Per la realizzazione di un’enorme centrale di trasformazione elettrica Terna vuole occupare12 ettari (120.000 mq.) di terreno agricolo a Borgo Sisa. L’equivalente di 16 campi da calcio. Le riunioni dei cittadini, nel quartiere 5 sul lato forlivese e nell’omologo comitato del Comune di Ravenna, hanno manifestato paura e indignazione per un progetto calato dall’alto e senza confronto con l’Amministrazione comunale, che va a trasformare un’area agricola tra le migliori in Italia in un’area “industriale”. L’impatto, per una zona già colpita dall’alluvione, sarebbe enorme e irreversibile.
Il progetto della Dorsale adriatica ha l’obiettivo di trasferire energia proveniente dal sud Italia alla centrale elettrica di Durazzano per essere poi distribuita al nord. Senza bruciare fossili. E per questo Terna deve realizzare una centrale di trasformazione nelle sue vicinanze. Missione onorevole, certo. Ma facciamo un breve e semplicistico esame. Il sud produce corrente elettrica pulita, ma il vero consumo è al nord. Ed ecco il progetto.
A Foggia una centrale di conversione convoglia, tramite cavi interrati, la corrente continua fino al mare Adriatico. Un cavo sottomarino percorre tutta la dorsale adriatica fino a Ravenna. All’altezza di Lido di Classe il cavo esce dal mare per prendere la via sotterranea verso Forlì. Arriva a Borgo Sisa/Rotta dove per la realizzazione della mega centrale di trasformazione (da continua ad alternata) è necessario “espropriare” 12 ettari di buon terreno vergine e produttivo. Di qualità. Due sono le opzioni di Terna: un lotto al di qua della via Sisa (Forlì) e uno al di là della stessa strada (Ravenna). Con preferenza Forlì.
Ma la mission di Terna qual è veramente? Trasferire energia pulita e limitare gli impatti sul territorio? Tutti vogliamo la modernità. Tutti desideriamo energia pulita e ovviamente da qualche parte le attrezzature devono pur essere istallate. Ma dalle riunioni nei quartieri è sorta questa naturale perplessità: com’è possibile che un progetto dal cuore green che produce pulito, che nasconde per centinaia di chilometri i cavi in mare e sottoterra, possa impattare così violentemente su un ambiente agricolo? Non sono sufficienti le analisi geologiche, archeologiche e di aspetto naturalistico applicate al progetto se poi si trasforma irreversibilmente il carattere di un territorio sottraendo terreni agricoli produttivi come quelli di Borgo Sisa/Rotta e se si impone una “industrializzazione” in un contesto rurale.
Il comitato del quartiere 5 dà voce ai cittadini e chiede che per la realizzazione dell’impianto di trasformazione in Romagna della dorsale Adriatica progettata da Terna siano individuati altri siti. Non siti qualunque, ma siti già compromessi da precedenti insediamenti, con criticità di carattere ambientale ed ecologico, che per qualche ragione non potranno tornare ad essere terreni liberi e agricoli. E perché non in aree già vocate alle attività “industriali”?
Abbiamo appreso che la Giunta di Forlì ha accolto la mozione del PD in Consiglio comunale e si è impegnata ad accrescere il confronto con Terna per perseguire gli obiettivi che il quartiere 5 rappresenta con queste sentite righe. Riponiamo la nostra fiducia nell’Amministrazione comunale affinché trovi con Terna una soluzione alternativa che attenui l’enorme impatto paesaggistico, ambientale e urbanistico sul territorio.
Invitiamo i cittadini che lo ritengono opportuno a proporre le obiezioni al progetto di Terna entro il 19 giugno. Questo è il link al progetto https://www.terna.it/it/progetti-territorio/progetti-incontri-territorio/dorsale-adriatica. E questo è l’indirizzo e-mail per fare le osservazioni. Più ne facciamo meglio è: dorsaleadriatica@terna.it.
Marino Mambelli