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Quando a Forlì capita di dare perle ai porci

Di Franco D'Emilio Leggilo in 4 minuti
Aggiornato: 10 maggio 2026
Quando a Forlì capita di dare perle ai porci

Mezzo teatro vuoto, un’assenza partecipativa davvero irriverente nei confronti di un grande artista, eccezionale musicista e testimone della cultura nel mondo. Certamente, è da mettere in conto che in qualunque città, non esclusa Forlì, possa verificarsi l’eventuale insuccesso di un significativo evento culturale, ma il fiasco risulta inaccettabile quando addebitabile solo alla scarsa organizzazione, soprattutto in termini di informazione, e nient’affatto allo spessore artistico dei protagonisti in scena.

Eppure, tutto questo è successo, pari pari, lo scorso mercoledì 6 maggio al Teatro Diego Fabbri di Forlì, in occasione del concerto “Nostalgia d’Oriente”, organizzato nell’ambito delle meritevoli iniziative di Forlì Musica. Concerto indimenticabile del tedesco Simon Zhu, talentuoso, giovane violinista, oggi venticinquenne, ma forte di studi musicali di altissimo livello sin dall’età di sei anni: studi confermati dalla vittoria di numerosi, prestigiosi premi internazionali, fra i quali, consentitemi uno slancio d’amor patrio, il Premio Paganini 2023 della 57° edizione del Concorso Internazionale di Violino.

Pensate, in quella circostanza genovese del Premio Paganini, presidente della commissione giudicatrice era il sommo violinista Salvatore Accardo, vincitore della prima edizione del 1958 e, coincidenza felice, dal 2020 al 2022 maestro di studi di specializzazione del tanto promettente Simon Zhu. Non mi soffermo ancora sui molti meriti del giovane violinista tedesco, ormai celeberrimo nel mondo, ritengo, invece, opportuno sottolineare dello stesso concerto forlivese del 6 maggio scorso il prezioso contributo del maestro d’orchestra Alessandro Bonato, trentunenne veronese dall’ottobre ’25 alla guida dell’Orchestra Haydn di Trento e Bolzano: perfetta bacchetta nella direzione della pregevole prestazione dell’Orchestra Forlì Musica.

Dunque, un momento di grande musica, partecipata, intensa e magistrale nell’esecuzione, con l’inestimabile violino, realizzato attorno al 1760 dal liutaio cremonese Zosimo Bergonzi, che nelle mani di Simon Zhu ha espresso appieno quel “suono dell’anima” vibrante, acuto e brillante, solitamente riconosciuto a questo strumento musicale della famiglia degli archi. Eppure, per questo evento unico la tristezza del Teatro Diego Fabbri miseramente vuoto: neppure pieno il primo blocco dei posti, il deserto dal secondo blocco in poi: un amaro, desolato deserto della cultura forlivese!

È mancata la giusta informazione sul concerto e sui suoi protagonisti, soprattutto in termini di sottolineatura quale valore e contenuto culturale fossero ospitati e celebrati a Forlì, città di significativa storia nella musica e nel canto, come conferma l’imminente centenario della morte del concittadino e illustre tenore Angelo Masini. La comunicazione non è stata all’altezza della caratura che il concerto “Nostalgia d’Oriente” meritava, innanzitutto, quale proposta culturale di Forlì Musica, poi per la direzione ineccepibile di Alessandro Bonato, infine, ancora di più per la suggestiva, superba interpretazione del violinista Simon Zhu.

Ad un simile evento sarebbe stata, inoltre, opportuna la presenza delle istituzioni e delle autorità, in particolar modo del mondo culturale forlivese, quello vero, capace di superare il localismo, di guardare lontano e in grado di leggere dove davvero passino I Sentieri della Bellezza, Invece no, una locandina, un patrocinio, qualche articoletto di circostanza e, dopo, zitti e mosca: un’occasione d’oro sprecata, contrastante anche con l’attività di valore del nostro Liceo Musicale, insomma l’amara conclusione che molto si sia sbagliato nel promuovere un evento, prezioso come perle, ma offerto come se destinato a porci.

In termini di informazione il concerto “Nostalgia d’Oriente” con gli eccelsi maestri Zhu e Bonato ha ricevuto attenzione pari a chi adesso si propone di animare il centro storico forlivese col suo bar in piazza Saffi e, udite udite, si prepara con il patrocinio del Comune ad organizzare un “evento musicale underground” nel parcheggio sotterraneo del Museo del San Domenico. A Roma si usa dire agguantamose per significare l’unione solidale di più contro la mediocrità del superficialismo, del pressapochismo: dunque, agguantamose, cari forlivesi, facciamo fronte contro chi governa malamente la cultura, rischiando soltanto di offrire perle ai porci.

Franco D’Emilio

L'autore

Franco D'Emilio
Franco D'Emilio

Origini toscane, ma forlivese d’adozione dal 1986, per 38 anni funzionario scientifico del Ministero della cultura nel settore degli archivi, biblioteche e dei beni artistici, storici. Curatore di numerose mostre storico-documentarie d’iniziativa pubblica e/o privata. Autore di pubblicazioni prevalentemente sulla storia italiana contemporanea. Collaboratore di testate giornalistiche ed agenzie di stampa, locali o nazionali.

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