e Comune hanno dovuto individuare una soluzione alternativa in vista dell’avvio delle lezioni.
Dopo i sopralluoghi e le verifiche tecniche effettuate nei mesi scorsi, l’ex Rosetti è stato giudicato idoneo a ospitare l’attività didattica. Sono quindi stati realizzati gli interventi di adeguamento necessari per consentire l’utilizzo dei locali già dall’inizio del nuovo anno scolastico.
A favore della scelta ha pesato anche la posizione della struttura. L’ex asilo si trova infatti lungo lo stesso asse viario che collega gli altri due plessi dell’Artusi ed è vicino ai principali servizi e alla fermata del trasporto pubblico locale. Una collocazione che permette agli studenti di rimanere collegati con il resto dell’istituto e con il centro cittadino.
“L’obiettivo era trovare una soluzione concreta per affrontare l’aumento degli studenti”, sottolinea la sindaca Milena Garavini, ricordando come l’ex Rosetti rappresenti una struttura centrale e facilmente raggiungibile. Prima di arrivare a questa scelta erano state valutate anche altre strutture comunali, che però non avevano tutte le caratteristiche necessarie per essere utilizzate come spazi scolastici.
Per il presidente della Provincia Enzo Lattuca, l’aumento delle iscrizioni rappresenta un segnale positivo per l’Artusi, ma allo stesso tempo impone di intervenire sul fronte dell’edilizia scolastica. L’ex Rosetti viene quindi utilizzato come “soluzione ponte”, in attesa di rispondere in modo più strutturale alle esigenze di spazio dell’istituto.