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Meldola

«Una ferita aperta»: la commemorazione dell’82° anniversario della Strage della Fornace

Di Staff 4live Leggilo in 3 minuti
Aggiornato: 23 agosto 2026
«Una ferita aperta»: la commemorazione dell’82° anniversario della Strage della Fornace

Ieri mattina a Meldola, al Cippo della Fornace (tra via Roma e via Volta), si è svolta la commemorazione dell’82° anniversario della “Strage della Fornace”, l’eccidio del 21 agosto 1944 in cui i nazifascisti fucilarono 18 persone innocenti. Le vittime erano state catturate durante un rastrellamento a Pieve di Rivoschio, zona operativa dell’VIII Brigata partigiana “Garibaldi”, e in altre aree del territorio.

La cerimonia, promossa dal Comune di Meldola, dall’Anpi Sezione di Meldola, dal Comitato Provinciale Anpi Forlì-Cesena e dallo Spi-Cgil Forlì-Cesena, ha ricordato uno dei momenti più tragici della Guerra di Liberazione per la comunità meldolese e per l’intero territorio. Nello stesso giorno dell’eccidio furono assassinati anche don Pietro Tonelli e Padre Vicinio Zanelli a Pieve di Rivoschio.

Numerosi i presenti: i familiari delle vittime, i sindaci di Meldola Roberto Cavallucci, di Santa Sofia Ilaria Marianini, di Civitella di Romagna Claudio Milandri e di Bertinoro Filippo Scogli, il consigliere regionale Daniele Valbonesi, il presidente dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra Gisberto Maltoni, il parroco di Meldola don Enrico Casadio, la Protezione Civile con il gonfalone della città, l’Associazione Pietre Resistenti, rappresentanti di partiti, autorità civili e militari, associazioni combattentistiche e cittadini.

Ha introdotto la commemorazione Paola Borghesi, presidente dell’Anpi Sezione di Meldola. Sono seguiti gli interventi del sindaco Roberto Cavallucci e di Gianfranco Miro Gori, presidente del Comitato Provinciale Anpi Forlì-Cesena. Nel suo discorso Cavallucci ha definito la Strage della Fornace «una ferita aperta» che riguarda non solo Meldola, ma tutte le famiglie e le comunità colpite da quella ferocia.

Con commozione ha ricordato il bisnonno Angelo Ceccaroni, una delle 18 vittime, sottolineando come il dolore e la dignità dei familiari abbiano segnato le generazioni successive. Ha ribadito l’importanza di coltivare la memoria per difenderla dall’oblio e dall’indifferenza, definendo la storia una «staffetta» da consegnare ai giovani perché scelgano ogni giorno pace, rispetto e solidarietà. Ha richiamato i valori antifascisti della Costituzione, affermando che nazionalismi, razzismo, odio e muri non sono mai una soluzione, ieri come oggi.

Un pensiero è andato anche al partigiano Sergio Giammarchi e a quanti si sono sacrificati per la libertà. La cerimonia si è conclusa con un momento di raccoglimento e preghiera guidato da don Enrico Casadio, in suffragio dei defunti e con un appello per la pace e il cessate il fuoco nei conflitti ancora in corso. Ha seguito un breve intervento musicale alla fisarmonica di Mirko Catozzi. 

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