Il rumore dell’acqua che muove le pale, la musica che si mescola al fruscio del bosco, la storia che riaffiora tra le pietre di un edificio secolare: domenica 13 settembre il Mulino Mengozzi di Fiumicello, frazione di Premilcuore, diventa palcoscenico di una giornata che intreccia natura, tradizione e spettacolo dal vivo.
È una delle tappe di “Macinare Cultura 2026”, il festival dedicato ai mulini storici dell’Emilia-Romagna che da anni porta teatro, musica e letteratura dentro gli edifici che per secoli hanno scandito la vita delle comunità rurali della regione.
L’appuntamento, immerso nei confini del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, nasce con il contributo della Regione Emilia-Romagna ed è organizzato da Amici del Mulino Scodellino insieme ad Aiamas, l’Associazione Italiana Amici dei Mulini Storici Emilia Romagna, in collaborazione con i Comuni dei mulini coinvolti, Molino Naldoni e Serma srl, con la collaborazione del Centro Visite del Parco e della Pro loco di Premilcuore.
La giornata comincia presto per chi ama muoversi tra i boschi: dalle ore 9,00 è in programma un’escursione guidata organizzata dal Centro Visita di Premilcuore, con ritrovo alla sede del Centro stesso. La partecipazione è gratuita ma richiede la prenotazione al numero 3534087344 o scrivendo a cv.premilcuore@parcoforestecasentinesi.it, contatti a cui è possibile rivolgersi anche per prenotare i cestini per il pranzo al sacco.
Il pomeriggio si apre alle ore 15,00 con una conferenza dello storico Gianluca Brusi, dal titolo “I mulini di Premilcuore e il canale del castello”, occasione per ripercorrere la storia di queste antiche strutture produttive. Alle ore 16,00 la giornata cambia registro con un concerto: sul palco il chitarrista Dirlinger insieme al quartetto Aperitivo Romagnolo, per un live che ripercorre in chiave scanzonata cent’anni di Liscio, tra musica, parole e riflessioni sul genere che più di ogni altro ha accompagnato le feste in Romagna.
Per tutta la giornata sono previste anche visite guidate all’interno del mulino, per chi vuole scoprirne da vicino la struttura e il funzionamento. Dietro il singolo appuntamento c’è un lavoro più ampio. I mulini ad acqua sono stati per secoli un punto di riferimento imprescindibile per le comunità rurali, motore economico ma anche luogo di tradizioni identitarie e cultura popolare, e l’Emilia-Romagna non fa eccezione.
Con l’arrivo della modernità e dello sviluppo industriale, e con lo spopolamento della collina a favore delle città, molti di questi edifici sono stati abbandonati o sono andati in rovina, perdendo la loro funzione originaria di molitura dei cereali. Negli ultimi anni, grazie a un progetto della Regione Emilia-Romagna, centinaia di questi mulini sono stati censiti e catalogati con grande attenzione.