Non contestano il risultato numerico del congresso, ma mettono in discussione il percorso che lo ha determinato. La componente interna del Partito Repubblicano Italiano “Per un Risorgimento Repubblicano” ha diffuso una dura presa di posizione all’indomani del 34° Congresso della Consociazione Forlivese del PRI, svoltosi il 6 giugno scorso.
La mozione presentata dalla segretaria uscente Alessandra Ascari Raccagni ha ottenuto l’86,25% dei consensi, mentre quella guidata da Maurizio Casadei si è fermata al 13,75%. Un risultato che la minoranza dichiara di accettare sul piano formale, ma che considera maturato in un contesto caratterizzato da “gravi irregolarità procedurali” e da una gestione ritenuta non conforme alle norme statutarie del partito.
Tra le contestazioni avanzate figurano presunte sospensioni di iscritti senza atti formali e senza comunicazioni scritte agli interessati. Secondo la componente dissidente, alcuni militanti vicini alla propria area sarebbero stati esclusi attraverso comunicazioni esclusivamente verbali, in contrasto con le garanzie previste dallo statuto.
Nel documento vengono inoltre segnalati casi di mancata accettazione di richieste di iscrizione o rinnovo provenienti da militanti storicamente legati al PRI forlivese. Parallelamente, la minoranza sostiene che almeno una nuova adesione sarebbe stata approvata senza il coinvolgimento degli organismi competenti previsti dalle norme interne.
Un altro punto critico riguarda la richiesta di costituire una nuova sezione del partito a Forlimpopoli. La proposta, avanzata da circa quindici cittadini che si riconoscono nella tradizione repubblicana locale, sarebbe stata respinta. Una decisione che, secondo i firmatari del documento, avrebbe limitato la partecipazione di nuovi iscritti al congresso e inciso sulla rappresentatività dell’assemblea. Le accuse investono anche la fase preparatoria del congresso. I rappresentanti della mozione di minoranza affermano di non aver ricevuto comunicazione delle assemblee congressuali svolte nelle varie sezioni territoriali, circostanza che avrebbe impedito loro di assistere ai lavori e verificare la regolarità delle procedure.
Ulteriore motivo di contestazione è la mancata pubblicazione dell’elenco degli aventi diritto al voto. Secondo “Per un Risorgimento Repubblicano”, l’assenza di dati completi sugli iscritti ammessi al voto avrebbe reso impossibile qualsiasi controllo sulla correttezza dell’intero processo congressuale. Nel mirino finisce anche la presenza del segretario politico nazionale del PRI, che ha certificato la validità del congresso. La componente di minoranza sostiene che il vertice nazionale fosse stato preventivamente informato delle criticità denunciate, ma abbia comunque deciso di avallare il procedimento.
Alla luce di queste contestazioni, il gruppo guidato da Maurizio Casadei ha annunciato la presentazione di un ricorso formale agli organi nazionali di garanzia del Partito Repubblicano Italiano, corredato dalla documentazione raccolta nei mesi precedenti.
“Non si tratta di una rivalsa politica – spiegano i promotori – ma della necessità di garantire il rispetto delle regole e delle procedure democratiche all’interno del partito“.
Parallelamente, la componente conferma l’intenzione di proseguire la propria attività politica sul territorio, puntando sul coinvolgimento degli iscritti, sul rinnovamento della classe dirigente e sulla costruzione di una proposta politica per il PRI forlivese.
Secondo i firmatari, quanto accaduto a Forlì rappresenta una questione che va oltre la dimensione locale e investe direttamente la credibilità democratica dell’intero Partito Repubblicano Italiano. “L’unità del partito è un valore – affermano – ma può essere costruita soltanto attraverso il rispetto rigoroso e imparziale delle regole“. A chiusura del documento viene richiamata una celebre frase di Giuseppe Mazzini: «Dove non c’è libertà di pensiero e di critica, non c’è progresso: c’è solo obbedienza».